La corsa al rame si fa incandescente. La materia prima simbolo della transizione energetica attira appetiti globali e innesca una partita a scacchi tra i giganti del settore. Il fine settimana doveva essere quello della controffensiva, ma per Bhp è arrivato invece un nuovo stop. Il colosso anglo-australiano, prima società mineraria al mondo per valore e presenza globale, ha annunciato di aver ritirato per la seconda volta il tentativo di rilevare Anglo American. Un’operazione concepita come mossa lampo per far deragliare le nozze ormai imminenti fra Anglo e la canadese Teck Resources, dissoltasi però nel giro di poche ore.
Bhp ha confermato di aver interrotto qualsiasi valutazione su una possibile combinazione, dopo i contatti preliminari con il board di Anglo. Il gruppo ha ribadito che una fusione “avrebbe avuto un forte razionale strategico e creato valore significativo per tutti gli stakeholder”, pur dichiarandosi “confidente nel potenziale altamente competitivo della propria strategia di crescita organica”.
Salta l’offerta di Bhp: cosa è successo davvero
La seconda proposta di Bhp era arrivata a ridosso di un appuntamento decisivo: le assemblee del 9 dicembre, quando gli azionisti di Anglo American e Teck Resources voteranno il matrimonio da 53 miliardi di dollari (circa 60 miliardi, stando alle valutazioni iniziali) che dovrebbe creare un colosso mondiale del rame.
La contro-offerta di Bhp prevedeva una componente mista di azioni e contanti, alternativa al deal con Teck, e arrivava in un momento particolarmente caldo. Anglo American vale oggi oltre 41 miliardi di dollari, mentre Bhp viaggia su una capitalizzazione di circa 130 miliardi. Numeri che avrebbero dato vita, sulla carta, a un nuovo super-player globale.
Ma, proprio come un anno fa, l’approccio si è infranto contro il muro del board di Anglo, convinto che il perimetro societario e il valore delle proprie attività, soprattutto nel rame, non fossero adeguatamente riconosciuti.
Il precedente saltato
Già nel 2024 Bhp aveva tentato un colpo di mano, proponendo un’offerta da 49 miliardi di dollari, ma strutturata in modo estremamente articolato. Il piano prevedeva uno smembramento preliminare di Anglo American e la cessione di partecipazioni in due società sudafricane. Un puzzle ritenuto “troppo complesso e poco attraente” dal board, che respinse senza esitazioni.
Da quel momento Anglo avviò un piano di ristrutturazione profondo con l’uscita dal platino sudafricano, il mantenimento degli asset nel carbone e nei diamanti, e un rafforzamento della strategia sul rame. Una scelta che oggi si è rivelata vincente.
Anglo corre, Bhp fatica
La distanza fra le due società non è solo negoziale, ma anche di mercato. Nell’ultimo anno le azioni Anglo American hanno messo a segno un +11% a Londra, mentre Bhp, che è quotata in Australia, ha perso circa il 10%. Una divergenza che complica qualsiasi intesa sul prezzo e rende più difficile giustificare un premio rilevante. Intanto però, Anglo prepara la fusione “a premio zero” con Teck Resources, un’operazione da 19 miliardi di dollari che punta a unire due maxi-miniere di rame in Cile, creando uno dei poli più strategici per la transizione energetica.
Rame, la nuova corsa all’oro
Il rame è oggi la materia prima chiave dell’elettrificazione: veicoli elettrici, reti, solare, infrastrutture digitali. Per questo Anglo American, forte di riserve ingenti, è diventata una preda ambitissima nel settore minerario, da anni in pieno consolidamento. Non sorprende quindi che Bhp ci abbia riprovato. Ma con il nuovo no, la società australiana sarà ora bloccata dalle regole del City Code britannico secondo il quale per almeno sei mesi non potrà lanciare un’ulteriore offerta, salvo cambiamenti materiali nelle condizioni di mercato o un’esplicita riapertura da parte del board di Anglo.
Partita finita? Non è detto
La partita non è ancora chiusa. La fusione Anglo-Teck deve ancora superare il vaglio regolatorio in Usa, Canada e Cina. Un passaggio non scontato. Ma il ritiro di Bhp toglie dal tavolo l’unico grande ostacolo industriale immediato. Secondo alcuni analisti, il deal potrebbe aprire una nuova stagione di M&A aggressivi nel settore minerario. Secondo altri, come Xtb, la manovra di Anglo punta anche a blindarsi da future scalate indesiderate.
La certezza, per ora, è Bhp si è ritirata e Anglo va dritta verso Teck. E la corsa al rame, grande baricentro della transizione energetica, continua a riscrivere gli equilibri globali del settore.
