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Borse oggi: Europa contrastata, si impennano i rendimenti dei titoli di stato sui timori di inflazione e rialzi tassi. Torna a salire il petrolio

Sono i mercati obbligazionari i più sofferenti in queste ore perché scontano strette monetarie da parte delle banche centrali per calmare l’inflazione. Borse europee viste aprire in lieve calo. A Piazza Affari occhi a Saipem, Leonardo

Borse oggi: Europa contrastata, si impennano i rendimenti dei titoli di stato sui timori di inflazione e rialzi tassi. Torna a salire il petrolio

Le nuove tensioni in Medio Oriente hanno spinto il prezzo del petrolio sopra i 91 dollari il barile riaccendendo i timori per un rialzo dell’inflazione e di una politica monetaria più restrittiva, soprattutto dopo il tono restrittivo del presidente della Federal Reserve statunitense, Kevin Warsh, nel suo discorso di venerdì al simposio di Jackson Hole. I rendimenti dei titoli di stato in tutto il mondo sono saliti a livelli record, mentre anche le borse asiatiche sono in vendita dopo una chiusura in lieve calo a Wall Street ieri.

Petrolio, gas e grano in rialzo dopo le nuove tensioni in Medio Orinete e Ucraina

Trump ha minacciato ieri ulteriori attacchi contro l’Iran dopo il primo scambio di attacchi diretti in un mese, aumentando le tensioni in un conflitto che si era recentemente trasformato in una situazione di stallo economico. Nelle ore precedenti l’Iran ha lanciato missili durante la notte contro due basi aeree statunitensi in Giordania in risposta a un attacco americano all’isola iraniana di Larak, dove Washington ha affermato di aver colpito lanciatori iraniani che stavano disseminando mine nello Stretto di Hormuz. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che Teheran sta ancora cercando una soluzione negoziata alla guerra, dopo giorni di rinnovati scambi di raid aerei e crescenti ostilità a seguito dell’attuazione da parte del presidente statunitense Donald Trump di costose sanzioni economiche. Intanto l’intensificarsi dei combattimenti tra Russia e Ucraina ha spinto i prezzi del grano vicino ai massimi degli ultimi tre anni. I future sul petrolio Brent hanno superato i 91 dollari al barile nelle contrattazioni asiatiche, mentre il prezzo di riferimento del gas in Europa ha chiuso ieri al livello più alto degli ultimi tre anni e mezzo.

Mercati obbligazionari sotto pressione

Gli investitori sono tornati a vendere titoli di stato, facendo impennare i rendimenti, a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio che ha alimentato i timori di inflazione e di crescenti aspettative degli investitori su un rialzo dei tassi di interesse da parte delle banche centrali. Stamane il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni ha toccato il 3% per la prima volta dal 1996. Il rendimento dei titoli di Stato Usa a 10 anni, un parametro di riferimento per i prezzi di molte classi di attività, ha raggiunto il livello più alto dall’inizio del 2025, attestandosi al 4,78%. I futures sul debito francese e tedesco hanno esteso le vendite che in precedenza avevano spinto i rendimenti ai massimi da 15 anni con crescenti pressioni fiscali in entrambi i paesi. I dati sull’inflazione europea, in uscita nel corso della giornata, probabilmente rafforzeranno le aspettative del mercato per un aumento dei tassi di interesse della Bce la prossima settimana.

Da mesi i titoli obbligazionari globali sono sotto pressione, con le preoccupazioni per l’elevata spesa pubblica in mercati come Giappone, Regno Unito e Stati Uniti che spingono gli investitori a cercare una maggiore remunerazione per detenere debito a più lunga scadenza. I mercati stanno scontando un aumento dei tassi di interesse in Nuova Zelanda mercoledì e un aumento da parte della Bce la prossima settimana, mentre le probabilità di un aumento questo mese negli Stati Uniti e in Giappone sono superiori al 50%. Se consideriamo la stagionalità, è improbabile che la pressione sui titoli obbligazionari si allenti. Settembre e ottobre sono stati i mesi peggiori per l’indice obbligazionario globale nell’ultimo decennio, con una perdita media superiore all’1% in ciascuno dei due mesi, secondo i dati raccolti da Bloomberg.

Wall Street ieri ha chiuso in lieve calo

Ieri Wall Street ha chiuso in calo e i rendimenti dei titoli di stato si sono mossi in rialzo, sui timori che un aumento dei prezzi dell’energia a causa della guerra spinga la Fed ad aumentare i tassi già questo mese. Il Dow Jones ha chiuso a -0,70%, S&P 500 a -0,33%, Nasdaq a -0,12%. Nonostante il generale calo, tutti e tre i principali indici azionari statunitensi hanno registrato guadagni mensili. Il Nasdaq ha mostrato la maggiore crescita percentuale ad agosto, grazie alla persistenza degli investimenti nell’intelligenza artificiale, nonostante la recente debolezza. Il Dow Jones, indice delle blue-chip, ha conquistato il quinto mese consecutivo di rialzo.
Secondo lo strumento FedWatch del CME, i mercati finanziari attualmente prezzano una probabilità superiore al 65% che la banca centrale implementi un aumento dei tassi di interesse di 25 punti base al termine della riunione di politica monetaria di settembre.

Asia incerta. Hong Kong sconta un debutto deludente di Shein

Le borse asitiche sono poco mosse. Il Nikkei giapponese è in rialzo dello 0,2% e il Kospi sudcoreano è a +0,3%, con Sk Hynix a +1,3%. . Invece l’Hang Seng di Hong Kong è in calo dell’1% dove le azioni del gigante della moda Shein Global hanno perso l’8% nel primo giorno di negoziazione, dopo un’offerta pubblica iniziale già scontata a causa delle difficoltà di crescita e delle problematiche normative. Il rivenditore di fast fashion, noto per i suoi top da 5 dollari e gli abiti da 10 dollari, è stato colpito dalle modifiche alle tariffe e ai dazi doganali negli Stati Uniti e in Europa, che hanno eroso un pilastro fondamentale del suo modello di business a basso costo.

Borse europee viste aprire in lieve calo. A Piazza Affari occhi a Saipem, Leonardo

Le Borse europee attese aprire in lieve calo: -0,28% il future sull’Eurostoxx50. L’euro è rimasto stabile a 1,1619 dollari e lo yen a 159,76 rispetto al dollaro.

Saipem si è aggiudicata un contratto di servizi di ingegneria per il progetto di combustibili sintetici su scala commerciale di Synhelion in Germania.

Eni insieme alle compagnie Usa Chevron e Ge Vernova Gev.n, l’indiana Ongc e la colombiana GeoPark è vicina alla firma di accordi definitivi in Venezuela, dopo mesi di negoziati volti a concretizzare progetti energetici nel Paese membro dell’Opec.

Leonardo. La compagnia aerea regionale indiana Fly91 sarebbe vicina a ordinare almeno 20 velivoli turboelica del costruttore franco-italiano Atr, nell’ambito di un piano di espansione della propria flotta. Il consorzio aeronautico Atr è composto al 50% da Airbus e al 50% da Leonardo.

Prysmian. Jefferies ha tagliato il target price da 180 a 164 euro (rating buy).
Stellantis. La casa automobilistica cinese Byd si sarebbe informata sulla possibilità di rilevare lo stabilimento Stellantis, attualmente inattivo, nella periferia di Toronto. Stellantis stava riconvertendo l’impianto per la produzione della Jeep Compass, ma l’azienda ha interrotto il progetto lo scorso anno a seguito dell’introduzione di dazi da parte degli Stati Uniti sulle auto straniere. Ad aprile Stellantis stava discutendo con il partner Leapmotor diverse opzioni per la produzione di veicoli elettrici in Canada.

Unicredit. Moody’s ha assegnato a Ucbr, la filiale rumena di Unicredit, per la prima volta il rating Baa1 con un outlook negativo. Il rating riflette gli elevati rischi patrimoniali derivanti dall’alta quota di prestiti concessi alle imprese rumene, incorpora inoltre il profilo di finanziamento della banca basato sui depositi, nonché la sua dipendenza da depositi societari e in valuta estera meno stabili. Il coefficiente Cet1 del 21,3% è superiore di oltre otto punti percentuali al minimo richiesto.

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