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Legge elettorale, Braccio di ferro Renzi-Berlusconi

Il Partito democratico ritira i suoi emendamenti alla legge elettorale, Forza Italia no – Renzi insorge: “I patti vanno rispettati” – Ma Berlusconi, che punta alla vittoria al primo turno, non molla sul quorum al 35% per accedere al premio di maggioranza e sulle soglie di sbarramento per i partiti minori.

Legge elettorale, Braccio di ferro Renzi-Berlusconi

Inizia l’esame degli emendamenti alla legge elettorale in commissione Affari costituzionali alla Camera, ed è subito caos. Il segretario del Pd, Matteo Renzi, ha convinto i suoi deputati a ritirare le proposte di correzione che non rientrano nell’accordo raggiunto con Silvio Berlusconi. Da Forza Italia era arrivata in prima battuta un’apertura, che però è stata smentita nel giro di poche ore.  

In un faccia a faccia a Roma con il segretario democratico, Denis Verdini avrebbe dichiarato la disponibilità di Fi a discutere dell’innalzamento dal 35 al 38% della soglia fissata per accedere al premio di maggioranza. Subito dopo la diffusione della notizia, i falchi (Renato Brunetta, Daniela Santanchè e lo stesso Verdini) si sono affrettati a negare.

Il Cavaliere vuole giocarsi tutto al primo turno e ritiene che l’obiettivo sarebbe impossibile da centrare con un quorum superiore al 35%. Nessun dubbio, invece, sul no all’ipotesi di portare dal 5 al 4% la soglia di sbarramento per i partiti che fanno parte di coalizioni.

L’approdo in Aula della riforma è previsto per il 29 gennaio, ma, secondo Forza Italia, potrebbe slittare a causa dei “problemi del Pd”. La decisione sull’eventuale rinvio sarà presa domani dalla conferenza dei capigruppo.

Sulla delega al governo per la definizione dei collegi, avrebbe spiegato Renzi ai deputati Pd, la trattativa con Forza Italia, che chiede resti materia parlamentare, sarebbe ancora aperta. Quanto all’idea delle primarie per la scelta dei candidati parlamentari, subito bocciata dai berlusconiani, Renzi avrebbe chiesto di mantenere l’emendamento, ma di trasformare la consultazione da obbligatoria a facoltativa.

Dai deputati forzisti arriva invece l’emendamento “salva-Lega”: una sorta di deroga alla soglia di sbarramento su base territoriale: “Potranno entrare in Parlamento quei partiti che, pur non avendo superato la soglia del 5% – si legge nella proposta di modifica – , hanno tuttavia ottenuto una media di almeno il 7% dei voti in sette circoscrizioni”. 

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