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Intelligenza artificiale: bolla o no? Il crollo dei giorni scorsi è l’inizio dell’esplosione? Molti indizi dicono il contrario

Gli analisti finanziari portano argomenti a favore del fatto che il crollo dei titoli dell’AI possa trattarsi piuttosto di una pausa per prendere fiato prima di riprendere la corsa. Dall’arrivo di mega Ipo a Wall Street, a una stagione degli utili molto fruttuosa, all’idea di Trump di investire nell’AI, fino agli eccessivi timori di aumento dei tassi della Fed: ecco alcuni degli elementi da valutare prima di gettarsi allo sconforto

Intelligenza artificiale: bolla o no? Il crollo dei giorni scorsi è l’inizio dell’esplosione? Molti indizi dicono il contrario

Di fronte a un calo così potente dei listini come si è verificato in questo ultimo, nerissimo venerdì, ciò che alcuni investitori si domandano è se sia arrivato quel momento tanto temuto dello scoppio della bolla tecnologica. Ma nonostante effettivamenti i segni in rosso siano consistenti, ci sono indizi che non vanno trascurati che inducono a pensare che si tratti piuttosto di una pausa per prendere fiato prima di iniziare una nuova corsa. Dall’arrivo di mega Ipo a Wall Street, a una stagione degli utili molto fruttuosa, all’idea di Trump di investire nell’AI, fino agli eccessivi timori di aumento dei tassi della Fed: ecco alcuni degli elementi da valutare prima di gettarsi allo sconforto.

Dalla miccia accesa di Broadcom allo spauracchio dei tassi: la cronaca di un crollo in due giorni

Certo, la realtà è cruda: venerdì si è assistito a un vero e proprio crollo dei produttori di chip a Wall Street. Il settore dei semiconduttori ha cancellato 1.300 miliardi di dollari di valore di mercato azionario.

Nvidia, il produttore di chip di maggior valore al mondo, ha perso circa il 6%, riducendo la sua capitalizzazione di mercato di oltre 300 miliardi di dollari. Micron Technology ha subito un crollo del 13%, facendo evaporare circa 150 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato. Marvell Technology ha restituito il 17%, mentre Amd ha perso quasi l’11%. Per non parlare di Broadcom che ha perso un altro 8% dopo il circa -12% del giorno prima, quando ha pubblicato dati trimestrali che non sono piaciuti al mercato e che sono diventati la scintilla che ha innescato le vendite di tutto il settore.

L’indice del chip di Filadelfia ha subito un crollo del 10,3%, registrando la sua peggiore perdita giornaliera da marzo 2020, quando la pandemia di coronavirus ha mandato in tilt i mercati globali. L’indice dei semiconduttori solo mercoledì scorso aveva raggiunto un massimo storico e, anche dopo le perdite di venerdì, rimane in rialzo del 73% dall’inizio dell’anno.

A gettare benzina su un mercato già scottato dai dati di Broadcom è poi arrivato sempre venerdì lo dato sull’occupazione Usa: fortissimo ma che può essere letto in due modi: da una parte la buona salute dell’economia statunitense, dall’altra l’indicazione che proprio per questo la Fed potrebbe avere più spazio per alzare i tassi. Queste ultime preoccupazioni hanno fatto scendere l’indice S&P 500 è diminuito del 2,6%.

E’ l’esplosione della bolla oppure no? Ecco che cosa analizzare prima di abbandonarsi allo sconforto

“Il settore dei semiconduttori era eccessivamente ipercomprato. Ecco perché stiamo assistendo al crollo dei prezzi. Non credo che sia la fine del mercato rialzista (dei semiconduttori)”, ha detto Reuters Ohsung Kwon, Chief Equity Strategist di Wells Fargo.

“Nel ciclismo, l’allungo non si giudica mentre il corridore accelera. Lo si misura quando il gruppo si ferma a guardare il distacco” osserva Gabriel Debach di eToro. “Il settore tecnologico ha fatto esattamente questo negli ultimi mesi (e anni); ha ingranato il grande rapporto sull’onda dell’AI, ha aperto un gap progressivo sul resto del mercato, e ora si trova al centro di un dibattito che accompagna ogni strappo di questa portata. Bolla o pausa? Caduta o sosta tecnica? Di sicuro da marzo il settore tech si è portato sulle spalle l’intero mercato, senza mai prendere fiato. “Qualche passo indietro è fisiologico. Le bolle raramente scoppiano durante la fase degli investimenti. Scoppiano quando arriva il momento di dimostrare che quegli investimenti possono generare ritorni”.

Ci sono anche fatti concreti da guardare, come la crescita trimestrale degli utili per azione (EPS) dell’S&P 500 anno su anno. Il trend indica “una risalita pazzesca dopo il crollo del 2020” dice Ferdinando Colella di eToro. “Ridurre l’attuale fase di mercato al solo “effetto Nvidia” è un errore di prospettiva. La realtà è che stiamo assistendo a un’esplosione dei profitti che ha lasciato spiazzati gli stessi analisti: se a marzo le stime parlavano di un’espansione degli utili dell’11%, i dati effettivi mostrano oggi un balzo del +27% per il primo trimestre del 2026. E i dettagli che definiscono questo momento sono quasi incredibili e ci fanno capire che non è semplice speculazione”.

Innanzitutto, due terzi delle aziende dell’S&P 500 hanno battuto le stime sugli utili nel primo trimestre, ma l’aspetto “più sbalorditivo è il movimento parabolico compiuto dall’indice delle “Memory stock” (semiconduttori e memorie), passato in un solo anno da 175 a 1500 punti”. Nuovi colossi sono entrati nell’Olimpo, come Samsung, tornata nel club delle società con capitalizzazione superiore al trilione di dollari o Sk Hynix “Tutto questo è alimentato da una generazione di cassa reale” dice ancora Colella. “Certo, nel breve periodo possono sempre esserci fattori come le tensioni geopolitiche o i dati sull’inflazione che spaventano e creano volatilità. Ma la storia ci insegna che, una volta digerita la notizia passeggera, i listini tornano a correre perché la cosa più importante che guardano gli investitori, che guarda il mercato sono sempre principalmente gli utili aziendali”.

Le strategie di Trump sull’intelligenza artificiale

Il primo a credere nello sviluppo e nell’ulteriore espansione del settore è lo stesso presidente degli Stati Uniti e la sua potenza di fuoco potrebbe non essere ininfluente sui titoli azionari. Venerdì Trump ha detto ai giornalisti che il suo team sta valutando l’idea che le aziende di intelligenza artificiale offrano al pubblico americano una partecipazione nelle loro società, aggiungendo che ha in programma di ospitare un incontro con i dirigenti di aziende di questo settore già la prossima settimana in un contesto in cui l’amministrazione Usa vuole accelerare lo sviluppo e l’utilizzo dell’IA anche per applicazioni di sicurezza nazionale. Intanto il sito di notizie digitali Notus ha riportato giovedì che alti funzionari statunitensi hanno avuto colloqui preliminari con aziende di intelligenza artificiale in merito alla possibilità che anche lo stesso governo acquisti alcune azioni delle loro società. Del resto l’amministrazione Trump ha assunto un ruolo rilevante nel settore aziendale statunitense, acquisendo partecipazioni nel produttore di chip statunitense Intel e in alcune aziende attive nel settore delle terre rare e della meccanica quantistica.

La corsa ai finanziamenti: le recenti raccolte di Meta e Google fino alle prossime mega Ipo

Il carburante dell’espansione di tutto il settore tecnologico sono banalmente i soldi. Tanti soldi. “La spesa in conto capitale prevista per lo sviluppo dell’IA, già storica all’inizio dell’anno, ha subìto un’ulteriore accelerazione” osserva Antonio Tognoli, analista finanziario e vice presidente dell’Associazione nazionale private and investment banking. “Le stime sugli investimenti dei grandi hyperscaler sono aumentate vertiginosamente in soli due trimestri, con una spesa annua prevista che si avvicina a 1.000 miliardi di dollari entro il 2028”.

Ci si domanda se quegli investimenti possano generare ritorni. “Gli utili per ora reggono. La domanda che il mercato si farà sempre più spesso nei prossimi trimestri è una sola: le spese enormi in infrastrutture AI da parte degli hyperscaler si tradurranno in profitti proporzionali? Finché la risposta è sì, la corsa ha forza per continuare. Quando inizierà a vacillare, quella pausa potrebbe diventare qualcosa di più” dice Debach.

Intanto la corsa ai finanziamenti è quanto mai potente. Meta sta valutando la possibilità di raccogliere decine di miliardi di dollari tramite un’offerta di azioni e altri modi “creativi” per far fronte al forte aumento delle spese legate all’intelligenza artificiale, secondo quanto riportato venerdì dal Financial Times. Meta a ottobre aveva presentato la richiesta per la sua più grande emissione obbligazionaria di sempre, fino a 30 miliardi di dollari, e ha anche concluso un accordo di finanziamento da 27 miliardi di dollari con Blue Owl Capital. Lo scorso aprile la società madre di Facebook e Instagram ha rivisto al rialzo le previsioni di spesa in conto capitale annuale, portandole tra i 125 e i 145 miliardi di dollari. Questa settimana Alphabet di Google ha deciso di raccogliere 84,75 miliardi di dollari in offerte azionarie di dimensioni maggiori, solo per indicare i più recenti annunci.

Ma poi ci sono all’orizzonte, nemmeno troppo lontano, debutti in borsa mai visti con SpaceX attesa per il 12 giugno, seguita nelle settimane successive da Anthropic e OpenAI. Elon Musk si prepara a lanciare un’offerta pubblica iniziale di SpaceX a una valutazione eccezionalmente alta di 1.750 miliardi di dollari, con l’intenzione di lasciare una buona fetta anche per gli investitori retail . Il rovescio della medaglia è proprio qui: chi vuole partecipare a questa corsa? Alcuni analisti vedono le vendite a Wall Street di questi giorni come un modo per monetizzare i forti guadagni per poi partecipare alle grandi Ipo.

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