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Nuova legge elettorale: intesa maggioranza su proporzionale con premio e ballottaggio, niente preferenze. Cosa cambia

Sono in corso le ultime limature tecniche e il passaggio finale con i leader del centrodestra, prima del deposito ufficiale del testo. Il Pd denuncia scarsa trasparenza e accusa la maggioranza di agire unilateralmente

Nuova legge elettorale: intesa maggioranza su proporzionale con premio e ballottaggio, niente preferenze. Cosa cambia

La nuova legge elettorale italiana prende forma. Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2026, la maggioranza ha raggiunto un accordo di massima sulla nuova legge elettorale, destinata a sostituire i collegi uninominali del Rosatellum in vista delle elezioni politiche del 2027. Il testo, già soprannominato “stabilicum”, dovrà ora essere approvato dai leader dei partiti e formalizzato in un provvedimento da depositare alla Camera, probabilmente nelle prossime ore.

Come funzionerà la nuova legge elettorale

La riforma prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza per la coalizione che supera il 40% dei voti. In questo caso, saranno assegnati 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Se nessuna coalizione raggiunge il 40%, scatterà un ballottaggio solo nel caso in cui le due formazioni più votate ottengano tra il 35% e il 40% dei voti.

Il candidato alla presidenza del Consiglio non sarà indicato sulla scheda elettorale, ma nel programma della coalizione depositato al Viminale. Le preferenze di lista non sono previste, ma Fratelli d’Italia ha confermato l’intenzione di proporre un emendamento durante l’esame parlamentare.

Legge elettorale: cosa resta del Rosatellum

Alcune regole della legge attuale rimangono valide. Il Rosatellum, in vigore dal 2017, prevede che il 37% dei seggi sia assegnato nei collegi uninominali con sistema maggioritario a turno unico, mentre il 61% viene distribuito proporzionalmente tra coalizioni e partiti che superano le soglie di sbarramento. Una piccola quota dei seggi (2%) è riservata agli italiani all’estero, con possibilità di preferenze. Non è possibile il voto disgiunto e i candidati vengono eletti secondo l’ordine della lista.

Le soglie di sbarramento resteranno le stesse: 3% per i partiti singoli e 10% per le coalizioni. Mantengono validità anche le pluricandidature e l’alternanza uomo/donna nelle liste proporzionali e nei listini circoscrizionali, con l’obbligo di candidare almeno il 40% di uno dei due sessi.

Collegamenti, circoscrizioni e listone

Fratelli d’Italia ha proposto di aumentare il numero dei collegi plurinominali, portandoli da 49 a 58-60 alla Camera e da 26 a oltre 30 al Senato. Il premio di maggioranza sarà distribuito tramite un “listone” di coalizione diviso per circoscrizioni, che servirà per assegnare i seggi aggiuntivi.

La scheda elettorale non subirà modifiche significative: compariranno due o tre nomi indicati dalla coalizione per ciascuna circoscrizione e, sotto, le liste dei partiti collegati. Non sarà possibile esprimere voto disgiunto.

Legge elettorale: i nodi ancora aperti e tensioni Pd-maggioranza

Alcuni aspetti della nuova legge elettorale restano da definire, in particolare l’inserimento delle preferenze, che sarà deciso dai leader dei partiti prima della stesura definitiva del testo. La maggioranza sottolinea che l’obiettivo della riforma è garantire stabilità e governabilità, evitando legislature frammentate e facilitando la formazione di coalizioni chiare.

L’opposizione, invece, ha espresso critiche molto nette. Il Partito Democratico ha denunciato l’assenza di confronto con le altre forze politiche, sottolineando che non è stato mostrato alcun testo e che l’azione della maggioranza rischia di “riscrivere unilateralmente una legge fondamentale per la democrazia italiana”. Secondo Andrea Giorgis, capogruppo Pd in commissione Affari Costituzionali al Senato, la procedura ricorda l’approccio usato sulla riforma della giustizia: un atto “unilaterale e arrogante”, che ignora il principio secondo cui la Costituzione e le regole democratiche non possono essere modificate senza accordo politico.

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