Israele riaccende lo scontro con l’Iran nonostante il parere contrario di Donald Trump. Nella notte l’aeronautica israeliana ha colpito obiettivi militari nell’Iran occidentale e centrale, aprendo una nuova fase della crisi proprio mentre Washington cercava di tenere in piedi il filo dei negoziati con Teheran. Esplosioni sono state udite a Teheran, Tabriz, Isfahan e Karaj. Secondo i media iraniani, le autorità hanno sospeso i voli all’aeroporto internazionale Imam Khomeini di Teheran “fino a nuovo avviso”.
L’azione israeliana arriva dopo ore di tensione altissima, innescate dal raid su Dahieh, la periferia sud di Beirut considerata roccaforte di Hezbollah. Un attacco che ha spezzato un equilibrio già fragile e che Teheran ha letto come una violazione del cessate il fuoco. Da lì la risposta e, dopo 60 giorni, l’Iran è tornato a sparare direttamente contro Israele.
I pasdaran hanno rivendicato l’operazione come rappresaglia per il raid israeliano in Libano. In una prima fase sono partite quattro ondate di missili, dieci in tutto, intercettati dai sistemi di difesa israeliani. I Guardiani della Rivoluzione hanno indicato tra gli obiettivi anche basi aeree israeliane, tra cui Ramat David, vicino Haifa, e successivamente Nevatim e Tel Nof, definendo l’attacco parte dell’operazione “Nasr”, “Vittoria”.
La telefonata di Trump e il messaggio a Netanyahu
Nel momento più delicato, Donald Trump ha provato a bloccare la spirale. Secondo Axios, il presidente americano ha chiesto a Benjamin Netanyahu di non reagire all’attacco missilistico iraniano e di concedere più tempo alla diplomazia. Il messaggio sarebbe stato di aspettare, perché gli Stati Uniti sarebbero vicini a chiudere “qualcosa di positivo” sul fronte dell’accordo con Teheran. Trump, che nelle ore precedenti aveva già espresso irritazione per il raid su Beirut, ha fatto sapere di non essere contento dell’escalation. Alla Fox il presidente avrebbe spiegato che l’intesa poteva essere firmata a breve, “lunedì o martedì”, prima che la nuova fiammata militare cambiasse il quadro. Il presidente americano ha poi invitato Teheran a fermarsi: “Avete lanciato i vostri missili, ora torniamo a trattare”.
La Casa Bianca, infatti, non avrebbe dato alcun via libera all’attacco israeliano contro Beirut sud. “Non abbiamo avuto alcun ruolo in questa vicenda”, è la linea filtrata da Washington. E anche sul raid israeliano in Iran, un funzionario della difesa statunitense citato da Axios ha sostenuto che l’esercito americano non avrebbe preso parte agli attacchi notturni.
Trump: l’accordo con l’Iran e il gelo con Bibi
Trump vuole arrivare all’accordo con l’Iran e teme che Netanyahu faccia saltare il tavolo. Al Financial Times il presidente americano ha detto che gli attacchi iraniani “non avranno alcun impatto sull’accordo” e ha aggiunto che il premier israeliano non avrebbe altra scelta se non accettare un’intesa con Teheran. Una frase dal peso enorme, accompagnata da un’altra uscita ancora più tranchant: “Decido io tutto. Lui non dice niente“. Nelle stesse ore, però, Trump ha cercato di non rompere pubblicamente con Netanyahu. Ha parlato di sintonia con il premier israeliano sulla guerra con l’Iran, pur ammettendo di essere “anche in disaccordo su un paio di cose”. Il dissenso, però, appare sostanziale: Washington punta a chiudere il dossier diplomatico, mentre il governo israeliano continua a muoversi sul terreno militare.
Restano aperti anche i nodi più sensibili del negoziato. Trump ha escluso lo sblocco immediato degli asset richiesti da Teheran, rinviandolo a un secondo momento, “se si comporteranno bene”. Sul tavolo resta inoltre la questione dell’uranio arricchito: Washington sostiene di sapere dove si trovino le scorte ed è pronta a intervenire anche senza accordo, ma intanto chiede a Teheran una mappa da consegnare all’agenzia Onu sul nucleare.
Tel Aviv nei rifugi, lo Yemen entra nella crisi
Mentre Israele e Iran si scambiavano colpi e minacce, anche lo Yemen è tornato a pesare sulla crisi regionale. Le sirene sono risuonate a Tel Aviv e nel centro di Israele per un missile lanciato dagli Houthi, alleati regionali di Teheran. Era la prima volta da aprile. Gli Houthi hanno rivendicato l’attacco e annunciato il divieto di navigazione per le navi israeliane nel Mar Rosso, minacciando un blocco navale nello stretto di Bab al-Mandab. Al Jazeera riporta che il gruppo ha promesso di rispondere “all’escalation con un’escalation”.
Da Teheran, il consigliere della Guida Suprema Ali Akbar Velayati ha alzato ulteriormente i toni, avvertendo che i “circoli della resistenza” avrebbero la capacità di bloccare sia Hormuz sia Bab al-Mandab.
Il rischio di una guerra di giorni
Intanto, l’Idf ha dichiarato lo stato di allerta e si prepara a continuare le operazioni. Secondo la Radio dell’Esercito israeliano, lo scambio di fuoco potrebbe durare diversi giorni e le forze armate starebbero organizzando una mobilitazione su larga scala delle riserve, con rafforzamenti ai confini, in particolare nell’area tra Cisgiordania occupata e Giordania.
Netanyahu ha convocato il gabinetto di sicurezza, mentre l’esercito israeliano ha esortato la popolazione a mettersi al riparo davanti a nuove raffiche di missili iraniani. Da Teheran, i pasdaran hanno presentato la risposta come un avvertimento, minacciando una reazione più ampia se Israele dovesse colpire ancora.
L’Europa prova a inserirsi nella finestra diplomatica. L’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha chiesto il cessate il fuoco, la riapertura dello Stretto di Hormuz e una soluzione negoziale, ricordando che Iran e Stati Uniti devono trovare un accordo. Londra ha parlato di una ripresa del conflitto che “non è nell’interesse di nessuno” e ha invitato entrambe le parti alla moderazione.
