Condividi

Il balletto della manovra: ma ci fanno o ci sono?

Sentendo Berlusconi dire che, nel caso ci fosse bisogno, si potrebbe aumentare l’Iva di due punti per tre mesi, viene da pensare che nell’Esecutivo non abbiano la minima idea di come funziona un’economia di mercato – Nessun peso viene dato alla necessità di dare messaggi chiari e stabili nel tempo – Manca qualsiasi idea di rilancio dell’economia

Il balletto della manovra: ma ci fanno o ci sono?

Da diverse settimane, seguendo le peripezie della manovra governativa, sono assillato da un interrogativo: ma questi nostri governanti ci sono proprio o ci fanno? Cioè fanno apposta a sembrare finti tonti per gettare un po’ di fumo negli occhi agli operatori dei mercati ed alle autorità di Bruxelles oltre che ovviamente ai propri cittadini, puntando in realtà a salvaguardare la propria bottega. Oppure proprio non capiscono, hanno perso il contatto con la realtà e non sono in grado di recepire i disperati messaggi che hanno mandato gli esperti di tutti i colori e le stesse autorità internazionali, Bce per prima?
Vedendo i pasticci fatti sul contributo di solidarietà, sulle pensioni di anzianità, sull’abolizione delle Province, sarei tentato di propendere per la seconda affermazione. E ogni giorno arrivano nuove conferme. Sentire Berlusconi dire che, nel caso ci fosse bisogno, si potrebbe aumentare l’Iva di due punti per tre mesi, viene proprio da pensare che al Governo c’è gente che non ha la minima idea di come funziona una economia di mercato e di quali sono in particolare i problemi che l’Italia deve urgentemente affrontare per uscire dal pantano in cui si trova. Nessun peso viene dato alle aspettative, cioè alla necessità di dare messaggi chiari e stabili nel tempo, per creare negli operatori e nei cittadini un clima di fiducia sulla capacità del manovratore di tenere veramente sotto controllo la situazione.
Ed invece abbiamo assistito ad un incredibile balletto di provvedimenti che, già mal concepiti fin dall’inizio, sono via via peggiorati in quanto si sono di fatto ridotti al lumicino i provvedimenti strutturali ed i tagli di spesa e sono aumentate le dosi di demagogia ed i giochi illusionisti. Pensiamo alla lotta all’evasione. La creazione di uno “stock di galeotti” per motivi fiscali era una idea del compianto Andreatta, lanciata a metà degli anni settanta e la cui attuazione (avvenuta anni dopo ed in maniera annacquata) non ha prodotto i risultati sperati. In realtà l’evasione in Italia è un fenomeno complesso e di massa. Per combatterla non basta inasprire i controlli o andare a caccia delle società di comodo, ma occorrerebbe una profonda revisione di tutta la macchina, non solo fiscale, ma amministrativa dello Stato che spesso obbliga i cittadini a vivere nell’illegalità e quindi a creare riserve in “nero” per poter soddisfare le richieste dei politici, dei burocrati o della criminalità.
Soprattutto, nonostante i richiami degli esperti, manca del tutto qualsiasi idea di rilancio della nostra economia, qualsiasi tentativo di creare le condizioni per un incremento di produttività e quindi per valorizzare il potenziale di crescita del Paese. Ma non è solo colpa del Governo. La canizza dei sindaci, presidenti di Province e Regioni è stata veramente vergognosa. Non una parola è venuta da parte di Errani o Formigoni, Alemanno o Pisapia sulla qualità ed il costo dei servizi che offrono ai cittadini, sulla necessità di fare risparmi per tagliare gli sprechi, sulla possibilità di cedere immobili o partecipazioni in società di servizi, terreno spesso del più sfrenato clientelismo. Eppure la gestione di molti Comuni non è certo un esempio di efficienza. A Roma, per dirne una, pare che la burocrazia si sia semplicemente dimenticata di far pagare la seconda rata del vecchio condono edilizio di vent’anni fa e che sulle pratiche rimaste aperte per tanti anni prosperi un mercato clandestino di favori.
Forse noi pensiamo, come al solito, di essere più furbi di tutti gli altri. Berlusconi dice che si è lavorato per cercare di aggiustare le cose senza dare troppo fastidio ai cittadini. Ma al punto in cui siamo il problema non è questo. Il vero problema è di come distribuire gli inevitabili sacrifici del risanamento in modo che tutti siano chiamati a fare la loro parte e soprattutto come ridare una prospettiva positiva di crescita così da offrire concrete speranze ai tanti giovani che non vedono come sistemarsi se non andando all’estero.
Ma le furbizie potrebbero non bastare. I tedeschi stanno già mettendo sotto accusa il Governatore della Bce Trichet per gli acquisti di titoli italiani e spagnoli. L’8 settembre si terrà un board della banca centrale e, se le misure italiane non saranno veramente convincenti, non è detto che la Bce possa confermare la sua politica di sostegno ai nostri titoli. Nel frattempo sembra che la finanza internazionale si stia organizzando per un attacco in grande stile all’euro, puntando sugli anelli più deboli e cioè in primo luogo sul debito italiano. Ci auguriamo che si tratti di timori eccessivi e che nulla di grave avvenga nei prossimi giorni. Ma certo i giudizi della stampa internazionale sulla manovra sono molto negativi e lasciano capire che nuvole nere si stanno addensando all’orizzonte.
Non rimane che augurarsi che durante la discussione parlamentare il Governo accetti alcuni emendamenti delle opposizioni per rendere più incisivo il taglio delle spese correnti, per ridurre da subito il numero delle Province, e soprattutto per dedicare risorse tratte dal riordino della previdenza e dall’aumento dell’Iva ad una consistente riduzione del carico fiscale sui lavoratori dipendenti e ad un rilancio degli investimenti in infrastrutture. Questo dice a gran voce e con toni duri anche Confindustria. Ma questo significherebbe cambiare profondamente l’intero impianto della manovra da “furbetti” pensata dal Governo. Ma se ci troviamo di fronte a gente che non capisce cosa in realtà sta succedendo, le speranze che ciò accada sono proprio una debole fiammella.

Commenta