Il mondo offre oggi numerose opportunità per le aziende italiane esportatrici, ma richiede anche maggiore consapevolezza e preparazione. In Marocco e in Egitto, seguendo l’esempio del Piano Mattei, in Brasile grazie ai vantaggi del trattato Mercosur, in India per la sua crescita economica e la forte domanda di infrastrutture e tecnologia, e in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, per partecipare a grandi progetti infrastrutturali e urbani, le imprese italiane di ingegneria, costruzioni e manifattura avanzata possono cogliere occasioni significative. Sace le individua nella Mappa dell’Export 2026, una bussola strategica per orientarsi tra opportunità e rischi nei mercati internazionali, aiutando le aziende a individuare dove investire, come diversificare e quali rotte privilegiare per il Made in Italy.
Export italiano tra record e cautela
Nonostante le tensioni commerciali, i nuovi dazi americani fino al 10%, l’aumento delle barriere non tariffarie e possibili rallentamenti negli investimenti in intelligenza artificiale, il commercio internazionale è previsto continuare a crescere, seppur a ritmi più moderati, con una stima di +2,3% medio nel triennio 2026-2028.
L’Italia si è confermata nel 2025 quarto esportatore mondiale, superando il Giappone, con un incremento del 3,3% dell’export e un Made in Italy in crescita superiore alle attese. A livello globale, il volume degli scambi è aumentato tra il 4,9 e il 5%, ben oltre il 1,6% stimato dalle previsioni pessimistiche. Nonostante l’elevata incertezza geopolitica, le imprese italiane hanno dimostrato capacità di adattamento agli shock, riducendo l’impatto economico di breve periodo, anche se rimangono possibili scenari complessi nel medio-lungo termine, come la cosiddetta “rottura delle regole del gioco” nelle relazioni commerciali.
Opportunità e rischi Paese per Paese
La Mappa dell’Export 2026 evidenzia un quadro variegato di rischi e opportunità Paese per Paese. Il rischio di credito resta stabile in 93 Paesi, tra cui Emirati Arabi Uniti, Brasile e Kazakistan, dove conti pubblici equilibrati e politiche di sostegno all’economia locale favoriscono le imprese estere. Parallelamente, il rischio politico è invariato in 94 Paesi, che rappresentano circa l’80% dell’export italiano, con riforme mirate a proteggere gli investimenti esteri in Arabia Saudita e Uzbekistan. Tuttavia, persistono rischi legati a debito elevato, possibili derive fiscali, instabilità istituzionale e cambiamenti climatici, che possono avere effetti diretti e indiretti sui business e sulle filiere in America Latina, Asia e Africa Subsahariana.
In questo contesto, spiega Sace, diversificare i mercati non significa abbandonare quelli attuali, come il mercato statunitense, ma mantenere la presenza senza farsi scoraggiare dalle difficoltà temporanee.
Mercati strategici secondo la nuova Mappa di Sace
Oggi il 45% delle imprese italiane esporta in un solo Paese, aumentando la vulnerabilità a shock esterni. La Mappa sottolinea l’importanza di espandere i mercati di destinazione, aprire nuove rotte commerciali e puntare su aree ad alto potenziale per rafforzare resilienza e competitività.
Tra i mercati più promettenti emergono il Brasile e il Messico in America Latina, leader grazie a risorse strategiche per la transizione energetica e digitale e ai legami commerciali con la Ue attraverso l’accordo Mercosur; l’India e il Vietnam in Asia, con economie in crescita, domanda tecnologica crescente e ruolo sempre più rilevante nelle catene globali del valore; il Marocco in Nord Africa, mercato chiave per opportunità industriali e commerciali legate allo sviluppo infrastrutturale ed energetico; Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, mercati dinamici e attrattivi per partnership industriali e tecnologie avanzate; e infine Cina, Indonesia e Thailandia, mercati di grandi dimensioni che richiedono strategie mirate per gestire rischi istituzionali e politici.
Mercati strategici e prospettive per le imprese italiane
Secondo la Mappa Sace, i 16 mercati strategici individuati hanno registrato negli ultimi cinque anni una crescita media annua del 6% nell’export italiano di beni, rispetto al +5% dell’export complessivo. A fine 2025, questi mercati rappresentavano 83 miliardi di euro, pari al 12,9% del totale export italiano, confermando l’importanza di una strategia di diversificazione e di espansione internazionale.
In un contesto globale sempre più competitivo e frammentato, la Mappa dell’Export 2026 resta uno strumento fondamentale per pianificare l’internazionalizzazione, individuare mercati emergenti, anticipare rischi geopolitici e climatici e sfruttare opportunità tecnologiche e infrastrutturali, garantendo così crescita sostenibile e competitività del Made in Italy.
