L’oro rallenta, il dollaro è in leggera ripresa, ma le bocce sono quasi ferme sui mercati azionari oggi, prima delle decisioni della Fed, attese alle 20 ora italiana. I listini europei chiudono poco mossi e Wall Street si muove in ordine sparso, ma nel sonnacchioso panorama Piazza Affari si distingue negativamente. Il Ftse Mib perde infatti l’1,29%, sfondando al ribasso la soglia di 42 mila punti base (41.954), dopo aver raggiunto quota 43mila solo pochi giorni fa. A pesare è soprattutto il settore bancario, con gli investitori decisi ad andare all’incasso su un comparto che ha guadagnato circa il 50% da inizio anno, spinto dai vari tentativi – più o meno riusciti – di consolidamento nel settore. A pesare è il timore che la prossima manovra contempli un rinvio della possibilità di trasformare le imposte differite attive (Dta) in crediti d’imposta.
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La chiusura sulle altre principali piazze europee è in ordine sparso: Francoforte sale dello 0,22%, Londra +0,16%, Amsterdam +0,36%. Madrid cede lo 0,11% e Parigi lo 0,4%. Dall’altra parte dell’Atlantico si naviga a vista: il DJ al momento guadagna lo 0,65%, lo S&P 500 perde lo 0,13% e il Nasdaq arretra dello 0,54%. Tra le mega tech soffre Nvidia, -2,8%, in quanto, secondo il FT, Pechino ha bloccato gli ordini al colosso Usa di microchip per l’IA per le aziende cinesi. Al contrario è brillante Alibaba (+3,4%), dopo che i media cinesi hanno comunicato che ha ottenuto un importante cliente per i suoi chip sempre per l’IA.
Il pallino del sentiment, nelle prossime ore, è soprattutto nelle mani della banca centrale degli Stati Uniti, al termine della riunione di due giorni di politica monetaria. Un taglio dei tassi d’interesse di 25 punti base sembra scontato (il tasso di riferimento scenderebbe alla forchetta 4-4,25%), ma non si esclude una maggior aggressività e secondo il FedWatch del Cme Group c’è una probabilità del 6% per un taglio più ampio. Da monitorare sarà soprattutto il discorso del presidente della Fed Jerome Powell che, se restasse orientato alla massima prudenza, potrebbe infliggere un brutto colpo alla propensione al rischio (visti anche i record inanellati dall’azionario) e alle aspirazioni del presidente Usa Donald Trump. Quest’ultimo intanto è a Londra per firmare una serie di ricchi accordi sull’intelligenza artificiale con il premier Starmer, che incontrerà domani, mentre oggi è stato ricevuto con tutti gli onori da Re Carlo III.
Dollaro in leggera ripresa, ma la sterlina tiene con l’alta inflazione
Sul mercato valutario il dollaro oggi appare in leggera ripresa contro le principali valute. L’euro, che ieri ha toccato i messimi da quattro anni, perde circa lo 0,15%, ma si mantiene saldamente oltre 1,185 nel cross con il biglietto verde. Resiste in territorio positivo la sterlina, nella previsione che domani la banca centrale britannica non toccherà il costo del denaro, visto l’alto livello al quale si mantiene l’inflazione del Regno Unito: ad agosto il tasso annuale si è confermato stabile al 3,8%, livello più alto tra le varie economie europee.
Tra le materie prime prende fiato l’oro, dopo l’ennesimo record (a 3700 dollari) toccato ieri. Attualmente lo spot gold tratta a 3684,81 dollari l’oncia, in ribasso dello 0,15% rispetto alla chiusura della vigilia. Arretra leggermente anche il petrolio: il greggio texano tratta a 64,28 dollari al barile (-0,37%) e il Brent a 68,22 dollari al barile (-0,37%).
Tonfo di Piazza Affari con Unicredit, Leonardo, Ferrari
Si chiude un mercoledì difficile oggi in Piazza Affari, che registra pesanti ribassi per un gran numero di blue chip. La peggiore è Unicredit, -3,59%, nel giorno in cui l’ad Andrea Orcel ha detto che in Italia la banca dovrà crescere senza M&A, mentre in Germania spera che il governo “veda la luce”. Il riferimento è alle due scalate tentate dall’istituto: Banco Bpm (-1,41%) e Commerzbank (-2,76% a Francoforte). Nel settore bancario soffrono anche Bper -1,32% e Intesa -1,31%, Mps -1,38% e Mediobanca -1,12%.
Tra i maggiori ribassi del giorno ci sono poi Leonardo -2,52%, Ferrari -2,56% e Tenaris -2,21%. Il titolo della oil service è penalizzato dal taglio del rating a ’neutral’ da ’overweight’ da parte di Piper Sandler che cita, tra i fattori alla base del nuovo giudizio, la stabilizzazione di prezzi del settore negli ultimi mesi e il rischio politico in Argentina, dove il gruppo è particolarmente esposto. Tra le big cap in maggior rialzo ci sono Nexi +1,89%, Telecom Italia +1,58% e Stellantis +1,2%. Bene Diasorin, +0,92%, con il ’buy’ di Ubs cha ha alzato il target price a 98 da 95 euro.
Generali non è particolarmente scossa (+0,06%) dalle indiscrezioni del Sole 24 Ore, secondo il quale la compagnia avrebbe ripreso il dialogo con Natixis a proposito della maxi alleanza nell’asset management. Fuori dal paniere principale sono in profondo rosso i titoli MFE-MEDIAFOREUROPE (A -7,48% e B -6,07%%) trascinati dalla controllata tedesca ProSiebenSat.1 (-2,21% a Francoforte) che ieri ha annunciato una revisione al ribasso delle previsioni per il 2025.
Spread in leggero rialzo
Si conferma poco mosso il secondario, dove lo spread tra Btp e Bund, sula durata decennale, è intorno a 82 base, con tassi rispettivamente del 3,5% e 2,68%.