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Borse 22 gennaio: la retromarcia di Trump sulla Groenlandia ridà slancio ai mercati. Milano recupera quota 45 mila. Oro e argento brillano

Le Borse festeggiano la schiarita sulla Groenlandia ma le materie prime (tranne il petrolio in calo) non sono da meno e raggiungono nuovi record. Perdono terreno a Piazza Affari come sulle piazze azionarie europee solo i titoli della Difesa. Buono anche il Pil americano del terzo trimestre

Borse 22 gennaio: la retromarcia di Trump sulla Groenlandia ridà slancio ai mercati. Milano recupera quota 45 mila. Oro e argento brillano

Se non fosse un tema drammatico che coinvolge la vita e le condizioni economiche di moltissime persone nel mondo, verrebbe da dire che è finita la pacchia per i titoli azionari che negli ultimi mesi erano in rally spinti dai venti di guerra. L’opportuno ma improvviso dietrofront di Donald Trump, che sulla Groenlandia ha trovato un accordo pacifico con la Nato (anche se da Nuuk trapela ugualmente irritazione), ha segnato la fine di questo trend. Prendiamo Piazza Affari: Fincantieri negli ultimi 12 mesi ha guadagnato oltre il 130% ma oggi in una sola seduta è capitombolata di quasi il 9%, così come l’altro titolo della Difesa, Leonardo, che cede poco più del 3% dopo aver raddoppiato il proprio valore nell’ultimo anno.

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A beneficiare invece della ritrovata fiducia dei mercati è ad esempio un titolo tecnologico come Stmicroelecronics +1,65%, che dopo un novembre nero sta ritornando sui valori dello scorso ottobre, vicino ai 25 euro per azione, sospinto da una serie di giudizi positivi degli analisti e dalla fiducia degli investitori sui conti 2025 che verranno pubblicati a breve. Stm beneficia anche del momento d’oro del leader globale del settore dei microchip, Nvidia, che in questa settimana si è apprezzato di 7 dollari per azione e ancora oggi guadagna l’1,3% sopra i 185 dollari per azione.

Ma Stm è solo uno degli spunti di una giornata trionfale a Piazza Affari, con il Ftse Mib che risale dell’1,36% ritrovando quota 45.000 punti. Svettano Buzzi, Nexi e Azimut, tutte con guadagni superiori al 3%. I titoli in rosso sono pochi: oltre ai già citati vale la pena menzionare Eni -0,27%, che paga la caduta del prezzo del petrolio. Oggi infatti il Brent perde l’1,5% a 64 dollari al barile, e pure il Wti crude scende sotto la soglia dei 60 dollari al barile. Già che parliamo di materie prime, non può mancare l’aggiornamento quotidiano sull’oro che prosegue nel suo trend positivo toccando quota 4.870 dollari l’oncia. Più consistente la seduta dell’argento, che supera i 95 dollari l’oncia.

A Milano oggi spingono pure le banche, rimaste alla finestra nelle ultime settimane: Unicredit la migliore col 3%, Mps +2,1% nel giorno del cda, Mediobanca +2,3%, Intesa Sanpaolo +2,1%, Banco Bpm +0,9%. Guardando fuori dal nostro cortile, viaggia alla grande pure il resto d’Europa: vola alto Francoforte che guadagna circa l’1,5%, Parigi oltre l’1%, Londra più timida +0,2% e Madrid con la stessa percentuale di Piazza Affari. Intonata anche Wall Street: Dow Jones +0,75% a fine mattinata negli Usa, meglio il Nasdaq +1%, dove oltre a Nvidia corre Tesla +1,5%, dopo che Elon Musk ha annunciato che a febbraio “dovrebbe arrivare il via libera per le auto a guida autonoma in Europa”. Da Oltreoceano arriva anche la buona notizia del Pil Usa sopra le attese nel terzo trimestre: +4,4%.

Per quanto riguarda infine il cambio euro-dollaro e lo spread Btp Bund, occorre segnalare che la valuta europea mette a segno uno sprint e sale al cambio di 1,173. Torna il sereno sul differenziale tra i titoli di Stato decennali italiani e tedeschi: dopo la sparata di ieri, il dato scende di nuovo sui 62 punti base, col rendimento del Btp decennale italiano al 3,50%.

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