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Milano-Cortina 2026: le lacrime della presidente Cio da Olympia e il suo messaggio di pace nel mondo

A Olympia la presidente del Cio Kirsty Coventry, commossa fino quasi alle lacrime, accende la fiaccola di Milano-Cortina 2026, sottolineando con emozione il valore di pace e unità che lo sport porta tra i popoli

Milano-Cortina 2026: le lacrime della presidente Cio da Olympia e il suo messaggio di pace nel mondo

Quelli delle Olimpiadi sono valori che non si esauriscono nel rispetto degli avversari nelle attività sportive, ma vanno ben oltre e riguardano la stessa coesistenza pacifica tra i Paesi. È un messaggio dai forti connotati politici quello che la neopresidente del Cio (Comitato Olimpico Internazionale), Kirsty Coventry, lancia da Olympia per la prima volta sul palco della cerimonia per l’accensione della fiaccola olimpica, quella di Milano-Cortina 2026.

Kirsty Coventry e il significato politico delle Olimpiadi

“Questi Giochi arrivano in un momento critico della nostra storia. Nel mondo diviso in cui viviamo oggi, i Giochi rivestono un ruolo davvero simbolico. È nostro dovere garantire che gli atleti di tutto il mondo possano riunirsi pacificamente”.

“I Giochi – ha aggiunto – continueranno a esistere per abbattere i muri. La fiamma che accendiamo oggi porta i sogni di tutti quelli che credono nello sport. Il potere dello sport ci unisce e ci ispira: il nostro compito è trasmettere questi valori alle nuove generazioni”.

Di più non poteva dire, e neppure citare apertamente Ucraina e Gaza, ma Coventry si è commossa fino quasi alle lacrime, salutate da un lungo applauso, anche se poi se ne è rammaricata: “Non avrei dovuto commuovermi”, ha detto. Ma è stato questo il fuoriprogramma più emozionante di una cerimonia tutta studiata nei minimi dettagli dai maestri coreografi greci, quasi fosse – ed era effettivamente così nell’antichità – un rito religioso, per cui tutte le città riconoscevano a Olympia il potere di sedare ogni contesa esistente in quel momento.

Milano-Cortina: la cerimonia olimpica tra storia e sacralità

La cerimonia si è svolta tutta all’interno del museo archeologico di Olympia (come per le Olimpiadi di Grenoble del 1968) per il timore di una pioggia che poi non è arrivata. Davanti alla statua della Nike di Peonio, dopo gli inni nazionali e quello del Cio, si è dato avvio alla cerimonia con l’esortazione ad Apollo: “Apollo, dio del sole, accendi la sacra torcia per l’ospitale città di Cortina e Milano e tu, Zeus, dona pace a tutti i popoli della terra”, ha esordito la ‘grande sacerdotessa’, illuminando con la torcia olimpica la sala del museo.

Molto folta la rappresentanza italiana, dal ministro dello Sport Andrea Abodi al presidente del Coni Buonfiglio, al presidente del Comitato Milano-Cortina Giovanni Malagò. Dalle mani della sacerdotessa la fiamma della torcia è passata a quelle del primo tedoforo, il canottiere greco Petros Gaidatzis, medaglia di bronzo ai Giochi di Parigi dello scorso anno, che in una ‘staffetta doppia’ è stato affiancato dalla campionessa azzurra di fondo Stefania Belmondo, dieci medaglie olimpiche nello sci di fondo, e che fu l’ultima tedofora ad accendere il braciere nello stadio torinese. Belmondo e Gaidatzis hanno percorso insieme i metri che li separavano dalla stele nel punto in cui venne sepolto il cuore del barone Pierre de Coubertin, fondatore dei Giochi olimpici moderni.

La fiaccola passa a Zoeggeler e inizia la staffetta

È toccato poi a un altro grande campione italiano, Armin Zoeggeler, impugnare la fiaccola composta da una lega di alluminio e ottone riciclati. Zoeggeler è il primo atleta ad aver conquistato sei medaglie individuali nella stessa disciplina in sei edizioni consecutive delle Olimpiadi.

Ha preso così avvio una staffetta di nove giorni, 2.000 chilometri e 450 tedofori nell’entroterra della Grecia, in luoghi per nulla turistici ma ricchi di storia e tradizioni. Prima tappa sul monte Chelmos a Kalavryta, per poi discendere al mare fino a Patrasso e Lepanto, spostarsi a est verso la Macedonia e Salonicco e, sfiorando il monte Olimpo, rientrare nell’Attica ad Atene, prima all’Acropoli e infine il 4 dicembre allo stadio Panathinaikos, dove la fiamma verrà consegnata al Comitato Olimpico Italiano per poi prendere il volo e giungere nella serata dello stesso giorno al Quirinale.

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