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Marty Supreme: quando il ping pong si trasforma in una corsa scatenata

Timothée Chalamet interpreta un campione di ping pong in una frenetica commedia dai risvolti sociali prodotta da A24 e candidata a 9 premi Oscar. Già vincitore del Golden Globe come miglior attore in un film commedia, potrebbe essere l’anno giusto per vincere anche l’Academy Award.

Marty Supreme: quando il ping pong si trasforma in una corsa scatenata

Provate a prenderlo, Marty Mauser. Segni particolari: campione di tennistavolo. Corre, scarta, irrompe, bluffa: non ha un centesimo in tasca e inventa di tutto per sbarcare il lunario e finanziare le sue trasferte sportive. È entusiasta e irrefrenabile questa commedia di Josh Safdie, candidata a 9 premi Oscar, e interpretata da Timothée Chalamet, già vincitore di un Golden Globe come miglior attore in un film commedia e in predicato per conquistare anche un Academy Award. Con lui, Odessa A’zion e Gwyneth Paltrow, e i camei di Abel Ferrara, David Mamet e Fran Drescher.

Il protagonista Mauser (Chalamet) è un giovane campione di ping pong che cerca di farsi strada nel mondo del professionismo, ma il film non è da annoverare tra i classici a tema sportivo, né ci sono grandi scene di partite, sfide, tornei. Piuttosto, Mauser accetta lavoretti, lancia idee imprenditoriali, lavora a testa bassa per riuscire a realizzare il suo sogno di diventare un campione.

Fa il commesso nel negozio di scarpe dello zio, e nel retrobottega mette incinta Rachel (A’zion), l’amica d’infanzia (sposata) sulle note di “Forever Young” degli Alphaville che apre il film, dando l’avvio a una girandola di scene e sotto-storie: su tutte, un soffitto che crolla sotto il peso di una vasca da bagno che finisce sul cane di Abel Ferrara, gli incontri con la moglie attrice (Paltrow) del ricco industriale che gli promette una sponsorizzazione, l’umiliazione che quest’ultimo gli infligge in cambio di un passaggio per Tokyo sul suo aereo privato, finanche un amaro flashback di Auschwitz.

Non è un film che rimane impresso per il tutto quanto per le sue parti. Quasi episodi a sé stanti, tenuti insieme dal filo di trama della rocambolesca ricerca di denaro attraverso l’esercizio dell’arte di arrangiarsi. Un racconto lungo nove mesi – la gestazione del bimbo di Marty e Rachel – durante i quali accade di tutto.

Ambientato nella New York del secondo dopoguerra (ma la colonna sonora viene tutta dagli anni ottanta), è ispirato alla storia vera di Marty Reisman, detto l’Ago, che è stato davvero quel fenomeno di capacità sportive e inventiva: ha vinto cinque medaglie di bronzo ai campionati mondiali di ping pong.
Josh Safdie, alla prima regia in solitaria dopo la divisione dal fratello Benny (in coppia hanno firmato, da ultimo, Diamanti grezzi), ha dichiarato di essere stato colpito da questa storia di un sognatore indefesso che non accetta un no come risposta perché crede nel suo obiettivo: un’urgenza di passione e di esuberanza di cui è permeata la stessa regia di Safdie che sembra però non riuscire sempre a mantenere il controllo sul meccanismo.

E’ un film debordante e vitale, che tuttavia manca un po’ di coesione. O forse è solo che, sotto le sembianze period, il film è fatto dei frantumi del sogno americano e di una più realistica, e contemporanea, alternanza di vittorie e sconfitte, che fa sembrare tutto più slegato, in una corsa sfrenata che non ha più la certezza della conquista finale.

Al cinema

Titolo originale: Id., Produzione: USA 2025, Regia: Josh Safdie, Sceneggiatura: Josh Safdie, Ronald Bronstein, Montaggio: Josh Safdie, Ronald Bronstein, Fotografia: Darius Khondji, Interpreti principali: Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow, Odessa A’zion, Durata: 149’.

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