Condividi

Europa, la ricerca non è il tuo forte. E in Italia meno che mai

Gli investimenti di R&S delle aziende Ue sono cresciuti del 6,1% nel 2010 contro il meno 2,6% nel 2009 – Ma la performance resta deludente rispetto ai concorrenti statunitensi e asiatici – Solo 15 delle 50 maggiori società del mondo per la ricerca sono europee: nessuna italiana – Fiat e Finmeccanica, però, fra le migliori per lo sviluppo industriale

Europa, la ricerca non è il tuo forte. E in Italia meno che mai

Europa indietro nella ricerca e negli investimenti industriali. Arranca a tenere il passo degli altri mercati e cosi’, anche se l’anno scorso ha fatto segnare un +6,1%, resta dietro rispetto ai concorrenti di Stati Uniti e Asia. Lo rivela il “Quadro di valutazione 2011 dell’Ue sugli investimenti nella ricerca e sviluppo industriale” della Commissione europea, diffuso oggi.

Lo studio dell’organismo Ue dipinge il classico bicchiere a metà: infatti da una parte gli investimenti delle maggiori imprese dell’Unione europea hanno registrato “una forte ripresa nel 2010, con una crescita del 6,1% a seguito di una diminuzione del 2,6% nel 2009”. Tuttavia, i dati relativi alle 1.400 maggiori società mondiali rivelano che “nel complesso le imprese Ue rimangono indietro rispetto ai principali concorrenti degli Stati Uniti e di taluni Paesi asiatici” per quanto riguarda la crescita in ricerca e sviluppo.

Attualmente, continua la Commissione europea nel suo dossier, la lista delle maggiori 50 imprese su scala mondiale in termini di investimenti complessivi in ricerca e sviluppo industriale comprende 15 società dell’Ue, 18 imprese degli Stati Uniti e 13 imprese giapponesi. Ai primissimi posti la svizzera Roche (7,2 miliardi di euro) e la statunitense Pfizer (7 miliardi di euro). La Volkswagen (6,3 miliardi di euro ) in sesta posizione, è il principale investitore dell’area Ue, seguita da Nokia (undicesima con 4,9 miliardi), Daimler (tredicesima con 4,8 miliardi) e Sanofi-Aventis (quattordicesima con 4,4 miliardi).

Nessuna azienda italiana tra le prime 50 al mondo. Finmeccanica e Fiat (con 1,9 miliardi) sono comunque sedicesima e diciassettesima tra le principali 1.000 imprese dell’Unione europea per investimenti in ricerca e sviluppo industriale. A seguire, tra le italiane, Telecom (quarantunesima con 698 milioni), Intesa San Paolo (ottantatreesima con 252 milioni), Unicredit (ottantottesima con 233 milioni) ed Eni (novantunesima con 221 milioni).

Maire Geoghegan-Quinn, commissario europea per la ricerca, l’innovazione e la scienza, vede il bicchiere mezzo vuoto. La ripresa degli investimenti in ricerca e sviluppo da parte delle imprese Ue, commenta, “è un segnale positivo per la promozione e la crescita dell’occupazione attraverso l’innovazione in Europa che noi sosteniamo”. Tuttavia, critica il commissario europeo, “il fatto che siamo ancora indietro rispetto ad alcuni concorrenti a livello mondiale dimostra che le condizioni per le imprese devono migliorare ulteriormente, in linea con gli obiettivi dell’Unione in fatto d’innovazione”. Per questo, esorta Geoghegan-Quinn, “abbiamo bisogno di una rapida adozione e attuazione delle recenti e future proposte della Commissione sul brevetto unico, sulle norme, sugli appalti pubblici e sul capitale di rischio”.

Commenta