Si allarga l’indagine della Procura di Milano sulla scalata di Mps e Mediobanca. Gli inquirenti hanno acquisito i cellulari di Alessandro Melzi d’Eril e Vittorio Grilli, rispettivamente amministratore delegato e presidente di Piazzetta Cuccia. Entrambi non risultano indagati.
L’obiettivo è quello di acquisire più informazioni possibili sulle settimane dell’offerta lanciata sulla banca milanese oggetto delle attività investigative, nell’ambito delle quali i pm milanesi ipotizzano un presunto “concerto”. L’Indagine, al momento, vede indagati l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, il presidente della holding Delfin, Francesco Milleri, e lo stesso ceo di Monte dei Paschi, Luigi Lovaglio, con le ipotesi di aggiotaggio e di ostacolo alle Autorità di vigilanza. Anche il gruppo Caltagirone e la stessa Delfin sono indagati in base alla legge 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti, mentre Mps non è indagata perché l’operazione “non è stata fatta nell’interesse della banca” e il suo ceo avrebbe agito come “concorrente esterno” del “progetto” portato avanti, per l’accusa, da Milleri e Caltagirone.
Acquisiti i cellulari di Grilli e Melzi d’Eril
Come detto, né Grilli, né Melzi d’Eril risultano indagati, ma il contenuto dei loro telefoni sarà analizzato per cercare di capire quale sia stato il loro ruolo nella vicenda. Melzi d’Eril, in particolare, era amministratore delegato di Anima Holding, società del risparmio oggi controllata da Banco Bpm che assieme al Gruppo Caltagirone, a Delfin e a Piazza Meda, nel novembre del 2024 ha acquisito una quota del 15% di Mps messo in vendita dal ministero dell’Economia. Proprio da questa procedura, che gli inquirenti descrivono come “opaca” e caratterizzata da “diverse e vistose anomalie”, ha preso il via l’indagine della procura milanese.
Il manager è già stato sentito dai pm, a cui avrebbe detto che di quella gara si sapeva già tutto da fonti pubbliche, e per dimostrarlo avrebbe consegnato degli articoli di stampa, scrive Repubblica.
Melzi d’Eril su Mediobanca-Banca Generali
Ma c’è dell’altro. A fine aprile, proprio allo scopo di difendersi dall’assalto di Mps, Mediobanca lancia a sua volta un’opa su Banca Generali. Il 28 dello stesso mese, in una conversazione con un altro interlocutore, l’allora ad di Anima parla delle scarse possibilità di riuscita dell’operazione, spiegando che i calcoli sui voti in vista dell’assemblea di Mediobanca chiamata ad approvare l’offerta andassero fatti “partendo da meno 30, perché comunque quella è la somma di Caltagirone/Del Vecchio, e considerando i simpatizzanti di Caltagirone/Del Vecchio magari da meno 35”. Il 7 maggio, parlando con un manager di Mediolanum, Melzi d’Eril aggiungeva: “Ma sai Mediobanca, una volta che ha mollato Generali, non gliene frega più niente a nessuno…”.
Proprio quell’assemblea, tenutasi poi il 21 agosto, è considerata dagli inquirenti un “passaggio rivelatorio”, visto che “lì si sono contati”, scrive la Procura. Una sorta di “chiamata a raccolta di tutti quelli che potevano votare contro o astenersi” (l’astensione equivale a un no, ndr.).
Venerdì il cda di Mps
Nel frattempo, sale l’attesa per il consiglio d’amministrazione di Mps in programma per domani, venerdì 5 dicembre. All’ordine del giorno c’è proprio l’indagine della Procura di Milano sulla scalata a Mediobanca. Il board, sotto la presidenza di Nicola Maione, esaminerà le carte dell’inchiesta e ascolterà la relazione di Lovaglio sulla vicenda. Secondo le indiscrezioni, le parole dell’ad in cda serviranno a ribadire che nessuna informazione è stata tenuta nascosta ai consiglieri o al mercato e a confermare che il piano di integrazione con Mediobanca va avanti secondo il crono programma e le scadenze già previste. Un segnale di stabilità, quindi, ai consiglieri e al mercato.
La banca, d’altronde, nei prossimi mesi dovrà affrontare dei passaggi molto importanti: prima la presentazione della nuova strategia alla Bce, poi la modifica dello statuto per introdurre la lista del board e infine il rinnovo dei vertici. Appuntamenti importanti su cui l’inchiesta della Procura rischia di pesare come una spada di Damocle.
Il titolo in Borsa
In questo contesto, in Borsa, tornano le vendite sul titolo Mps. Ieri, dopo quattro sedute consecutive in ribasso, le azioni Monte dei Paschi hanno chiuso in rialzo dell’1,36%. Nella seduta odierna però cedono il 2,08% a 7,569 euro, realizzando la peggior performance del Ftse Mib.