La notizia meritava persino un comunicato stampa del governo brasiliano, perché in effetti è stata una prima assoluta: non era infatti mai successo che l’Inpi (Istituto nazionale della proprietà industriale del Brasile) riconoscesse l’Indicazione Geografica Protetta (IGP) ad un prodotto estero, e l’onore è toccato ad uno dei tanti prodotti di eccellenza italiani conosciuti e apprezzati nel mondo, come la piadina romagnola. La scelta è un po’ curiosa per la verità, perché se è vero che la tradizione gastronomica italiana è molto diffusa in Brasile e in tutto il Sudamerica, grazie soprattutto all’immigrazione (che ha arricchito la stessa cucina nostrana con pietanze “di ritorno” come la pizza col pomodoro e la cotoletta alla milanese, anche se in pochi lo sanno o lo ammettono), è altresì sorprendente che proprio sulla piadina, un prodotto relativamente poco diffuso in Brasile, sia caduta la scelta di una tutela ufficiale.
La piadina romagnola è presente soprattutto a San Paolo, la più grande area metropolitana del Sudamerica con una fortissima presenza di discendenti di italiani, e al massimo a Rio de Janeiro, ma nel resto del Paese è quasi impossibile trovarla. Insomma l’iconica pietanza delle provincie di Rimini, Forlì-cesena, Ravenna e Bologna non è certo ai livelli del parmigiano, della mozzarella di bufala o ancora del tiramisù e della lasagna in quanto a diffusione, ma da adesso è il primo e unico prodotto italiano di cui sono ufficialmente vietate le contraffazioni sul territorio brasiliano: potrà essere consumato soltanto se “made in Romagna”. Un’importante tutela dei consumatori d’Oltreoceano e un traguardo per l’export italiano, soprattutto in Brasile dove delle 112 Igp riconosciute 111 sono prodotti nazionali e soltanto 1, la Piadina Romagnola appunto, arriva dall’estero. Delle 41 Dop, invece, 10 sono estere, di cui due, Franciacorta e Prosciutto San Daniele, sono italiane.
“La piadina – riconosce il governo brasiliano in un dettagliato comunicato – è descritta come una focaccia fatta con un impasto semplice composto da farina di grano tenero, acqua, grasso e sale. Il clima temperato subcontinentale, unito all’influenza della costa, ha contribuito alla coltivazione di ingredienti di qualità, essenziali per la preparazione della piadina. Il prodotto è nato come alternativa economica al pane, soprattutto in periodi di scarsità, ma ha guadagnato popolarità e si è affermato come simbolo culturale della regione. Al punto che – prosegue il sito gov.br – la tradizione della piadina è nota fin dall’antichità e fu celebrata persino dal poeta Giovanni Pascoli, che la definì un vero e proprio “pane nazionale” della Romagna”. Più che un semplice alimento tipico, la piadina è dunque diventata un’icona culturale ed economica della Romagna, secondo le stesse autorità brasiliane che attraverso la registrazione Igp “intendono rafforzare non solo la tutela di un alimento, ma anche la valorizzazione di un’intera regione”.
“Un fatto straordinario – ha commentato con orgoglio Alfio Biagini, presidente del Consorzio di Promozione e Tutela della Piadina Romagnola Igp -. In questo contesto, il successo della piadina romagnola assume un valore ancora più significativo, tenendo conto che l’iter per la certificazione è partito a fine 2023 attraverso un lavoro di squadra che ha visto coinvolti il Consorzio di Promozione e Tutela, il Ministero competente e lo studio di consulenza in Proprietà Industriale Casanti-Migani di Rimini. In Brasile c’è una forte presenza di italiani e un forte interesse per la piadina romagnola: questa registrazione costituirà un volano per la crescita dell’export del prodotto autentico del nostro territorio, tutelandolo dalle contraffazioni”.