Un importante consiglio di amministrazione si è tenuto ieri in Banca Monte dei Paschi di Siena, peraltro in una giornata in cui il titolo ha rialzato la testa in Borsa, guadagnando oltre il 2%. Sul tavolo c’era il rinnovo del board previsto entro questa primavera, per il quale è stata rimandata la decisione sul regolamento per la lista del cda. In una nota al termine del cda si legge che “su indicazione del Presidente, Nicola Maione, con il consenso di tutti i consiglieri, si è deciso di effettuare ulteriori approfondimenti per giungere all’approvazione del regolamento in tempi rapidi e con una chiara formalizzazione delle regole di governance, in vista dell’assemblea degli azionisti convocata per il prossimo 4 febbraio per l’approvazione delle modifiche statutarie, previo ottenimento delle necessarie autorizzazioni”.
Il cda di Mps si aggiorna dunque al prossimo 28 gennaio per valutare e deliberare, e – aggiunge la nota – “intende gestire con massima trasparenza ed efficacia la procedura di formazione della lista di candidati amministratori che potrà essere presentata” dallo stesso. Ovviamente il vero nodo ruota intorno al ruolo che l’attuale amministratore delegato, Luigi Lovaglio, potrà avere nel processo di formazione della lista, che sarà messa a punto sulla base delle previsioni della Legge Capitali e che prevede la fase di “ingaggio” dei soci per i nomi proposti. Lovaglio, indagato dalla Procura di Milano per l’ops su Mediobanca, è stato recentemente messo in discussione dall’azionista di riferimento Gaetano Caltagirone (anche lui sotto inchiesta così come il presidente della holding Delfin Francesco Milleri) e secondo indiscrezioni la proposta di regolamento del comitato nomine portava ad escluderlo dalla procedura.
Ma tecnicamente Lovaglio, pur indagato, non perde i requisiti “fit and proper” ed è quindi ricandidabile per la carica di amministratore delegato. Fiducia nei confronti del top manager lucano è stata ribadita dall’azionista Delfin in una nota mentre il ministero dell’Economia, azionista con una quota residua del 4% che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni non ha escluso di vendere, se da un lato ha affermato che non presenterà una lista per il rinnovo del consiglio, dall’altro ha fatto trapelare che non voterà una lista nella quale non sia presente proprio Lovaglio che ha più volte registrato espressioni di stima da parte del ministro Giancarlo Giorgetti.