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Fondazione Ugo La Malfa-Mediobanca: Mezzogiorno, imprese e occupazione per un rilancio possibile

La Fondazione Ugo La Malfa e Mediobanca hanno presentato – dinanzi al presidente Napolitano e al ministro Barca – una fotografia aggiornata del Sud e delle imprese – In tutta l’area meridionale oggi l’occupazione nelle grandi e medie industrie è pari a quella di Brescia ma una svolta è possibile – Le cinque domande preliminari di Giorgio La Malfa

Fondazione Ugo La Malfa-Mediobanca: Mezzogiorno, imprese e occupazione per un rilancio possibile

Nelle regioni meridionali l’occupazione nell’industria di medie e grandi dimensioni è di soli 110 mila unità, più o meno uguale a quella esistente in una provincia come quella di Brescia, che però ha meno di un milione di abitanti mentre il Sud d’Italia ne ha più di 25 milioni. La fotografia della situazione dell’industria nel Sud scattata dal primo rapporto elaborato dalla Fondazione Ugo La Malfa, con l’aiuto dell’ufficio studi di Mediobanca, è davvero impietosa. “Siamo in presenza – ha detto Giorgio La Malfa nel presentare le linee fondamentali del Rapporto – ad una situazione di vera e propria desertificazione industriale nel Mezzogiorno che ha risentito nel lungo periodo dell’impostazione data alla politica di sviluppo delle regioni meridionali che si fondava soprattutto sulle grandi imprese ed in particolare sulle partecipazioni statali. Questi grandi gruppi però non sono stati capaci o non hanno voluto creare un indotto sufficientemente robusto, in grado, cioè, di operare sui mercati aperti una volta che la grande industria è entrata in crisi come del resto in tutto il Paese. Quindi la media impresa, quella che chiamiamo del quarto capitalismo, che nel resto del Paese è riuscita a sostituire la grande impresa sui mercati internazionali e quindi a sostenere l’occupazione industriale, non è stata abbastanza forte nel Sud da sostituire la perdita di occupazione delle grandi imprese”.

Lo studio della Fondazione La Malfa – presentato a Montecitorio alla presenza del Capo dello Stato – esamina sia la situazione delle grandi imprese che quelle delle medie. Il primo gruppo comprende in Italia, secondo l’analisi di Mediobanca, 2000 aziende. Di queste solo 106 hanno sede nel Mezzogiorno ed occupano circa 70mila dipendenti. La imprese medie sono nel Sud 341, cioè l’8,5% del totale nazionale, e occupano poco più di 40mila dipendenti. Entrambi questi gruppi di imprese hanno sofferto più di quelle del Nord della crisi del 2008 e hanno faticato maggiormente a tornare vicino ai livelli pre crisi, soprattutto a causa della minore spinta verso l’export che caratterizza le imprese meriodianali.

Nel complesso, come emerge dalle due tabelle che pubblichiamo, le imprese del Sud registrano un minor valore aggiunto per dipendente rispetto a quelle del centro-nord, compensato in parte da un minor costo del lavoro ma con una redditività che è la metà di quella delle imprese settentrionali. Ed anche dal punto di vista congiunturale emerge che le imprese del Sud hanno sofferto di più a causa della crisi e la ripresa del 2010, pur importante, non ha sanato il distacco con quelle del Nord. E chiaro che con questi indici di redditività non c’è interesse da parte degli imprenditori ad investire nel Sud e la politica degli incentivi finora effettuata non ha sanato questo svantaggio. E’ il momento di chiedersi che cosa può modificare la situazione partendo dalla oggettiva constatazione che solo le regioni meridionali offrono ancora aree disponibili agli insediamenti industriali (il resto dell’Italia è ormai in larga parte saturo) ed anche una manodopera scolarizzata e disponibile a lavorare nelle imprese industriali. Esistono insomma, spazi di crescita per il Sud, e che saturare tali possibilità sarebbe un vantaggio per l’intero paese.

Giorgio La Malfa non ha fornito una ricetta già confezionata, ma ha formulato alcune domande fondamentali a cui occorre rispondere per offrire le condizioni propizie ad uno sviluppo della media impresa, che è oggi il settore di maggior forza dell’industria italiana, evitando peraltro un eccesso di dirigismo e di ingerenza della politica che finora ha frenato più che agevolare lo sviluppo delle attività industriali.

“In primo luogo bisogna chiedersi – ha detto La Malfa – quali siano le infrastrutture più utili allo sviluppo delle medie imprese, se quelle fisiche o quelle immateriali. Poichè non abbiamo risorse per tutto, occorre darsi delle priorità. In secondo luogo bisogna ragionare sulle modalità per migliorare le condizioni ambientali sia dal punto di vista burocratico che, e soprattutto, sotto l’aspetto dell’ordine pubblico e della sicurezza delle imprese. La terza questione riguarda gli stimoli che la politica economica può offrire per agevolare la nascita e la crescita delle medie imprese. Forse si può agire sulla domanda pubblica, ad esempio per alcuni grandi investimenti si possono organizzare consorzi di enti in modo da fare progetti di maggiore entità e di più lunga durata per dare alle imprese prospettive certe sulla base delle quali effettuare gli investimenti. Ma organizzare solo la domanda pubblica è difficile e non è comunque sufficiente. La quarta domanda riguarda le modalità più adatte per favorire la crescita delle piccole aziende e/o l’emersione di quelle sommerse. Infine bisogna chiedersi se può essere utile la creazione di una agenzia pubblica capace di fornire servizi utili alla nascita ed allo sviluppo della media impresa.”

Per ora non sono state fornite risposte a queste domande. Alla presentazione del rapporto era presente il nuovo ministro della coesione territoriale Fabrizio Barca che sembrava condividere molte delle osservazioni di La Malfa. A lui spetterà dare in tempi brevi risposte adatte a valorizzare finalmente le molte risorse inutilizzate delle regioni meridionali.

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