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Lavoro, tasso di occupazione superiore per gli stranieri rispetto agli italiani e per gli uomini rispetto alle donne: Rapporto Cnel

Ecco quanto emerge nell’ultimo rapporto del Cnel. Chi migliora e chi no. E i giovani che cosa fanno?

Lavoro, tasso di occupazione superiore per gli stranieri rispetto agli italiani e per gli uomini rispetto alle donne: Rapporto Cnel

E’ stato pubblicato nei giorni scorsi il Rapporto n.1/2026 del Cnel relativo all’offerta e alla domanda di lavoro nel IV trimestre del 2025. Nel Rapporto vengono affrontati taluni aspetti che sono il frutto di rilevazioni particolari di approfondimento non sempre segnalati nella loro specificità. Abbiamo pensato, così, che fosse utile soffermarsi su di loro.

Tasso di occupazione superiore per gli stranieri rispetto agli italiani e per uomini rispetto alle donne

Nel quarto trimestre 2025 il numero complessivo degli occupati in Italia si attesta a 24 milioni e 68 mila unità, con un tasso di occupazione stabile al 62,4%. All’interno del lavoro dipendente si osserva un rafforzamento dell’occupazione a tempo indeterminato (+1%), che registra un aumento per entrambi i generi. Parallelamente, si riduce l’occupazione a tempo determinato (-8,6%), con una contrazione più marcata rispetto alla crescita dei rapporti stabili, in particolare per gli uomini.

Tra gli italiani, il tasso di occupazione (non destagionalizzato) si attesta al 70,2% per gli uomini e al 54,5% per le donne. Nel confronto con il quarto trimestre del 2024, si osserva una riduzione di 0,5 punti percentuali per gli uomini e un aumento di 0,6 punti per le donne. Tra gli stranieri, il tasso di occupazione risulta pari al 76,7% per gli uomini e al 48,8% per le donne, con incrementi rispettivamente di 0,7 e 0,4 punti percentuali. Il tasso di disoccupazione si colloca al 5,5%, in calo rispetto al quarto trimestre del 2024 (-0,5 punti percentuali). Anche in questo caso emergono differenze per cittadinanza e genere: tra gli italiani, il tasso di disoccupazione è in calo al 4,9% per gli uomini e al 5,3% per le donne, con variazioni rispettivamente di-0,3 e-0,8 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2024. Tra gli stranieri, il tasso di disoccupazione si attesta all’8,3% per gli uomini e al 9,9% per le donne: per gli uomini stranieri si registra un aumento di 0,3 punti, mentre per le donne straniere si osserva una riduzione di 2,2 punti percentuali. Nel totale, il tasso di disoccupazione è pari al 5,3% per gli uomini e al 5,8% per le donne, con una diminuzione rispettivamente di 0,2 e 1,0 punti percentuali.

Le ripartizioni territoriali

Nel quarto trimestre 2025 i principali indicatori del mercato del lavoro mostrano andamenti differenziati tra le diverse ripartizioni territoriali del Paese rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per quanto riguarda il tasso di occupazione, le variazioni risultano complessivamente contenute: nel Nord e nel Mezzogiorno il tasso rimane sostanzialmente stabile, nel Centro si registra un incremento di 0,4 punti percentuali. Dinamiche più marcate emergono invece nell’andamento del tasso di disoccupazione. Nel Centro si registra una diminuzione di 0,4 punti percentuali, mentre nel Mezzogiorno la riduzione risulta più significativa, pari a 1,4 punti percentuali. Nel Nord, al contrario, il tasso di disoccupazione rimane invariato. L’analisi congiunta degli indicatori, includendo il tasso di inattività, evidenzia come la diminuzione della disoccupazione, in particolare nelle regioni meridionali, non si accompagni a un corrispondente aumento dell’occupazione. Nel Mezzogiorno, infatti, alla riduzione della disoccupazione si affianca un aumento del tasso di inattività pari a 0,8 punti percentuali, segnalando una crescita della quota di persone che non lavorano e non sono attivamente alla ricerca di un impiego né immediatamente disponibili a iniziarlo.

Il gender gap nel territorio

Anche nell’anno 2025 il divario di genere tra il tasso di occupazione maschile e femminile non conosce una diminuzione significativa, attestandosi al 17,4 punti percentuali (-0,4 pp. rispetto al 2024). La media nazionale è il risultato di una marcata eterogeneità territoriale. Laddove i livelli occupazionali sono più elevati, nelle regioni del Centro-Nord, il divario di genere risulta inferiore alla media nazionale, seppur con grande variabilità: la provincia autonoma di Trento, la Valle d’Aosta e le Marche non raggiungono il 10%, mentre Veneto e Lazio superano il 16%. Nel Mezzogiorno, caratterizzato da un più basso livello occupazionale per uomini e donne, si registra un divario di genere sensibilmente più elevato: Puglia, Campania e Sicilia oltre i 25 punti percentuali, mentre Basilicata e Calabria superano i 23 punti. L’Abruzzo si distingue, da un lato, per tassi di occupazione maschili assimilabili alle regioni del Centro-Nord, dall’altro per un divario di genere allineato alle regioni meridionali, con un gap di quasi 20 punti percentuali. Tra le regioni del Sud, unica eccezione è la Sardegna con un divario di genere di 14 punti percentuali.

Occupati e occupate per settore economico

Nell’anno 2025 la distribuzione dell’occupazione per settore economico evidenzia una differenziazione tra uomini e donne nella composizione settoriale del lavoro. La componente femminile si concentra principalmente nel settore dei servizi, pari al 84,2% del totale, con oltre 2 milioni di occupate nel commercio, settore alberghiero e ristorazione e ben 6,5 milioni nelle altre attività. La componente maschile, invece, è più distribuita: oltre al settore dei servizi che occupa più di 8 milioni di lavoratori, la presenza degli uomini è rilevante anche nell’industria in senso stretto e nelle costruzioni con circa 5 milioni di occupati.

Guardando alle variazioni rispetto alla media annua del 2024, emerge una crescita generalizzata per l’occupazione maschile con l’unica importante eccezione del settore industriale, ove si registra una diminuzione del 1,6%. A far da contrappeso rilevante il settore delle costruzioni che – trainate dagli incentivi pubblici – aumenta del 5%. L’occupazione femminile, invece, conosce una crescita attenuata in tutti i settori, intorno all’1%, con una diminuzione significativa nel settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca (-2,7%) che, tuttavia, coinvolge circa il 2% delle lavoratrici.

Divari generazionali: migliorano le fasce più adulte

Nel confronto tra 2025 e 2024, il mercato del lavoro evidenzia dinamiche differenziate tra le diverse classi di età, con segnali di miglioramento per le fasce più adulte e criticità per le giovani generazioni. Per i/le giovani tra 15 e 24 anni si registra una diminuzione del tasso di occupazione di 1,8 punti percentuali, accompagnata da un aumento del tasso di inattività di 2,2 punti e da una lieve crescita della disoccupazione. Questa dinamica segnala un indebolimento della partecipazione delle/dei giovani al mercato del lavoro. Nella fascia 25-34 anni le variazioni risultano più contenute, con una sostanziale stabilità degli indicatori e un lieve peggioramento in termini di occupazione e inattività. Per la classe 35-49 anni si osserva una situazione nel complesso stabile, con un lieve miglioramento sia nel tasso di occupazione sia in quello di disoccupazione e inattività.

Andamenti più favorevoli emergono per la popolazione di 50 anni e oltre, per la quale si registra un aumento del tasso di occupazione pari a 1,8 punti percentuali, accompagnato da una riduzione della disoccupazione (-0,5 punti percentuali) e da una diminuzione dell’inattività (-1,5 punti percentuali).

Ripartizione dei Neet nel territorio

Il confronto tra le ripartizioni territoriali dei Neet (Not in Education, Employment, or Training, sono giovani tra i 15 e i 29 anni o anche fino a 34 che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione, ndr) mostra livelli significativamente più contenuti nel Nord, in particolare nel Nord-Est, mentre nel Mezzogiorno si registrano valori sensibilmente più elevati. Il divario territoriale risulta particolarmente ampio e conferma una maggiore difficoltà di accesso al mercato del lavoro e ai percorsi formativi nelle regioni meridionali.

L’incidenza dei Neet è più elevata tra i giovani con il diploma, seguiti dai soggetti con livelli di istruzione più bassi e diminuisce generalmente tra i laureati. Unica eccezione in tal senso è il Centro, ove la percentuale di Neet è maggiore tra i soggetti con formazione terziaria rispetto a quelli senza alcun titolo di studio o con livelli di istruzione elementare e media, probabilmente a causa del mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Il divario di genere è presente in tutte le ripartizioni e per tutti i livelli di istruzione, evidenziando una condizione di maggiore vulnerabilità per le donne, che risultano più frequentemente esposte al rischio di inattività e marginalizzazione rispetto agli uomini. La distribuzione dei Neet riflette quindi l’interazione tra fattori territoriali e socio educativi, con una concentrazione più elevata nelle aree del Mezzogiorno.

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