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Nvidia, la Cina blocca gli acquisti di chip per l’Intelligenza artificiale. Il titolo soffre a Wall Street

Secondo il Financial Times, la Cyberspace Administration of China ha ordinato ai giganti tech cinesi (come Alibaba e ByteDance) di bloccare gli acquisti e cancellare gli ordini di chip IA da Nvidia

Nvidia, la Cina blocca gli acquisti di chip per l’Intelligenza artificiale. Il titolo soffre a Wall Street

Nvidia è sempre più sotto pressione in Cina. Secondo il Financial Times, la Cyberspace administration of China ha ordinato a giganti tecnologici come Alibaba e ByteDance di non acquistare i chip per l’intelligenza artificiale dal gruppo americano e di annullare gli ordini già effettuati. La notizia ha avuto un impatto immediato sui mercati: le azioni Nvidia sono scese del 2,38% nel premercato, pur restando in rialzo di oltre il 38% negli ultimi dodici mesi.

La stretta arriva nel pieno dei delicati colloqui tra Stati Uniti e Cina a Madrid, incentrato sui dossier di TikTok e dei dazi commerciali, che hanno visto il quarto round lunedì e che culmineranno venerdì con la telefonata tra Xi Jinping e Donald Trump.

Nvidia accusata di violare la legge antitrust in Cina

L’amministrazione statale cinese per la regolamentazione del mercato ha esteso l’indagine antitrust su Nvidia, sostenendo di aver raccolto prove preliminari di violazioni legate all’acquisizione da 6,9 miliardi di dollari di Mellanox Technologies nel 2020. L’operazione era stata approvata da Pechino a determinate condizioni che, secondo le autorità locali, non sarebbero state rispettate. Al momento non è stato chiarito in che modo Nvidia avrebbe violato gli impegni presi. Pechino aveva aperto anche due nuove indagini: una per dumping su alcuni chip importati dagli Usa e un’altra contro le restrizioni all’export americano, giudicate discriminatorie. Una mossa che aveva rischiato di complicare ulteriormente le trattative tra le due potenze.

Se ritenuta colpevole, l’azienda potrebbe essere multata con una sanzione compresa tra l’1% e il 10% delle vendite realizzate nell’anno precedente in Cina, un mercato che rappresenta circa il 13% del fatturato globale del gruppo americano.

Domanda debole per i chip Nvidia in Cina

Nel frattempo, il nuovo chip RTX Pro 6000D, sviluppato da Nvidia per rispettare le restrizioni statunitensi e destinato al mercato cinese, sta registrando una domanda inferiore alle attese. Secondo Reuters, il prezzo elevato – circa 50mila yuan, pari a 7mila dollari – e le prestazioni inferiori rispetto ai modelli vietati dagli Usa, come l’RTX 5090 ancora reperibile sul mercato grigio a metà prezzo, hanno frenato l’interesse dei grandi gruppi.

Anche i chip H20 e B30A, versioni ridotte dei modelli internazionali, restano al centro delle incertezze: sebbene l’H20 sia stato riammesso a luglio, le spedizioni non sono ancora ripartite e le aziende cinesi attendono chiarimenti sul futuro delle forniture.

La strategia cinese sui semiconduttori e la pressione su Nvidia

Il caso Nvidia si inserisce nella più ampia strategia di Pechino volta a rafforzare la produzione domestica di semiconduttori e a ridurre la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti. Non è la prima volta che il colosso dei chip incrocia le resistenze cinesi: già all’inizio del 2025 il chip H20 era stato bloccato, spingendo il ceo Jensen Huang a sollecitare una revisione delle restrizioni, stimando in 50 miliardi di dollari il valore potenziale del mercato cinese dell’intelligenza artificiale nei prossimi tre anni.

Quella pressione aveva portato a un accordo con Washington che consente a Nvidia di vendere nuovamente in Cina, a condizione di versare il 15% dei ricavi generati al governo americano. Ora però le nuove accuse antitrust, lo stop agli ordini e la scarsa domanda per l’RTX 6000D complicano la posizione del gruppo, mentre la Cina accelera nella corsa globale ai semiconduttori.

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