L’Iran ha presentato agli Stati Uniti una nuova proposta per arrivare alla riapertura dello Stretto di Hormuz e alla revoca del blocco navale, lasciando però fuori, almeno per ora, il dossier più delicato. I negoziati sul programma nucleare di Teheran, secondo l’impostazione avanzata tramite mediatori pakistani, dovrebbero essere rinviati a una fase successiva, senza una data già fissata.
Una mossa che punta a rompere l’impasse diplomatica tra Washington e Teheran, separando la crisi nello Stretto e il conflitto in corso dal nodo dell’arricchimento dell’uranio. Prima la riapertura della rotta energetica e un accordo sulla guerra, poi il confronto sul nucleare.
La carta di Teheran
Secondo quanto riportato da Axios, la proposta iraniana si concentra sulla soluzione della crisi legata allo Stretto di Hormuz e al blocco imposto dagli Stati Uniti. Nell’ipotesi sul tavolo, il cessate il fuoco potrebbe essere prolungato per un periodo ampio oppure trasformarsi in una chiusura definitiva del conflitto.
Solo dopo la riapertura dello Stretto e la revoca del blocco, Teheran sarebbe pronta a rimettere in agenda il negoziato nucleare. È un passaggio politicamente pesante, perché consente all’Iran di aggirare, almeno temporaneamente, le divisioni interne sulle concessioni da offrire a Washington sul proprio programma atomico. Per gli Stati Uniti, però, accettare questa sequenza potrebbe significare perdere una parte della leva negoziale. Una volta chiusa la crisi di Hormuz, Donald Trump avrebbe meno pressione immediata da esercitare su Teheran per ottenere passi avanti sulla riduzione delle scorte di uranio arricchito e sulla sospensione dell’arricchimento.
Iran, il ministro degli esteri vola a Mosca
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito molto positiva la missione svolta nel fine settimana a Islamabad, dove sarebbero state esaminate e fissate le condizioni specifiche per un’eventuale prosecuzione dei colloqui con gli Stati Uniti. Condizioni che, secondo il capo della diplomazia iraniana, restano molto importanti. Araghchi è poi arrivato a San Pietroburgo per incontrare Vladimir Putin, confermando il ruolo della Russia come interlocutore costante di Teheran sulle principali questioni regionali. Il ministro ha rivendicato consultazioni strette e continue con Mosca, mentre ha attribuito agli Stati Uniti la responsabilità del rinvio dei colloqui previsti in Pakistan.
Secondo Araghchi, l’approccio americano avrebbe impedito ai negoziati di andare avanti, nonostante alcuni progressi precedenti. Da parte iraniana resta ferma la linea secondo cui Teheran non intende trattare sotto pressione o davanti a quelle che considera richieste eccessive.
Il blocco che pesa sui mercati
La tensione resta alta anche sul piano militare. Il Centcom, il comando centrale statunitense, ha riferito che le forze Usa hanno intercettato 38 navi nello Stretto di Hormuz, ordinando loro di invertire la rotta o rientrare in porto. Il blocco continua così a incidere su una delle rotte più sensibili per il traffico energetico globale.
È proprio questo il punto su cui Teheran prova ora a costruire un’intesa rapida. La riapertura dello Stretto diventerebbe il primo tassello di una de-escalation, mentre il nucleare verrebbe spostato su un binario più lungo e incerto.
A Washington, Trump dovrebbe riunire i principali collaboratori per la sicurezza nazionale e la politica estera per valutare lo stallo negoziale e i prossimi passi. Il presidente americano ha fatto sapere di non avere fretta, ma la proposta iraniana mette la Casa Bianca davanti a una scelta netta. Chiudere subito la crisi di Hormuz, accettando di rimandare il confronto sul nucleare, oppure tenere insieme i due dossier e rischiare un nuovo irrigidimento del negoziato.
