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Intesa Sanpaolo, nuovo Monitor sulle fragilità: lavoro, servizi e capitale umano ridisegnano le disuguaglianze

Intesa Sanpaolo lancia il Monitor sulla geografia delle fragilità: divari territoriali, capitale umano, lavoro e servizi al centro dell’analisi 2026

Intesa Sanpaolo, nuovo Monitor sulle fragilità: lavoro, servizi e capitale umano ridisegnano le disuguaglianze

Intesa Sanpaolo lancia il “Monitor per la Geografia delle Fragilità e delle Disuguaglianze”, un nuovo progetto di ricerca pensato per osservare i territori italiani con una lente più ampia rispetto ai tradizionali indicatori economici. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Intesa Sanpaolo per il Sociale, la struttura della Banca guidata da Carlo Messina dedicata ai programmi contro le disuguaglianze e a favore dell’inclusione sociale, Aiccon Research Center, il centro di ricerca di Intesa Sanpaolo SRM – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno e il Research Department di Intesa Sanpaolo.

Le fragilità non si misurano più soltanto attraverso il reddito. Pesano il lavoro, la demografia, la qualità dei servizi, l’accesso alla salute, l’istruzione, l’inclusione sociale, l’ambiente e la struttura produttiva. Per questo il Monitor analizza le province italiane attraverso una base di circa 150 indicatori, organizzati in 11 domini e 37 dimensioni, con l’obiettivo di cogliere la complessità dei divari territoriali e sociali.

Disuguaglianze più complesse, risposte più mirate

Il progetto punta a trasformare l’analisi in uno strumento operativo, utile a orientare interventi e strategie.“Il Monitor conferma quanto le disuguaglianze siano fenomeni complessi e non lineari, capaci di manifestarsi in modo diverso da territorio a territorio. In questa prospettiva, Intesa Sanpaolo, con la sua capacità di coniugare la dimensione economica e sociale, vuole svolgere un ruolo abilitante nella costruzione di risposte mirate ai bisogni reali delle comunità e delle persone. Le analisi del Monitor saranno utili a orientare l’azione della Banca. Con una vocazione evolutiva e aperta, Intesa Sanpaolo lo mette a disposizione di istituzioni, imprese e attori sociali del Terzo settore per contribuire a creare valore sociale e favorire un impatto sempre più significativo” ha commentato Paolo Bonassi, Chief Social Impact Officer di Intesa Sanpaolo.

La chiave di lettura è l’impatto sulle persone, indicato come il principale fattore di amplificazione delle disuguaglianze. Non basta osservare dove cresce l’economia: occorre capire se quella crescita riesce davvero a tradursi in benessere, inclusione, accesso ai servizi e partecipazione.

Capitale umano, lavoro e servizi: il nodo dello sviluppo

Le evidenze 2026 indicano il capitale umano come uno dei principali motori della crescita territoriale. Dove lavoro, imprese, redditi e servizi procedono insieme, si creano circuiti virtuosi capaci di rafforzare sviluppo e coesione. Il quadro cambia quando questi elementi si muovono in modo disallineato.

La disoccupazione giovanile elevata si associa a una minore partecipazione democratica, mentre i territori con una maggiore presenza di giovani Neet risultano meno attrattivi e meno dinamici sul piano economico e sociale. Anche il rapporto tra occupazione e benessere si rivela meno automatico di quanto si potrebbe pensare. Nei territori a bassa densità abitativa e con una popolazione più anziana, la presenza di lavoro non basta da sola a migliorare la qualità della vita.

A pesare sono la dispersione territoriale, la difficoltà di accesso ai servizi e livelli più bassi di prevenzione. In contesti più strutturati, invece, la combinazione tra lavoro, servizi sanitari, prevenzione e dinamiche demografiche può rafforzare il benessere complessivo. Lo studio segnala anche che legalità e sicurezza non avanzano automaticamente insieme allo sviluppo economico.

Una geografia meno prevedibile dei divari italiani

Il Monitor conferma il divario tra Nord e Sud, ma restituisce un’Italia più sfumata rispetto alla tradizionale contrapposizione territoriale. Accanto alle fragilità note emergono dati positivi anche in aree periferiche o depresse, mentre vulnerabilità significative si manifestano dentro province considerate economicamente più forti. Le traiettorie di sviluppo, dunque, non sono statiche: interventi mirati possono ridurre i divari e modificare gli equilibri locali.

Tra gli aspetti più innovativi dello studio c’è la lettura “per differenziale”, che mette a confronto i bisogni dei territori con le risorse disponibili. Da questa impostazione emergono squilibri tra domanda e offerta di servizi in settori decisivi: sanità, servizi per l’infanzia, inclusione educativa e assistenza agli anziani.

I sistemi sanitari non risultano sempre allineati alle esigenze delle comunità locali. La carenza di servizi per l’infanzia può frenare l’occupazione femminile. L’offerta socioassistenziale per la popolazione anziana appare insufficiente in diversi contesti. È qui che prende forma una “geografia delle fragilità” più complessa e meno prevedibile, capace di attraversare anche territori tradizionalmente considerati virtuosi.

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