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Made in Italy: addio al panno che vestì Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany

La storica azienda di Stia (Arezzo) ferma i telai dopo oltre un secolo di produzione. Tredici lavoratori licenziati, il panno simbolo della Toscana rischia di scomparire.Il tessuto che vestì Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany potrebbe diventare solo un ricordo

Made in Italy: addio al panno che vestì Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany

Dopo oltre cento anni di attività, la Manifattura del Casentino, ultima realtà produttiva del celebre Panno del Casentino, ha annunciato la chiusura definitiva. Gli ultimi tredici dipendenti sono stati licenziati e gli storici telai, che da generazioni intrecciavano la lana arancione più iconica d’Italia, si fermeranno. A pesare sulla decisione, spiegano dall’azienda, sono stati il crollo delle commesse e la difficoltà di competere in un mercato della moda sempre più globalizzato. L’azienda ha annunciato l’avvio della procedura di liquidazione, fissando come termine novembre per individuare un nuovo imprenditore disposto a rilevare o rilanciare la produzione. Se entro quella data non si troveranno investitori, marchi di moda o forme di sostegno istituzionale, la produzione del Panno del Casentino rischia davvero di cessare.

Un tessuto simbolo

Nato nei monasteri medievali e perfezionato nel XIX secolo, il Panno del Casentino è riconoscibile per il suo caratteristico “ricciolo” di lana pettinata e per la straordinaria capacità termica. Nel tempo ha vestito nomi illustri: Giuseppe Verdi, Gabriele D’Annunzio, e soprattutto Audrey Hepburn. Questo tessuto particolare fu scelto da Givenchy proprio per realizzare quel famoso cappotto che l’attrice indossò in “Colazione da Tiffany”.

Storia di un’eccellenza tessile italiana

Il “ricciolo”, il caratteristico effetto a bollino sulla superficie del tessuto, nacque quasi per caso durante le prime fasi di follatura della lana. Questo dettaglio tecnico, oltre a rendere il panno visivamente unico, aumentava la capacità termica del tessuto e lo rendeva più impermeabile. Nel corso dei secoli, la produzione si evolse nei lanifici artigianali, che perfezionarono le tecniche di tessitura e tintura. Il Casentino divenne famoso per i colori vivaci: arancione, verde, ruggine, blu. La produzione si concentrava su mantelle, cappotti, coperte e tessuti per uso domestico, sempre realizzati con lana di alta qualità. Nel XIX secolo, le manifatture locali si strutturarono meglio, introducendo macchinari specializzati, indispensabile per creare il ricciolo distintivo del panno. La produzione rimase però sempre artigianale, con grande attenzione alla qualità e al dettaglio. Il risultato è la perdita di un simbolo del Made in Italy, una tradizione artigianale che ha attraversato secoli e che incarnava la qualità, l’eleganza e l’ingegno italiano, ma che oggi rischia di scomparire sotto la pressione della globalizzazione.

Eredità e valore culturale

Oggi il Panno del Casentino rimane un testimone della tradizione tessile italiana. Musei, collezionisti e stilisti cercano di preservarne i pezzi storici, mentre alcuni artigiani e marchi di moda tentano di rilanciare la produzione. Ogni tessuto racconta la storia di un territorio, di generazioni di maestri lanieri e di un’Italia che ha saputo trasformare il lavoro manuale in arte e stile.

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