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Manovra: spunta l’aumento tassa di successione. Governo fa dietrofront sulla Sanità: 3 miliardi in più

Lunedì arriverà in consiglio dei ministri il Pacchetto Manovra. Il governo pensa a ritocchi sulla successione, finora spauracchio del centrodestra – Ecco tutte le misure e le scadenze in vista

Manovra: spunta l’aumento tassa di successione. Governo fa dietrofront sulla Sanità: 3 miliardi in più

Entra nel vivo il pacchetto Manovra. Lunedì 16 ottobre in consiglio dei Ministri arriveranno quattro diversi provvedimenti: il documento programmatico di bilancio (Dpb), la Manovra, il decreto legislativo che darà il via all’attuazione della delega fiscale e, a sorpresa, spunta un decreto sulla tassa di successione.

Il Governo e l’intervento sulla tassa di successione

L’indiscrezione arriva da Repubblica, secondo cui il Governo starebbe vagliando l’ipotesi di ritoccare per decreto la tassa di successione dopo decenni in cui il centrodestra l’ha avversata in tutti i modi e in tutti i luoghi. Tanto che fu proprio il primo Governo Berlusconi a sbarazzarsene. 

Attualmente la successione funziona così: 

  • un’aliquota del 4% per i trasferimenti al coniuge e ai parenti in linea diretta per cifre sopra il milione di euro;
  • un’aliquota del 6% per i trasferimenti sopra i 100mila euro a fratelli o sorelle,
  • un’aliquota del 6% per i trasferimenti di qualunque cifra ad altri parenti fino al quarto grado e degli affini fino al terzo,
  • un’aliquota dell’8% per i beni devoluti a soggetti terzi.

Secondo il quotidiano romano, il Governo vorrebbe ritoccare nuovamente la tassa di successione per gli eredi dal terzo grado in poi. 

La delega fiscale

Insieme alla manovra e al Documento programmatico di bilancio arriveranno sul tavolo del consiglio dei ministri anche le prime misure in attuazione della riforma fiscale. Le prime misure puntano a “ridisegnare la fiscalità internazionale”, ha detto il viceministro Maurizio Leo. E dunque: la global minimum tax – l’imposta al 15% sugli utili delle multinazionali con un fatturato superiore a 750 milioni di euro – ma anche un possibile concordato preventivo biennale e la cooperative compliance.

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In arrivo potrebbe esserci anche una norma reshoring per le imprese che decidono di riportare la produzione in Italia. Tradotto in parole povere, potrebbe arrivare un regime fiscale favorevole, della durata di cinque anni, che dimezzerà la base imponibile Irpef-Ires e esenterà le imprese dal versamento dell’Irap. 

Nel pacchetto fiscale potrebbe trovare spazio anche la riforma dell’Ires con due nuovi regimi di vantaggio che andranno ad affiancare l’aliquota ordinaria al 24%.

Cosa ci sarà nella Manovra da 22 miliardi 

La Manovra 2024 sarà da 22 miliardi di euro, di cui 15,7 miliardi in deficit. 9 miliardi serviranno per confermare il taglio del cuneo fiscale, mentre altri 4 miliardi saranno utilizzati per finanziare la riduzione delle aliquote Irpef dalle attuali 4 a 3. Con un miliardo di euro il Governo finanzierà i contratti della Pa e il pacchetto famiglie. Il resto servirà per le spese obbligate e per le pensioni. In materia previdenziale la coperta è molto corta, quindi l’intenzione sarebbe quella di prorogare quota 103 e rinnovare l’Ape sociale. Le risorse necessarie, 800 milioni-1 miliardo, arriveranno da un inasprimento delle regole di rivalutazione delle pensioni medio alte rispetto all’inflazione.

Tre miliardi per la Sanità 

Dopo la levata di scudi delle Regioni e il monito lanciato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – “La Sanità è un patrimonio da difendere”, aveva detto con fermezza il Capo dello Stato – il Governo avrebbe deciso di trovare nuove risorse per la Sanità. 

Nella Nadef si prevede che il rapporto spesa sanitaria Pil scenda al 6,6% nel 2024 e al 6,1% nel 2023. Tradotto in parole povere: tagli. Adesso però Palazzo Chigi avrebbe fatto dietrofront, ipotizzando uno stanziamento compreso tra i 3 ed i 3,5 miliardi per il comparto sanitario. 

Tappe e scadenze: mesi incandescenti per il Governo

I mesi di ottobre e novembre saranno incandescenti per il Governo Meloni per le numerose scadenze da rispettare sulla Manovra e non solo. 

Si partirà lunedì 16 ottobre. In mattinata il Documento Programmatico di Bilancio arriverà in consiglio dei ministri. Lo stesso giorno il Governo lo invierà a Bruxelles. Secondo le regole concordate in sede comunitaria, infatti, il Dpb deve essere inviato alla Commissione Ue entro il 15 ottobre di ogni anno, ma cadendo di domenica si può derogare di un giorno. 

Quattro giorni dopo, il 20 ottobre il testo della Manovra sarà trasmesso alle Camere, che dovranno dare il via libera entro il 31 dicembre, pena l’esercizio provvisorio.  

Sempre a partire da venerdì 20 ottobre e fino al 17 novembre arriverà il verdetto delle 3 maggiori agenzie di rating sull’Italia: Standard & Poor’s, Fitch e Moody’s, che però il ministro Giorgetti ha detto di “non temere”. Ciò che diranno sarà determinante sui mercati. 

Entro il 30 novembre l’Esecutivo dovrà prendere anche la sua decisione sulla ratifica del Mes dopo la sospensiva approvata dal Parlamento. L’Italia è rimasto l’ultimo Paese della Ue a non aver ratificato il Mes, bloccando de facto la sua entrata in vigore.

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