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Italia resta 49esima nella classifica della competitività 2014-2015 stilata dal Wef

L’Italia si conferma al 49esimo posto nella graduatoria 2014 della competitività dei Paesi di tutto il mondo. Il World Economic Forum di Davos organizzato dalla Svizzera, penalizza lo stivale per le solite voci: inefficienza delle tasse, della burocrazia, della giustizia, debito pubblico elevato e rigidita’ del mercato del lavoro.

Italia resta 49esima nella classifica della competitività 2014-2015 stilata dal Wef

Il World Economic Forum organizzato a Davos dalla Svizzera vede l’Italia ferma al 49esimo posto nella classifica dela competitività 2014, invariando la posizione della graduatoria del periodo 2012-2013. A pesare sul risultato continuano a contribuire tutte le variabili che rendono difficile la vita imprenditoriale nel Bel Paese. Quindi lentezza di burocrazia e giustizia e correlata inefficienza, sistema tributario e fiscale inadeguato, un mercato del lavoro ancora troppo rigido e debito pubblico che stenta a scendere.

Tra le decine di indici esaminati per stilare la graduatoria generale, l’italia fa registrare i risultati peggiori alle voci debito pubblico, dove rimane 127esima, nella “capacità di trattenere i propri talenti” siamo oltre il 130esimo posto, così come alla variabile “trasparenza nel processo di policy-making”. A spingere l’Italia “fino” alla 49esima posizione, contibuiscono le graduatorie inerenti alla cura della salute della popolazione e soprattutto alla capacità di resistere alle malattie infettive gravi come la malaria.



L’ente organizzatore del forum mondiale, a dispetto dei dati che relegano l’Italia in un ruolo di secondo o terzo piano, si dice convinto che il piano riformatore in via di attuazione con il governo Renzi pssa risollevare la capacità competitiva italiana. Questa, comunque, per ora rimane dietro a economie come quelle di Barbados, Turchia e Mauritius. Fanno peggio di noi, ma con risultati pressoché equivalenti, Kazakhistan e Portogallo, anche loro fermi sulle posizioni del biennio precedente. 

“La lettura dei dati deve tenere conto del fatto che si tratta prevalentemente di dati dipercezione” hanno commentano Paola Dubini e Francesco Saviozzi coordinatori della Divisione Ricerche di SDA Bocconi che si è occupata della realizzazione della ricerca per conto del Wef. “Ma le criticità emerse sono reali e confermate – continuano i ricercatori – da altre ricerche svolte a livello internazionale e devono quindi essere tenuta in debita considerazione. Certo, sui risultati pesa anche il metro di paragone adottato in sede di valutazione: nel caso dell’Italia il confronto con le economie più sviluppate può essere penalizzante e sono evidenti le aspettative di un rapido riallineamento rispetto ai benchmark di riferimento. Una lettura appropriata dell’indice è dunque quella che sottolinea le aree di forza e di debolezza di un sistema paese e gli spostamenti nel tempo, più che le posizioni assolute”.

Tra le premiate di questa classifica, sul gradino più alto del podio si  conferma la Svizzera organizzatrice, per il sesto anno consecutivo in vetta alla graduatoria. Al secondo posto si conferma Singapore, prima tra le potenze asiatiche che contano ben tre economie nella Top 10 con Giappone e Hong Kong al sesto e settimo posto. Da segnalare gli Stati Uniti, che si prendono il terzo posto scalzando la Finlandia scalata alla quarta posizione a scapito della Germania che finisce quinta. 


Allegati: La classifica completa

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