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Filippo De Pisis en voyage: Roma, Parigi, Londra, Milano, Venezia

La mostra intende presentare alcuni capolavori del maestro (circa ottanta tra dipinti e opere su carta), provenienti da musei nazionali e da collezioni private, che rispecchiano i suoi interessi principali: i luoghi innanzitutto, i volti e le persone che li abitano, la natura che li attraversa a cura di Paolo Campiglio.

Filippo De Pisis en voyage: Roma, Parigi, Londra, Milano, Venezia

 Il carattere cosmopolita dell’artista e il suo incessante viaggiare per l’Europa degli anni Trenta-Quaranta pone de Pisis in una luce moderna e attuale, quella di un intellettuale senza frontiere che in un periodo di rafforzamento delle nazioni e di crisi internazionale sceglie le principali capitali come sedi più proprie alla personale declinazione espressiva. 


La mostra intende ampliare il discorso avviato con la storica esposizione curata a suo tempo da Giuliano Briganti e incentrata sugli anni di Parigi (1925-1939). Gli anni parigini, fecondi di scoperte e maturazioni pittoriche, sono qui preceduti dagli anni di Roma (1920-1924), in cui all’artista si rivela la pittura come mezzo più consono; sono intervallati dai due soggiorni a Londra (1935 e 1938), importanti ai fini della precisazione del segno e della messa a punto di una personale tavolozza cromatica; sono seguiti dal periodo di trasferimento a Milano (1940-1943) e infine preludono alla grande opera di Venezia (1943-1949), il momento più felice della pittura depisisiana. 

I lunghi soggiorni nelle capitali europee e nelle principali città d’arte italiane sono inframmezzati dalle consuete pause estive a Cortina d’Ampezzo, dove de Pisis cerca un rapporto autentico con gli elementi naturali e le persone del luogo. L’artista è viaggiatore instancabile, fin dalla giovane età: nei panni di botanico naturalista e collezionista di farfalle egli compie lunghissime peregrinazioni attorno alla nativa Ferrara, spostandosi sia lungo l’Adriatico che verso l’Appennino tosco-emiliano. 

Ferrara è la Città dalle cento Meraviglie, una realtà urbana vissuta nel giovanile incanto metafisico e filtrata prevalentemente attraverso la letteratura, vena dominante nell’artista fino alla metà degli anni Venti. Tuttavia essa permane nell’immaginario pittorico depisisiano quasi come un modello, esportato in ogni differente contesto europeo, in una sorta di aura che permea il suo sguardo sulle cose. 

Ogni periodo di soggiorno in una città costituisce inoltre per de Pisis un’occasione di confronto con il museo – i grandi musei delle capitali europee – dove egli ritrova i maestri internazionali, da Chardin a Lorrain alle luci di Corot, rivede la pittura italiana, la scuola veneta da Giorgione a Tiziano a Tintoretto. Le capitali europee permettono a de Pisis un’avventura nuova nella città, nel suo pullulare e nell’intrinseca vitalità dei parchi, degli angoli scelti dal pittore en plein air, in un rapporto diretto con la varia umanità con cui l’artista viene di volta in volta in contatto. La lezione impressionista è quindi seguita alla lettera dal pittore, benché gli angoli e gli scorci prediletti, gli interni delle chiese, riportino una visione alquanto differente dalle prospettive aeree ottocentesche. 
Nelle vedute urbane del pittore traspare sovente l’ambiguità, pur nella sontuosa vitalità della pittura, di una vena malinconica: i tratti veloci e sintetici, la pittura sbavata, la semplicità scarna di alcune composizioni rivelano quell’esuberante felicità che nasconde un costante dolore esistenziale. 

La mostra si concentra su alcuni capi d’opera relativi ai periodi di soggiorno in una città europea nei generi del paesaggio urbano, del ritratto e del nudo maschile, della natura morta, che costituiscono i principali ambiti di ricerca del pittore, temi fissi in cui egli esprime le proprie inquietudini e il proprio aristocratico distacco dal mondo.

Del periodo romano (1920-1924) spicca la Natura morta con le uova (1924) della Collezione Jesi (Pinacoteca di Brera, Milano) appositamente restaurata per l’occasione, opera “metafisica” che rivela i contatti del giovane artista con alcuni modelli contemporanei, tra cui Giorgio Morandi conosciuto a Bologna negli anni dell’Università.
Tra i capolavori della mostra, nel periodo parigino, sono i paesaggi urbani come il tormentato Quai de la Tournelle (1938) o il limpido Marinaio francese (1930) un ritratto di giovane dipinto in quell’atelier denominato scherzosamente il suo “grenier”, che allude metaforicamente all’instabilità dell’esistenza, tra partenze e approdi reali o solo immaginati.
Al periodo londinese appartiene il dittico de La strada di Londra e La casa di Newton (1935), immagini emblematiche dell’atmosfera abbassata e cupa che l’artista percepiva nel cielo di Londra.
Per la prima volta è inoltre ricostruita, in parte, la donazione che l’artista fece nel 1941 alla Galleria Nazionale d’arte Moderna di Roma, un nucleo di dodici dipinti che dovevano rappresentare la sua arte, con opere emblematiche della ricerca in atto, tra paesaggi urbani, nature morte e ritratti.

L’esposizione si articola in cinque sezioni principali:
• Gli anni di Roma (1920-1924)
• Parigi (1925-1939)
• Londra (1933, 1935, 1938)
• Milano (1940-1943)
• Venezia (1943-1949)

Curata da Paolo Campiglio, per iniziativa della Fondazione Magnani Rocca presieduta da Giancarlo Forestieri, in collaborazione con l’Associazione per Filippo de Pisis, col coordinamento di Stefano Roffi, la mostra, dal titolo “Filippo de Pisis en voyage. Roma, Parigi, Londra, Milano, Venezia”, è visitabile dal 13 settembre all’8 dicembre 2013 nella Villa dei Capolavori di Mamiano di Traversetolo (Parma), la raffinata dimora, ora sede della Fondazione Magnani Rocca, che fu di Luigi Magnani, amico e collezionista di de Pisis.

La mostra è corredata da un ricco catalogo che, oltre a riprodurre le opere esposte, è concepito come uno strumento di analisi storico-artistica sull’opera del pittore alla luce delle fonti documentarie (edite e inedite) emerse dalla ricerca. Comprende saggi del curatore, di Elisa Camesasca, di Marilena Pasquali, di Stefano Roffi, di Andrea Sisti, di Maddalena Tibertelli de Pisis.

Info: Fondazione Magnani Rocca 

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