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In un lunedì nerissimo per le Borse europee, Milano crolla (-3,96%) e lo spread va alle stelle

di Ugo Bertone – Tempesta perfetta su tutti i listini europei: al centro della speculazione non c’è più solo l’Italia ma l’euro – Piazza Affari lascia sul campo il 3,96% e lo spread Btp-Bund macina record su record e arriva a 290 punti base – Intesa perde il 7,74% e Unicredit il 6,33%.

LA VALANGA TRAVOLGE TUTTE LE BORSE: MILANO -3,96%
L’EURO A UN PASSO DA 1,40 SUL DOLLARO. FRANCO RECORD

Una valanga. La Borsa italiana ha vissuto una delle sue giornate peggiori . Ma, a differenza di venerdì, l’attacco alla finanza italiana si è trasmesso a tutte le piazze europee, a conferma del fatto che le vendite sui titoli del debito pubblico italiano, i più liquidi e i più significativi in termini di valore assoluto (lo stock del debito pubblico italiano è al primo posto in Europa), hanno il significato di un test vitale per la tenuta della moneta comune. Ecco il bollettino di guerra al termine di una giornata in cui è difficile individaure una nota positiva: A Milano l’indice FtseMib di Piazza Affari ha perduto il 3,96% finendo a quota 18.295(ai livelli di maggio 2010) , Madrid -4,3%, la Borsa di Parigi scende del 2,3%, Francoforte -2%, Londra -1%. A New York l’indice S&P500 scende dell’1%. L’euro cade in ribasso dell’1,5% contro il dollaro a 1,403 (da 1,4265 di venerdì sera). Schizza in rialzo il franco svizzero a 1,1735 contro l’euro, nuovo massimo assoluto di tutti i tempi. Sale anche l’oro a 1.555 dollari l’oncia (+0,7%) e a 1.108 euro, nuovo massimo storico per le quotazioni in euro.

LA FORBICE SUL BUND SFIORA I 300 BP, IL BTP SALE AL 5,55%
ANCHE L’AGENZIA DI RATING CINESE DECLASSA L’ITALIA

Il rendimento del Btp decennale sale di 30 punti base al 5,55%. Il rendimento del Bund decennale tedesco scende di 14 punti base al 2,68%. Pur di sentirsi al sicuro, gli investitori scelgono il titolo di Stato tedesco che rende praticamente quanto l’inflazione. Lo spread fra il rendimento del Btp decennale e il Bund è di 290 punti base. Rispetto a dieci giorni fa, quando era a 180, si è allargato di 100 punti base, cioè di 1 punto percentuale. A dare un’idea della situazione è pure una notizia in arrivo da Oriente: l’agenzia di rating Dagong, la quarta del mondo, ha reso noto di aver posto sotto osservazione il merito di credito italiano per un possibile declassamento.

NON FUNZIONA LA MOSSA DELLA CONSOB
TIRO AL BERSAGLIO SUI BANCHE E ASSICURAZIONI

Nelle Borse scende tutto o quasi tutto. Le perdite maggiori riguardano le assicurazioni (Stoxx europeo del settore -3,2%), l’industria dell’auto (-3,1%) e le banche (-2,3%).Una cosa è certa: la mossa Consob non ha fermato le massicce vendite sui titoli. A spiccare in questa gara al ribasso Unicredit (-6,33% a 1,154 euro), nel giorno in cui la banca di piazza Cordusio ha annunciato che confermerà il proprio 8,7% in Mediobanca al rinnovo del prossimo patto di sindacato. Giù anche Intesa SanPaolo (-7,74% a 1,526 euro), Bpm (-6,39 % a 1,435 euro) e Mediobanca (-4,28% a 6,15 euro). L’aumento di capitale da 2,15 miliardi di euro di banca Mps (-4,48% a 0,492 euro) è stato sottoscritto al 99,91%. La Fondazione Monte Paschi di Siena ha fatto sapere di aver acquistato più del 50% delle nuove azioni emesse. L’obiettivo dell’istituto bancario è ora quello di distribuire due miliardi di dividendi entro il 2015. Non va meglio al comparto del risparmio gestito, vittima anch’esso di sospensioni durante la giornata borsistica. Mediolanum ha chiuso gli scambi in flessione del -6,28% a quota 2,836, mentre Azimut ha preso il 7,42% a 5,3 euro.

GIORNATA NERA PER I DUELLANTI DEL “LODO”
SCENDE LA GALASSIA FININVEST, LA CIR PURE

La chiusura negativa di Mediolanum si collega, in parte, anche alle difficoltà della galassia Fininvest, dopo la sentenza di appello sul lodo Mondadori. In sintonia, sia Mediaset (-3,82% a 2,918 euro) che Mondadori (-4,51% a 2,246 euro), che hanno pagato lo scotto della sentenza pronunciata sabato mattina dalla Corte di Appello di Milano a proposito del lodo Mondadori. Più difficile, all’apparenza, spiegare la frana di Cir che ha chiuso in perdita del 7,2% a 1,66 euro dopo violente oscillazioni. Nelle prime battute il titolo è volato in rialzo del 6% a 1,898 euro e immediatamente dopo è caduto del 9% fino a toccare un minimo di 1,624 euro. A giustificare le incertezze sul futuro di Cir valgono due considerazioni: la holding dovrà comunque attendere la sentenza definitiva della Cassazione; sono circolate voci secondo cui il gruppo potrebbe utilizzare la liquidità per acquistare La7 da Telecom Italia.

DOPPIA BOCCIATURA PER I TITOLI DI MARCHIONNE
LA VALANGA NON RISPARMIA ENI ED ENEL (-4,9%)

Rosso anche il titolo Eni (-2,76% a 15,5 euro), anche dopo la conferma del suo rafforzamento in Egitto. Il primo ministro egiziano, Essam Sharaf, e l’amministratore delegato della società di San Donato, Paolo Scaroni, riuniti oggi al Cairo, hanno infatti confermato l’impegno di Eni in Egitto come previsto dai recenti accordi. L’Eni è il primo operatore internazionale in Egitto con una produzione di 500 mila barili al giorno. Il ribasso, comunque, non ha risparmiato nessuno. Fiat cade in ribasso del 5,8% Finmeccanica del 2,4%. La frana non risparmia Enel (- 4,9%). Fiat Industrial perde l’1,6% a 8,22 euro. Ma nel corso della seduta è crollata fino a toccare un minimo a 7,70 euro, pur non essendo un titolo finanziario. Sul titolo è intervenuto stamattina il broker francese Exane BnpParibas che ha abbassato il target price del 5% portandolo a 9,7 euro da 10,20 euro. La raccomandazione è confermata.

WALL STREET ASPETTA IL DEBUTTO DELLE TRIMESTRALI
SEMPRE PIU’ A RISCHIO IL BUDGET FEDERALE E IL RATING

A complicare le cose, ripetono molti esperti, è il braccio di ferro tra Obama ed i repubblicani sul taglio del deficit federale che la Casa Bianca vorrebbe accompagnato da aumenti fiscali per i più abbienti. In caso di mancato accordo, i rumors danno per certa la retrocessione del rating degli Usa che perderebbero la tripla A di S&P,s con consegueze enormi per la finanza internazionale. Ma Wall Street, per ora, non dà segni di eccessivo nervosismo, anche se prosegue debole nel corso di una seduta fortemente condizionata dalla crisi dei paesi periferici della zona euro. Dow Jones -1,2%, S&P500 -1,6%, Nasdaq -1,7%. L’assenza di dati macroeconomici relativi all’economia americana non fornisce spunti in grado di orientare gli investitori statunitensi. Saranno invece le trimestrali, a partire da Alcoa questa sera, a guidarli. Gli analisti si attendono una crescita dell’utile per azione del 13%, la più bassa degli ultimi anni. Nell’attesa Wall Street penalizza i colossi bancari JP Morgan (-2,9%) e Bank of America (-2,5%).

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