Nuova giornata di fuoco a Piazza Affari per il titolo Mps, con gli investitori che continuano a vendere (-2,78% a 7,926 euro) in scia ai dettagli che stanno emergendo dall’inchiesta della Procura di Milano sulla scalata a Mediobanca. Indagini che parlano di accordi taciuti, gare “opache”, dichiarazioni pubbliche false e “supporto governativo”. E che, attraverso le intercettazioni, ricostruiscono passo dopo passo oltre un anno di risiko bancario durante il quale gli indagati – l’ad del Monte dei Paschi, Luigi Lovaglio, il presidente di Delfin, Francesco Milleri, e l’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone – hanno prima preso il controllo di Mps e poi avviato e concluso con successo la conquista di Mediobanca con l’obiettivo di puntare al jackpot, ovvero le Generali. Le accuse sono pesanti: manipolazione di mercato e ostacolo all’attività di vigilanza nel concerto non dichiarato al mercato.
Lovaglio indagato per concorso esterno
Lovaglio, è stato precisato oggi, è indagato come “concorrente esterno” del “progetto” portato avanti, per l’accusa, da Milleri e Caltagirone. Fonti giudiziarie riferiscono che, nell’ipotesi di inquirenti e investigatori il numero uno del Monte, nella presunta operazione illecita che ha portato al controllo di Mediobanca e di riflesso su Generali, non avrebbe agito “nell’interesse di Mps e nemmeno per conto del Mef”, ma avrebbe fornito un “contributo causale” alla manipolazione del mercato portata avanti dagli altri due indagati con una “strategia coordinata”. L’operazione, è stato inoltre chiarito, “non è stata fatta nell’interesse della banca” e per questo motivo è indagato l’ad Lovaglio, ma non il Monte dei Paschi per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti.
Il Mef non è indagato
I pm Luca Gaglio e Giovanni Polizzi, che con l’aggiunto Roberto Pellicano coordinano il Nucleo speciale di polizia valutaria della Gdf, partono dalla vendita del 15% di Mps realizzata il 13 novembre del 2024 dal Mef, parlando di una procedura “opaca”. “Tutto lo svolgimento della procedura di Abb – scrivono i Pm – ancorché non siano state isolate nel suo ambito, al momento in cui si scrive, condotte che configurino reato, è stato caratterizzato da diverse e vistose anomalie”. E ancora: “Il senso complessivo dell’operazione è stato palesemente quello di destinare una parte cospicua di azioni Bmps di proprietà del Mef a soggetti predeterminati volendo tuttavia generare all’esterno l’apparenza di una procedura ‘aperta’ ossia trasparente”. Quei “soggetti predeterminati” sono Banco Bpm, Anima Holding, Caltagirone e Delfin. La procedura viene tra l’altro affidata a Banca Akros (gruppo Banco Bpm), un intermediario talmente piccolo da non avere “le disponibilità finanziarie sufficienti” a coprire l’operazione, tant’è che chiede alla controllante Bpm di farle da garante per 600 milioni. Questa scelta, ad avviso della Procura, “non è spiegabile, se non nel senso di voler pilotare l’attività di dismissione”.
Nonostante ciò, “il Mef non è indagato, non è una persona fisica, non è interessato al controllo di Mediobanca e non è oggetto di accertamento”, così come le modalità dell’Abb non costituiscono un’ipotesi di reato perché “non è una gara pubblica“, puntualizzano fonti giudiziarie. Da parte del ministero dell’Economia, è emersa piuttosto “l’intenzione, probabilmente, di voler veicolare la partecipazione di Mps a un determinato destinatario”, ribadiscono. Ipotesi, che secondo gli inquirenti, verrebbe confermata anche da quanto detto da Caltagirone alla Consob.
“Caltagirone – scrivono i pm – ha dichiarato di essere stato interpellato nel mese di ottobre 2024 dal Ministero” perché quest’ultimo era “interessato a creare un nucleo di investitori italiani per Mps”, e “di aver rappresentato la propria disponibilità ad investire anche a ragione della buona conoscenza della banca di cui in precedenza era stato azionista rilevante e vicepresidente”. Caltagirone ha aggiunto che, “successivamente, dal Ministero gli era stata data sommaria indicazione degli altri soggetti che sarebbero stati invitati alla procedura” di cessione delle azioni Mps del governo. Chi erano? “Proprio Delfin, Bpm e Anima”. Parole confermate anche dall’Ad di Delfin, Romolo Bardin, che alla stessa Consob ha “confermato i contatti di Milleri con Caltagirone ed altri esponenti istituzionali relativamente alle azioni Mps detenute dal governo”, e ha aggiunto che “in tali circostanze Milleri aveva raccolto l’interesse del Ministero per la creazione di un nucleo di investitori italiani in Mps”. Peccato solo che il 29 luglio 2025, il direttore generale del ministero dell’Economia, Francesco Soro, abbia dato una versione opposta, negando contatti o interlocuzioni con gli investitori.
L’offerta di Mps su Mediobanca
Passano due mesi dalla cessione del 15% del Monte dei Paschi, e il 24 gennaio 2025, una notizia sconvolge la finanza Italiana: Mps lancia un’offerta su Mediobanca, culmine secondo la procura della “volontà comune” di Delfin e Caltagirone “di ottenere il controllo su Assicurazioni Generali sin dal 2019, in particolare alla luce delle condotte assolutamente parallele” che hanno portato i due gruppi a comprare azioni del Leone e di Mediobanca. Piazzetta Cuccia, infatti, con una quota del 13% è primo azionista del Leone. Tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, Caltagirone e Delfin avrebbero dunque agito in parallelo per conquistare Mps, Mediobanca e Generali “senza tuttavia rendere tale saldatura di interessi trasparente al mercato”, ovvero senza dire che stavano operando in concerto. Il motivo? Evitare l’obbligo di legge di lanciare un’opa obbligatoria. In un’altra telefonata intercettata, Lovaglio parla con un manager dell’azienda e fa capire che l’adesione di Delfin e Caltagirone all’offerta lanciata su Mediobanca è scontata: “Facciamo così perché abbiamo il 35 in mano, abbiamo già il controllo, l’avete capito o no?”.
Lovaglio a Caltagirone: “Il vero ingegnere è lei”
Il 18 aprile del 2025, il giorno dopo l’assemblea di Mps con cui è stato deciso l’aumento di capitale necessario a comprare Mediobanca, il ceo di Mps Luigi Lovaglio parla con Francesco Gaetano Caltagirone: “Cavaliere, allora!”. “Ma lei è il grande comandante Lovaglio? Come sta?”. “Molto bene! Abbiamo fatto una bella operazione”. L’ad della banca senese prosegue: “Il vero ingegnere è stato lei, io ho eseguito solo l’incarico… godiamoci questa cosa, ha ingegnato una cosa perfetta”. E ancora: “Facciamo fase due?”. La fase due ha un obiettivo chiaro: le Generali.
“Generali è strategica fin dall’inizio”
Telefonata successiva: 5 maggio 2025. “Generali è strategica fin dall’inizio” dice Lovaglio a Caltagirone. Sono i giorni in cui Mediobanca annuncia l’operazione difensiva su Banca Generali, la cui riuscita avrebbe comportato l’addio alla sua quota in Generali. Operazione tra l’altro disapprovata dal Mef, sottolineano i pm, citando un’altra conversazione intercettata in cui il 17 giugno Stefano Di Stefano, dg Partecipazioni e consigliere Mps, chiede ad Alessandro Tonetti, vice dg di Cdp, se la Cassa abbia in essere contratti con Mediobanca, come advisor o come finanziamenti. Di Stefano commenta la linea di Mediobanca: “Dobbiamo tenerne conto perché è un approccio molto antigovernativo”.
Ma torniamo a Caltagirone e Lovaglio. I due, parlando dell’operazione orchestrata dall’ex numero uno di Piazzetta Cuccia, Alberto Nagel, e dicono: (Caltagirone) “Non gli interessa più (agli azionisti del Monte ndr.), non gli interessa più Mediobanca senza Generali (…). Per carità di Dio meglio non farla più l’operazione“. Risposta di Lovaglio: “No, no, certo, certo, ma in questo modo noi facciamo capire…sarebbe bello, ma non si farà mai perché è contro gli interessi degli azionisti Generali” (…) Per questo noi abbiamo anche all’inizio fatto capire..ma no. Lui poteva fare solo sta mossa. Se noi avessimo detto fin dall’inizio – come è vero – che Generali è strategica lui avrebbe detto ‘ah, Lovaglio ha detto che è strategica, adesso lo frego io’”.
Secondo i Pm, la conversazione alluderebbe “ad alcune dichiarazioni pubbliche rilasciate da Lovaglio che non si era schierato risolutamente contro la contromossa di Nagel, simulando relativo disinteresse da parte di Mps al possesso di Generali”. Dichiarazioni smentite dalle parole dette a Caltagirone e pronunciate solo per “non rendere palesi gli accordi presi con Caltagirone e Delfin che, appunto, fin dall’inizio puntavano alle Generali”.
Ma c’è dell’altro: “I consiglieri espressione di Delfin in Mediobanca appaiono rispondere della propria attività in Mediobanca non solo a Delfin, ma prima ancora a Caltagirone“, spiegano ancora i Pm. Il 27 aprile 2025, alla vigilia dell’annuncio dell’ops di Mediobanca su Banca Generali, Fabio Corsico (gruppo Caltagirone), chiama Sandro Panizza, consigliere di Mediobanca in quota Delfin, allo scopo di saperne di più. Panizza gli conferma che il cda di Mediobanca ha deliberato il lancio della proposta su Banca Generali, “senza il mio voto”, puntualizza. Da questa telefonata la procura milanese coglie due evidenze: “da un lato l’atteggiamento reverenziale e imbarazzato di Panizza verso Caltagirone, dall’altro la delusione di quest’ultimo per la notizia ricevuta”.
L’assemblea di Mediobanca boccia l’ops su Banca Generali
Arriviamo al 21 agosto, giorno in cui l’assemblea di Mediobanca boccia l’ops su Banca Generali. Fonti giudiziarie parlano di un “passaggio rivelatorio”. In quel frangente il gruppo Caltagirone vota contro, Delfin invece si astiene (voto che in assemblea equivale a un “no”). E anche in questo caso le fonti giudiziarie ipotizzano un secondo “concerto”, appunto perché in assemblea quel giorno si esprime “una maggioranza concertata che fa saltare l’Ops su Banca Generali“. È un’assise che, agli occhi degli investigatori, riveste una “grande importanza”, visto che “lì si sono contati”, scrive la Procura. Una sorta di “chiamata a raccolta di tutti quelli che potevano votare contro o astenersi”.
Commissione Ue non ha valutato l’operazione
“Da un punto di vista del controllo delle fusioni, l’operazione di Mps su Mediobanca non è stata notificata alla Commissione europea, dato che non superava le soglie europee. È stata esaminata dalle autorità italiane competenti”. Lo ha detto il portavoce di Bruxelles Olof Gill, interpellato sulle indagini nel corso dell’incontro quotidiano con la stampa sulle indagini. Su questo caso “quello che possiamo dire è che abbiamo visto le ricostruzioni di stampa e, in linea di massima, la Commissione non commenta sulle indagini penali nazionali in corso”, ha aggiunto.
(Ultimo aggiornamento: ore 16.29 del 1° dicembre).