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Il Ruanda investe nel turismo di lusso per rilanciare l’economia: 1.500 dollari per un safari con i gorilla

Il Paese africano, reduce dal genocidio degli anni ’90, ha sponsorizzato il turismo di elite comparendo sulle maglie dei più importanti club di calcio europei, con la campagna “Visit Rwanda”. Il fatturato del settore è passato da 400 a quasi 700 milioni

Il Ruanda investe nel turismo di lusso per rilanciare l’economia: 1.500 dollari per un safari con i gorilla

Reduce dal trauma del genocidio degli anni ’90, in cui furono sterminate quasi un milione di persone, il Ruanda prova a rilanciare la sua economia e anche la sua immagine internazionale. Da metà anni 2000 il Pil del Paese centroafricano cresce a ritrmi vertiginosi, anche se il reddito pro capite rimane tra i più bassi del continente e anche del mondo: attualmente occupa il 131esimo posto a livello globale, davanti solo ad una decina di altri Stati africani e dello Yemen.

Il governo locale sta puntando su una strategia che è iniziata con sponsorizzazioni sportive, apparse sulle maglie persino di club calcistici europei di alto livello (Atletico Madrid, Arsenal, Paris Saint-Germain), e che sta continuando con ingenti investimenti nel turismo: grazie anche alla presenza delle grandi catene alberghiere degli Stati Uniti e dell’Europa, il Ruanda è diventato una destinazione turistica di lusso.

La nuova moda sono i safari dove osservare i gorilla di montagna e fare kayak sui laghi. Per il governo, l’obiettivo è associare il piccolo Paese dell’Africa a stabilità, organizzazione e alto livello qualitativo. Kigali, la capitale, è una città dotata di infrastrutture moderne, hotel e ristoranti sofisticati, oltre che di un’arena per concerti internazionali che ha già ospitato artisti come Kendrick Lamar, John Legend e Doja Cat.

“Si possono trascorrere dai sette ai dieci giorni in Ruanda e vedere gran parte di ciò che l’Africa ha da offrire”, afferma il ministero del Turismo, citando le savane nella parte orientale del Paese e le montagne a ovest. L’attrazione principale resta il trekking per l’osservazione dei gorilla di montagna, una specie minacciata che vive nella regione vulcanica del Paese. “Ospitiamo metà della popolazione di questa specie presente in tutto il continente”, racconta ancora l’ente che ha lanciato nel 2017 la campagna “Visit Rwanda”.

Da quando la campagna è iniziata, le entrate derivanti dal turismo sono passate, da 400 milioni di dollari a circa 690 milioni di dollari. Al potere dal 2000, il presidente Paul Kagame non ha fatto solo questo di buono: ha anche abolito per decreto le distinzioni etniche che in passato avevano causato un massacro: se prima ogni cittadino doveva indicare sulla propria carta d’identità se fosse tutsi o hutu, oggi la legge vieta persino di parlare di appartenenza etnica.

Kagame ha pure istituito l’“Umuganda”, una giornata nazionale che si svolge l’ultimo sabato di ogni mese, durante la quale tutti i cittadini sono tenuti a svolgere attività di pubblica utilità, come costruire scuole e piantare alberi. Ma anche il “miracolo ruandese”, che ha reso il Paese uno dei più sicuri dell’intero continente, ha un prezzo. L’industria alberghiera si basa infatti sul principio del low volume, high value (“basso volume, alto valore”), privilegiando esperienze molto costose per evitare di essere travolta dal turismo di massa. La visita ai gorilla, per esempio, ha un costo fisso di 1.500 dollari statunitensi (circa 1.370 euro) a persona.

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