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Borse oggi scrutano le enormi spese di Alphabet, mentre il petrolio vola sopra i 96 dollari. La Bce fa i conti con l’inflazione ma non toccherà i tassi

Wall Street ieri ha visto nelle contrattazioni after hours un crollo di Alphabet per via delle suo enormi spese in conto capitale, sopra le stime. Ma i produttori di chip asiatici ritengono che trattanno vantaggio da tale spesa. Le borse europee sono viste aprire in lieve calo. A Piazza Affari occhi a Eni, Unicredit, Stm, Saipem

Borse oggi scrutano le enormi spese di Alphabet, mentre il petrolio vola sopra i 96 dollari. La Bce fa i conti con l’inflazione ma non toccherà i tassi

I mercati internazionali si trovano tra forze contrastanti. Da una parte c’è una nuova impennata dei prezzi del petrolio sopra i 96 dollari a causa dell’escalation del conflitto in Medio Oriente, alimentando timori di aumento dell’inflazione. Dall’altra ci sono i conti trimentrali Usa, con Alphabet di Gooogle che ha nuovamente sorpreso gli investitori con l’annuncio di spese in conto capitali da capogiro: questo stesso dato, che preoccupa coloro che si chiedono se si tradurrà poi in utili aziendali, provocando un crollo delle azioni nell’after hours, avvantaggia le infrastrutture sottostanti, soprattutto i produttori di chip asiatici che infatti stamane sono in netto rialzo.

Oggi l’attenzione sarà per la Banca Centrale Europea che annuncerà la sua decisione di politica monetaria nel corso della giornata, con la quasi certezza che manterrà i tassi di interesse invariati. Tuttavia, è probabile che la Bce non escluda un rialzo dei tassi a settembre, poiché il nuovo aumento dei prezzi dell’energia minaccia di esercitare ulteriore pressione al rialzo sull’inflazione.

La nuova escalation in Medio Orinete spinge il Brent sopra 96 dollari

L‘escalation e l’ampliamento del conflitto hanno spinto i prezzo del petrolio al livello più alto dall’inizio di giugno, poiché gli investitori vedono il doppio rischio a causa delle interruzioni simultanee sia a Bab el-Mandeb che nello Stretto di Hormuz, dopo che i militanti Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno dichiarato di aver preso di mira due petroliere saudite nel Mar Rosso, minacciando ulteriori interruzioni delle forniture, mentre le scorte si stanno esaurendo. Ieri Trump ha promesso di distruggere un ponte o una centrale elettrica iraniana ogni volta che l’Iran sparerà contro una nave nello stretto. Nelle contrattazioni asiatiche i future sul petrolio Brent sono saliti del 2,3%, superando i 96 dollari, il livello più alto dall’8 giugno, dopo aver chiuso la sessione precedente a 94,07 dollari, in rialzo di oltre 3 dollari, poco al di sotto del massimo delle ultime sei settimane. Il petrolio greggio statunitense West Texas Intermediate è salito di 1,65 dollari, pari all’1,9%, raggiungendo quota 88,48 dollari, dopo l’aumento del 3% registrato mercoledì.

L’impennata dei prezzi del petrolio ha riacceso i timori di inflazione, portando i rendimenti dei titoli del Tesoro a breve termine ai massimi da 17 mesi, mentre gli operatori scommettono su un imminente aumento dei tassi da parte della Federal Reserve. Gli operatori stanno ormai scontando pienamente un aumento a settembre.

Ieri Wall Street ha chiuso in calo. Nell’after hour Alphabet ha perso oltre il 3%, Tesla il 4%

Ieri è stato soprattutto il Nasdaq a trascinare Wall Street al ribasso con un -0,57% in chiusura tra scambi nervosi in attesa dei dati trimestrali, che sarebbero arrivate dopo la chiusura delle contrattazioni ufficiali, per valutare la solidità del rally di mercato alimentato dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale. L’indice S&P 500 ha registrato un lieve calo (-0,14%), mentre il Dow Jones ha chiuso pressoché invariato (-0,01%). L’indice dei semiconduttori di Philadelphia ha chiuso in rialzo dello 0,4%, recuperando dalle perdite iniziali e registrando la terza sessione consecutiva di guadagni, dopo tre giorni di ribassi che avevano confermato l’ingresso in un mercato ribassista alla fine della scorsa settimana.

Super Micro Computer ha registrato un rialzo del 19,8% dopo che il produttore di server ha dichiarato di aver ottenuto nuovi ordini per oltre 60 miliardi di dollari nel quarto trimestre spingendo al rialzo anche i suoi concorrenti: Dell Technologies ha chiuso in rialzo del 9,3% mentre Hewlett Packard Enterprise ha guadagnato il 3%. Da segnalare anche AT&T, salita del 3,5% dopo che la società di telecomunicazioni ha acquisito più abbonati del previsto nel secondo trimestre. Philip Morris International è salita del 3,3% dopo che la maggiore domanda di sigarette ha permesso all’azienda di superare le stime sui risultati trimestrali .

Con il rialzo del prezzo del petrolio gli investitori si sono spostati sulle utility, ma crescono le loro preoccupazioni per i rischi di inflazione e quindi di aumento del tassi Fed. Secondo lo strumento FedWatch del Cme Group, gli operatori di mercato stimano una probabilità di circa il 66% che la Federal Reserve lasci i tassi d’interesse invariati nella riunione della prossima settimana.

Ma molto si è giocato nelle contrattazioni after hours con Alphabet, la prima delle cosiddette “Magnifiche Sette” aziende a grande capitalizzazione a pubblicare i risultati, che dopo aver chiuso in calo dell’1,5%, ha perso oltre il 3% dopo la chiusura ufficiale e dopo aver annunciato piani di spesa in conto capitale superiori alle attese. Texas Instruments ha perso terreno nelle contrattazioni after-hours dopo aver chiuso la sessione regolare in rialzo dell’1% prima della pubblicazione dei risultati e della previsione di ricavi per il trimestre in corso superiori alle aspettative. Dopo aver chiuso la sessione regolare in ribasso dell’1,3%, Tesla ha accentuato le perdite nelle contrattazioni after-hours, crollando del 4% dopo aver riportato un flusso di cassa libero negativo nel secondo trimestre per la prima volta in oltre due anni.

Alphabet ha aumentato le sue previsioni di spesa in conto capitale per l’anno a una cifra senza precedenti di 200 miliardi di dollari (al punto medio), alimentando i timori che la disciplina fiscale venga abbandonata nella corsa al dominio dell’intelligenza artificiale. I ricavi cloud della società hanno raggiunto i 24,77 miliardi di dollari nel periodo conclusosi il 30 giugno, in aumento dell’82% rispetto all’anno precedente e superiori ai 22,46 miliardi di dollari previsti dagli analisti, a dimostrazione di alcuni progressi nella generazione di nuova crescita dagli investimenti nell’intelligenza artificiale.

Asia in rialzo trainata dai produttori di chip

Le borse asiatiche sono in rialzo stamane con gli investitori che leggono negli importanti piani di spesa in conto capitale delle aziende tecnologiche Usa un vantaggio per i produttori di chip nella zona. Il Kospi della Corea del Sud ha registrato un’impennata di oltre il 3%, trainata da SK Hynix e Samsung Electronics che hanno entrambe registrato un aumento superiore al 2%. Il Nikkei giapponese è salito dello 0,7%.

Sul mercato valutario, lo yen giapponese si attesta a 163,07 per dollaro, annullando i guadagni della sessione precedente dopo che Bloomberg ha riportato la disponibilità dei funzionari della Banca del Giappone ad aumentare i tassi di interesse a un ritmo più rapido. Martedì, la valuta si è indebolita raggiungendo il livello più basso dal dicembre 1986, a quota 163,24, con gli operatori in allerta per possibili interventi da parte di Tokyo. Il ministro delle finanze giapponese ha ripetutamente lanciato avvertimenti verbali, ma ciò ha avuto scarso effetto sullo yen.

Le borse europee sono viste aprire in lieve calo. A Piazza Affari occhi a Eni, Unicredit, Stm, Saipem


I future europei indicano un avvio in calo delle borse. Euro Stoxx 50 -0,3%.

Amplifon – Citi alza il giudizio a Buy, target 16,50 euro.

Eni – Potrebbe beneficiare dell’aumento dei prezzi del greggio

Leonardo – Secondo l’AD Lorenzo Mariani, l’eventuale adesione di un altro Paese al programma Gcap per la realizzazione di jet da combattimento, dovrebbe avvenire entro la fine del 2026 o i prossimi 12 mesi. Al programma ora partecipano Regno Unito, Italia e Giappone.

Moncler – Ha chiuso il primo semestre con ricavi in crescita a 1,29 miliardi di euro, +9% a cambi costanti. L’Ebit si è attestato a 245,4 milioni, con un margine del 19%. L’utile netto ha raggiunto 164,7 milioni, cifra che si confronta con i 153,5 milioni dell’esercizio precedente. Jefferies ha tagliato il target price a 53 euro dai 60 precedenti, giudizio Hold confermato.

Saipem – L’Antitrust Ue ha avviato una indagine sulla fusione con la norvegese Subsea7, in quanto l’operazione potrebbe comportare incrementi dei prezzi e un calo dell’innovazione. Rothshild alza il target da 4,2 a 5,8 euro e rafforza il Buy.

Stm – Chiude il secondo trimestre con ricavi netti pari a a 3,49 mld di dollari, +26% su base annua. La società ha aumentato ancora le stime sui ricavi per data center, ora attesi a oltre 1 mld di dollari nel 2026. Guidance inferiore alle aspettative.

Unicredit – La banca archivia il primo semestre con un utile netto pari a 6,12 mld euro, era 6,11 mld al 30/6/25. L’utile netto ha raggiunto un record di 6,1 miliardi. Il margine di interesse ha accelerato sequenzialmente registrando una crescita del 2% trim/trim, sostenuto dall’andamento di prestiti e depositi. Nel comunicato, la società sottolinea che si tratta di “un cambio di passo segnato dai migliori risultati al 2trim e al 1sem della nostra storia”.

Unipol – Barclays ha alzato il target price a 27,50 euro, dai 23,50 euro precedenti, giudizio Overweight confermato.

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