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Le pensioni d’anzianità rallentano ma restano più numerose di quelle di vecchiaia: indicizzazione sempre nel mirino

Le novità previdenziali del Rapporto Inps sul primo semestre 2026. In vista della nuova legge di bilancio i nemici della legge Fornero cercheranno di frenare i meccanismi di indicizzazione in relazione all’aumento dell’attesa di vita

Le pensioni d’anzianità rallentano ma restano più numerose di quelle di vecchiaia: indicizzazione sempre nel mirino

Mentre negli antri muscosi e nei fori cadenti si organizza l’offensiva rosso/bruna (sinistra/Lega) sulle pensioni in vista della legge di bilancio 2027 di fine legislatura, il coordinamento statistico/attuariale dell’Inps ha reso note le statistiche relative a tutto il 2025 e ai primi sei mesi del 2026. 

Pensioni: le mani sul meccanismo di indicizzazione 

Non è necessario un particolare servizio di intelligence per individuare le mosse degli eterni candidati al superamento della riforma Fornero. A parte qualche variante di ‘’flessibilità’’ in più vagheggiata dalla Lega (la possibilità di uscire a 64 anni con 41 anni di versamenti e l’applicazione anche al sistema misto di quanto previsto nel sistema contributivo per andare in quiescenza con 64 anni di età e 25 di anzianità sottoponendosi interamente al calcolo contributivo) l’obiettivo dei nostri è quello di mettere le mani sul meccanismo di indicizzazione dei requisiti pensionistici in relazione all’incremento dell’attesa di vita, mediante una verifica biennale dei relativi indici. È probabile che questo esito si raggiunga a puntate, cominciando dal blocco del mese in più previsto nel 2027 e dei due mesi ulteriori nell’anno successivo. Un’operazione il cui costo è stimato pari a 1,1 miliardi quale corrispettivo per evitare il dramma di dover lavorare qualche mese in più. 

Italia, il Paese “anticipato”

Intanto nei giornali “amici degli amici” è cominciata la pastura, in vista della pesca. Si è fatto notare che è in atto una diminuzione delle pensioni anticipate, mentre sono in aumento quelle di vecchiaia. In un paese normale questo trend sarebbe apprezzato perché il sistema tutela la vecchiaia. Infatti, trattamenti anticipati esistono in tutti gli ordinamenti ma sono disincentivati sul piano economico e oggetto di revisione nel quadro delle riforme. 

L’Italia è invece il paese “anticipato” visto che, considerando gli stock, quello dei trattamenti di anzianità supera di due milioni quello della vecchiaia. Si vede che alcuni dei correttivi apportati negli ultimi anni (quote, incentivi modesti a restare in servizio, abolizione di alcune vie d’uscita) hanno prodotto alcuni degli effetti per i quali erano stati predisposti. Ma il numero dei trattamenti, anche se inferiore nei flussi a quello di vecchiaia è pur sempre ragguardevole, dal momento che riguarda generazioni di baby boomers per le quali il pensionamento anticipato è la normalità in considerazione della anzianità di servizio maturata ad un’età da anziano/giovane. 

Inps: i dati del primo semestre 2026

È poi lo stesso Inps a far notare che dall’analisi dei dati emerge che, in tutte le gestioni considerate, il numero delle pensioni liquidate nel primo semestre 2026 risulta inferiore rispetto al corrispondente periodo del 2025. Tale andamento, però, deve essere letto tenendo conto della provvisorietà dei dati 2026 e della successiva integrazione dei flussi a seguito della definizione delle domande ancora pendenti. I rapporto tra pensioni anticipate e pensioni di vecchiaia, considerando il complesso delle gestioni, rimane sostanzialmente stabile rispetto al 2025; nel primo semestre 2026 le pensioni anticipate risultano pari a circa il 24% in meno rispetto a quelle di vecchiaia; la quota delle pensioni femminili rispetto a quelle maschili registra nel primo semestre 2026 una diminuzione di 8 punti percentuali rispetto al 2025, attestandosi al 109%. 

Il totale delle pensioni con decorrenza nel 2025 è stato di 892.108 per un importo medio mensile di 1.216 euro. Le pensioni con decorrenza nel primo semestre 2026 sono state 417.061, per un importo medio di 1.264 euro.

Tali valori si riferiscono alle pensioni di vecchiaia, anticipate, di invalidità e ai superstiti delle gestioni considerate. Sono compresi anche gli assegni sociali.

Si precisa che le pensioni con decorrenza nel 2025 comprendono anche quelle liquidate successivamente al 2025 (fino al 2 luglio 2026), purché con decorrenza nel 2025. Le pensioni con decorrenza nel primo semestre 2026 includono invece esclusivamente quelle liquidate entro il 2 luglio con decorrenza entro giugno.

Di conseguenza, scrive l’Inps, i dati relativi alle decorrenti 2025 e 2026 non sono tra loro confrontabili, in quanto quelli riferiti al 2026 sono ancora suscettibili di variazioni a seguito della futura liquidazione dei trattamenti con decorrenza anteriore al 2 luglio 2026. Eventuali differenze nei volumi di liquidazione possono pertanto riflettere i diversi tempi di definizione delle pratiche amministrative e non necessariamente variazioni nei fenomeni pensionistici sottostanti.

In particolare, per quanto riguarda le singole categorie, le pensioni con decorrenza 2025 sono state:

  • 283.720 pensioni di vecchiaia;
  • 213.882 pensioni anticipate;
  • 62.227 pensioni di invalidità;
  • 233.169 pensioni ai superstiti.

Nel primo semestre 2026 sono state:

  • 132.039 vecchiaia;
  • 100.356 anticipate;
  • 24.307 invalidità;
  • 106.927 superstiti.

Analizzando le singole gestioni: il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (FPLD) ha totalizzato 352.632 pensioni nel 2025 e 170.245 nel primo semestre 2026; seguono la Gestione Dipendenti Pubblici con rispettivamente 126.591 e 45.558, artigiani (88.308 e 42.861), commercianti (78.454 e 38.296), fondi speciali (63.630 e 26.911), parasubordinati (50.779 e 24.551) e coltivatori diretti, coloni e mezzadri (32.604 e 15.207).

Quanto all’aspetto cruciale dell’età del pensionamento, nella prima metà del 2026 (in linea con tutto il 2025) l’età media alla decorrenza della pensione nell’architrave del sistema il FPLD è stata pari a 61,4 anni. 

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