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Liverani, Ania: “Troppo poche le imprese assicurate contro le catastrofi, ma i rischi crescono”

In un’intervista al Corriere della Sera, il presidente di Ania definisce quella di Niscemi una “situazione paradossale”. Secondo Liverani, bisogna ampliare le leggi in vigore, che escludono dall’obbligo di polizze mareggiate e bombe d’acqua

Liverani, Ania: “Troppo poche le imprese assicurate contro le catastrofi, ma i rischi crescono”

Il conto è salato: quasi due miliardi di euro per il Sud Italia, dopo il passaggio del ciclone Harry. Poi c’è il dramma in corso a Niscemi, dove una frana rischia di portare via un intero paese. “Una tragedia annunciata”, hanno detto in molti. “Una situazione paradossale”, ha commentato Giovanni Liverani, presidente di Ania, l’associazioneche riunisce le compagnie di assicurazioni, in un’intervista al Corriere della Sera. “Il 40% del territorio italiano è a rischio sismico, il 90% dei comuni italiani è classificato con ‘rischio idrogeologico elevato’: terremoti, frane, alluvioni, esondazioni”, osserva il numero uno di Ania secondo il quale, invece di polemizzare, “bisogna fare, perché queste sono catastrofi da cui ci si può proteggere”.

Cosa si può fare allora? “La soluzione c’è e il governo ha cominciato ad introdurla con l’obbligatorietà per le imprese di assicurarsi dai tre rischi più diffusi: terremoto, frane e inondazioni”, spiega Liverani. La Manovra dello scorso anno ha infatti introdotto l’obbligo di sottoscrizione delle polizze contro le catastrofi naturali, però sono esclusi fenomeni come le mareggiate o le “bombe d’acqua” che hanno colpito recentemente le Regioni meridionali. “Si è cominciato a rendere obbligatorie le coperture dai rischi più diffusi e più pericolosi. Le mareggiate interessano solo la fascia costiera diciamo fino ad un chilometro: circa 8mila chilometri quadrati contro una superficie complessiva di oltre 300mila chilometri quadrati, meno del 3%. La legge però non impedisce di estendere le coperture ad altri eventi”, osserva il presidente di Ania che confida in un miglioramento della normativa.

Solo il 12% delle imprese assicurate

Resta però il tema dei rimborsi: chi è assicurato rischia di non essere rimborsato perché le mareggiate non rientrano nelle coperture e chi non è assicurato potrebbe non aver accesso ai contributi pubblici, come previsto dalla legge. “Le assicurazioni pagheranno fino all’ultimo centesimo, nei termini in cui la polizza, obbligatoria o facoltativa, è stata stipulata e lo Stato farà il suo. Ma serve una presa di posizione forte verso le imprese che scelgono di non assicurarsi. Solo così si capirà che le assicurazioni sono uno scudo di protezione necessario”. 

Quante sono le imprese che si sono assicurate dall’introduzione dell’obbligo? “A inizio 2025 le imprese assicurate erano il 7%. Dopo un anno sono il 12%: 500.000 su oltre 4 milioni: troppo poche”. Lo stesso discorso vale anche perle abitazioni: “oggi solo il 7% è assicurato. Bisognerà trovare un’adeguata formula per mettere in sicurezza anche le case di tutti gli Italiani”.

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