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Fed, primo taglio dei tassi Usa nell’era del Trump bis: giù di 25 punti base. La reazione di Wall Street. Ecco cosa c’è dietro la spinta monetaria di Powell

Il taglio era atteso dai mercati da diverse settimane e invocato più volte dalla Casa Bianca. La tendenza favorevole dell’inflazione ha convinto la banca centrale a portare il tasso nell’intervallo tra il 4 e il 4,25%. Ecco com’è andato il voto

Fed, primo taglio dei tassi Usa nell’era del Trump bis: giù di 25 punti base. La reazione di Wall Street. Ecco cosa c’è dietro la spinta monetaria di Powell

Era atteso da settimane, se non da mesi, e invocato a gran voce e pubblicamente dallo stesso presidente Donald Trump, fino a generare non poche tensioni istituzionali: alla fine il taglio dei tassi d’interesse statunitensi da parte della banca centrale, la Federal Reserve, è arrivato e ha rispettato le aspettative dei mercati, ovvero di una riduzione di 0,25 punti base. L’interest rate base passa così nell’intervallo tra il 4 e il 4,25%, come scommetteva praticamente la totalità del consensus, il 95,5%. Nelle ore precedenti alla decisione comunicata dal presidente della Fed Jerome Powell erano tuttavia salite le quotazioni di un taglio più consistente, di mezzo punto percentuale: i futures sui tassi d’interesse davano questa possibilità al 4,5%, in calo rispetto alla settimana scorsa quando addirittura la probabilità era stata stimata all’8%, ma il doppio della vigilia quando era appena del 2,1%. La decisione è stata presa con il solo voto contrario del nuovo consigliere Stephen J. Miran, fedelissimo di Donald Trump, che avrebbe appunto preferito un taglio più aggressivo, di 50 punti base.

Powell, più volte attaccato da Trump, ha così deciso per il taglio, reso possibile da un contesto macroeconomico che la Federal Reserve ha finalmente considerato favorevole: in particolare sono arrivati i segnali sperati dall’inflazione, che tra alti e bassi continua a scendere da inizio anno ed è ormai stabilmente sotto la soglia del 3%, nonostante un leggero rialzo nel mese di agosto che però non preoccupa, poiché è giudicato fisiologico come conseguenza dell’entrata in vigore dei dazi. La previsione della Fed è di una inflazione “core” su base annua al 3% a fine 2025, con i dazi che rappresenteranno un cambiamento una tantum nei prezzi e non qualcosa che porterà a un’inflazione più persistente, mentre i costi energetici, il rallentamento degli affitti e soprattutto l’indebolimento del mercato del lavoro contribuiranno tutti a un’inflazione più debole tra la fine del 2025 e il 2026. Ecco perché, ha ancora comunicato l’istituzione finanziaria, sono previsti altri due tagli da 25 punti base entro la fine dell’anno.

La reazione della Borsa: Dow Jones accelera, Nasdaq risale. Euro a 1,19 sul dollaro

La reazione dei mercati finanziari non poteva che essere positiva. La comunicazione della Federal Reserve è arrivata a Borse europee chiuse da un pezzo ma con Wall Street ancora aperta e più che mai alla finestra: prima di sapere dell’aggiornamento del dato l’indice Dow Jones già viaggiava in territorio ampiamente positivo, mentre era in rosso il Nasdaq appesantito dalle perdite di alcuni importanti titoli tecnologici, come in particolare quello di Nvidia, rallentato dallo stop di Pechino agli acquisti di chip per l’Intelligenza artificiale, ma anche Tesla e la stessa Google Alphabet. Dopo l’annuncio invece il Dow Jones ha immediatamente accelerato, portandosi sul +1%, e anche il Nasdaq composite ha iniziato una veloce risalita. Pochissimi istanti dopo la notizia del taglio di 25 punti base il Nasdaq è infatti passato dal perdere circa mezzo punto percentuale al portarsi sulla parità, anche se poi ha chiuso in territorio negativo. Sul mercato valutario da registrare il dollaro che perde terreno dopo la notizia, con l’euro che balza sopra 1,19 dollari, ai massimi da quattro anni.

Le altre comunicazioni e le parole di Powell

Nella stessa riunione dell’atteso taglio dei tassi, la Federal Reserve ha anche divulgato le stime aggiornate sulla crescita del Pil a fine 2025, che sono state alzate all’1,6%. Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione, la Fed rileva che è aumentato ma resta basso, e prevede per il 2025 un dato al 4,5%. “Gli ultimi dati – queste le parole di Powell nel comunicato stampa, a spiegare il perché del persistere della cautela – suggeriscono che la crescita dell’attività economica ha moderato il passo nel primo semestre dell’anno. La crescita dei posti di lavoro si è indebolita, e il tasso di disoccupazione è salito, ma rimane basso. L’inflazione è salita e rimane in qualche modo elevata”. “Non siamo su un cammino predefinito – ha aggiunto il presidente della Fed, spiegando che di fatto si naviga a vista – ma procediamo riunione per riunione”.

“La probabilità di un rialzo improvviso dell’inflazione sono minori, e le difficoltà sul mercato del lavoro sono dovute più all’immigrazione che non ai dazi”, ha detto ancora Powell precisando che l’inflazione si muove in maniera squilibrata a causa delle tariffe ma che il peggioramento dell’occupazione ha cambiato le prospettive. “I cambiamenti nelle politiche governative continuano a evolversi e i loro effetti sull’economia restano incerti”, ha pure sostenuto Powell, che poi ha rivendicato l’autonomia delle scelte della Federal Reserve, rispetto alle pressioni della Casa Bianca: “Siamo fortemente impegnati a mantenere la nostra indipendenza”.

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