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Polonia: lo shock energetico soffia sul fuoco dell’inflazione e aumenta i rischi per la crescita economica

Nonostante le previsioni di crescita economica per la Polonia, i rischi stanno aumentando: l’inflazione in peggioramento e lo shock legato alla guerra in Iran potrebbero frenare i consumi e indebolire ulteriormente gli investimenti

Polonia: lo shock energetico soffia sul fuoco dell’inflazione e aumenta i rischi per la crescita economica

A gennaio, la bilancia dei pagamenti polacca ha registrato un surplus di 1.153 milioni di euro, rispetto a un deficit di 1.698 milioni dello scorso dicembre. Il surplus nel conto corrente a gennaio è stato il risultato di: surplus di beni da 378 milioni di euro, un surplus nei servizi di 3.276 milioni e deficit sia nel reddito primario (2.417 milioni di euro) che in quello secondario (84 milioni).

Il surplus nel conto merci si è verificato parallelamente a un marcato calo del fatturato: il valore delle esportazioni espresso in euro è diminuito dell’1,8% su base annua, mentre le importazioni sono diminuite fino al 6,1%, mentre a dicembre il fatturato è aumentato rispettivamente del 9,7% e del 10,1%. Ciò è dovuto a un giorno lavorativo in meno rispetto all’anno precedente e al rigido inverno del gennaio scorso, che ha ostacolato l’attività in trasporti e logistica.

Polonia: energia e guerra pesano su consumi e investimenti

A gennaio, inoltre, si è registrato un calo del valore delle esportazioni in investimenti, beni intermedi e mezzi di trasporto, mentre nei prodotti agricoli è stato dovuto al calo dei prezzi. Ora la guerra in Medio Oriente e l’aumento dei prezzi dell’energia altereranno in parte la bilancia pagamenti di Varsavia, ma il rischio dovrebbe essere ridotto rispetto al 2022. Gli analisti prevedono che se i prezzi di petrolio greggio e gas rimarranno rispettivamente a 100 dollari Usa per barile e 50 euro per MWh fino alla fine di quest’anno, e se le importazioni di entrambe le materie prime saranno paragonabili al 2025, la spesa per le importazioni aumenterebbe di 26 miliardi di Pln, ovvero circa lo 0,6% del Pil. In confronto, nel 2022, la spesa per importazioni di petrolio e gas è aumentata dell’1,3% del Pil. Inoltre, il punto di partenza (deficit previsto del conto corrente dello 0,9% del Pil quest’anno) è basso e gonfierebbe il deficit del conto corrente a circa l’1,5% del Pil.

Lo shock causato dalla nuova guerra rappresenta il rischio che le famiglie possano mantenere alti i risparmi a scapito della crescita dei consumi. La guerra in Iran e l’aumento dei prezzi rappresentano anche una minaccia per gli investimenti privati, che negli ultimi anni si sono già dimostrati deboli. Dal punto di vista degli investimenti pubblici, la componente difensiva potrebbe persino accelerare, dato che la guerra con Teheran potrebbe rappresentare un duro colpo per le armi statunitensi all’Ucraina.

Polonia: crescita frenata da clima e inflazione, tassi ancora alti

Nel primo trimestre 2026, le basse temperature e le forti nevicate hanno rallentato la performance economica della Polonia, come suggeriscono i dati mensili per industria e costruzioni. A febbraio la produzione edilizia è diminuita del 13,7% su base annua, dopo un calo del 12,9% a gennaio, con cali a doppia cifra in tutti i principali segmenti (edilizia, ingegneria civile e lavori specializzati). La produzione industriale è rimbalzata (+1,5% su base annua), ma non abbastanza da compensare la contrazione di gennaio (-1,5% su base annua). 

La crescita dei salari si è stabilizzata intorno al 6% su base annua nei primi due mesi dell’anno, riflettendo un modesto aumento del salario minimo (3,0% contro 8,5% nel 2025) e dell’indicizzazione del settore pubblico (3,0%). A febbraio l’occupazione è diminuita dello 0,8%, alla stregua del mese precedente. Il mercato del lavoro non rappresenta più una minaccia per la stabilità dei prezzi, dal momento che la crescita dei salari è ora coerente con gli obiettivi della banca centrale.

Nonostante la previsione di crescita del Pil del 3,7% per quest’anno, i rischi al ribasso sono in aumento. Le prospettive di inflazione sono peggiorate e ora gli analisti prevedono un’inflazione media superiore al 3%. Ecco allora che è improbabile una riduzione dei tassi da parte della Banca Nazionale, mantenendo il tasso principale di politica monetaria al livello attuale del 3,75%.

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