Un portafoglio di interventi normativi e autorizzativi, a costo quasi zero per le finanze pubbliche, potrebbe sbloccare 100 miliardi di euro di investimenti privati nel settore energetico entro il 2035, con un impatto misurabile su prezzi, sicurezza energetica e decarbonizzazione. È una delle indicazioni chiave contenute nello studio “Reti e infrastrutture: mix ottimale di investimenti per uno sviluppo equilibrato del sistema energetico”, presentato oggi da Agici e Accenture in occasione del 26° Workshop annuale dell’Osservatorio Utilities Agici-Accenture.
Due i capisaldi su cui si fonda l’analisi: le risorse sono sempre limitate, e identificare il miglior bilanciamento tra investimenti effettuati e benefici generati è una sfida che il settore deve perseguire. In secondo luogo la storia degli ultimi anni racconta di scelte dettate dall’emergenza del momento, con meno programmazione e lungimiranza di quanto richiede l’evoluzione di un sistema energetico complesso.
Competitività, sicurezza, sostenibilità: tre dimensioni da perseguire
Lo studio parte analizzando passato e presente. “Fino al 2022 – si legge – il focus dominante è stata la sostenibilità – l’agenda green europea, FIT for 55, la corsa alle rinnovabili. Con la guerra in Ucraina tutto è cambiato: il conflitto ha fatto impennare il prezzo dell’energia, con un conseguente impatto sulle bollette, spostando il focus sul prezzo. Quest’anno, con la guerra in Medio Oriente e la chiusura dello stretto di Hormuz, la sicurezza degli approvvigionamenti è tornata al centro del dibattito, rimettendo in discussione scelte recenti considerate ormai irreversibili.
“La genesi dello studio parte da qui: dalla ricerca di interventi capaci di rafforzare il sistema su tutte e tre le dimensioni insieme, con programmazione e visione a dieci anni”, analizza l’Osservatorio.
Il punto di partenza: prezzi alti, dipendenza elevata, decarbonizzazione in ritardo
Nel 2025, il Pun (prezzo unico nazionale) italiano ha raggiunto 121,76 €/MWh, contro 89,72 €/MWh della Germania, 67,05 €/MWh della Spagna e 63,25 €/MWh della Francia, con spread di 36,8 €/MWh rispetto alla media europea, in aumento rispetto al 2024. “Il differenziale è strutturale, non congiunturale: è legato alla dipendenza dal gas come tecnologia price-setter in circa l’80% delle ore”, si legge nello studio. Sul fronte della sicurezza energetica il tasso di dipendenza energetica è al 74% (contro il 58% della media UE), con il gas che pesa per il 40% del mix energetico e viene importato al 95%. Il gap rispetto agli obiettivi Fit for 55 al 2030 è stimato in 144 MtCO2.
Dalle utility italiane 14 miliardi di investimenti
Le utility italiane investono già circa 14 miliardi di euro all’anno nel sistema energetico. Nonostante ciò, il ritmo di sviluppo del sistema non è ancora quello che gli obiettivi richiedono e su quasi ogni area emergono barriere che frenano una piena espansione degli investimenti. Sulla generazione rinnovabile, evidenzia l’Osservatorio Utilities Agici-Accenture, il permitting resta il collo di bottiglia principale: 322 GW di richieste di connessione in attesa, i tempi medi di autorizzazione vanno tra 4 e 7 anni contro 1-2 anni nei principali paesi europei, il costo del permitting è pari al 20-30% del costo totale degli impianti. Nel solo primo trimestre 2026 sono stati installati 1,68 GW di nuova capacità, contro un obiettivo PNIEC di almeno 10 GW annui. Problemi anche sulle connessioni idroelettriche, bloccate da un nodo normativo irrisolto: l’86% scade entro il 2029, senza ancora un framework nazionale per le gare, mentre il Piano di Sviluppo Terna da oltre 23 miliardi sconta iter autorizzativi di 5-8 anni le autorizzazioni Fsru restano temporanee.
“Ciò che accomuna queste barriere è che trovano quasi tutte risposta con politiche mirate: interventi normativi e autorizzativi che non richiedono sussidi né nuova spesa pubblica”,
Rinnovabili, flessibilità gas: gli interventi necessari
Uno sviluppo equilibrato del sistema richiede investimenti coordinati in tutte le aree. Sulla generazione rinnovabile: calendario certo per le aste FER, completamento delle mappe delle aree idonee e il perfezionamento della riforma delle logiche di connessione lato trasmissione – per superare la saturazione virtuale, dare priorità ai progetti concreti e ridurre i tempi di autorizzazione oggi tra i più lunghi in Europa. Sul fronte della distribuzione, nuovi Kpi e incentivi per i gestori di rete a connettere più rinnovabili. A questo si aggiunge lo sblocco delle concessioni idroelettriche in scadenza entro il 2029.
Sul fronte della flessibilità, lo studio sottolinea l’importanza di un piano pluriennale che includa i pompaggi, oggi esclusi dal meccanismo nonostante un potenziale significativo su siti già esistenti. I Data Center vanno gestiti come asset di flessibilità attivi – con localizzazione strategica nelle aree con maggiore disponibilità di FER e partecipazione ai mercati di bilanciamento – non solo come nuova domanda da soddisfare.
Sul gas, proseguire e rafforzare il processo di diversificazione già avviato attraverso tre leve: estendere la capacità di rigassificazione con autorizzazioni stabili, tradurre gli accordi diplomatici già siglati in contratti commerciali di lungo termine veri, e sostenere lo sviluppo di nuovi corridoi via gasdotto a finanziamento privato – come EastMed. A questo si aggiunge lo sblocco della produzione domestica, che con le riserve certificate oggi disponibili può contribuire a ridurre la dipendenza dalle importazioni. Completano il quadro interventi su capacità programmabile, teleriscaldamento e nucleare SMR – unico intervento con impatti oltre il 2035, ma che richiede di avviare oggi il framework normativo per tenere aperta l’opzione.
Secondo lo studio, l’attuazione di questi interventi produrrà al 2035 una riduzione del PUN fino a 15 euro/MWh, un calo della dipendenza energetica di 8 punti percentuali (dal 74% al 66%) e un taglio delle emissioni di circa 30 MtCO2/anno, pari al 20% del gap residuo Fit for 55. Il CAPEX privato abilitato è stimato fino a 100 miliardi cumulati, di cui 60-65 miliardi su rinnovabili e reti.
Servono certezza normativa e continuità di policy
“L’Italia può affrontare il trilemma energetico con gli strumenti che già ha a disposizione. Le utility investono, le tecnologie ci sono, il capitale privato è disponibile. Ciò che manca non è il denaro pubblico, ma la certezza normativa e la continuità di policy. Le iniziative che presentiamo agiscono simultaneamente su prezzo, sicurezza e sostenibilità: il loro valore più profondo è evitare che, a ogni nuova emergenza, il sistema sia costretto a scegliere tra un obiettivo e l’altro”, ha commentato Pierfederico Pelotti, responsabile del mercato utilities di Accenture Italia.
“Con il mondo entrato in una fase di tensioni geopolitiche permanenti e nuovi equilibri regionali, le utilities assumono il ruolo di attori centrali per la sicurezza nazionale e la competitività del Paese. La realizzazione in tempi rapidi di infrastrutture cruciali quali reti, rinnovabili, bacini idrici, stoccaggi e impianti di recupero delle materie prime critiche richiede oggi una capacità di esecuzione industriale e istituzionale all’altezza della sfida. In questo quadro complesso occorre intervenire sui nodi che ancora rallentano l’apertura dei cantieri, a partire dal partenariato tra pubblico e privato e dalle concessioni idroelettriche: oggi più che mai, il ritardo ha un costo che il Paese non può più permettersi”, ha aggiunto Marco Carta, amministratore delegato di Agici.
Consegnati i premi “Manager Utilities – Andrea Gilardoni”
Nel corso dell’evento sono stati inoltre consegnati i premi “Manager Utilities – Andrea Gilardoni”, riconoscimento promosso dalla rivista “Management delle Utilities e delle infrastrutture” di Agici e dedicato ai manager che si sono distinti per visione strategica, capacità industriale e contributo all’evoluzione del settore delle utilities.
Per la categoria Servizi Pubblici Locali il premio è stato assegnato ad Alessandro Russo, amministratore delegato di Magis, “per l’impulso dato alla crescita dei servizi pubblici e per la nuova strategia, che ha portato a numerose operazioni di M&A, alla vittoria di importanti gare e al rebranding della società in Magis”.
Per la categoria Energia è stato premiato Stefano Granella, ad di Dolomiti Energia, “per aver accelerato la crescita del Gruppo in una fase di profonda trasformazione, attraverso una leadership solida tradotta in investimenti concreti, un modello integrato e il rafforzamento della base clienti e del profilo industriale, finanziario e reputazionale della società”.
Il riconoscimento “L’energia di domani: il futuro è donna”, dedicato alla valorizzazione dell’eccellenza femminile nel settore dell’energia e delle utilities, è andato a Giorgia Caprioli, Project Manager di KEY – The Energy Transition Expo, “per il contributo allo sviluppo e al successo della manifestazione, affermatasi come appuntamento di riferimento nazionale e internazionale per la transizione energetica”.
Un Riconoscimento Speciale è stato infine conferito a Umberto Quadrino, presidente di Tages, “manager tra i più esperti del settore energetico italiano, protagonista delle principali fasi di evoluzione del mercato: dalla liberalizzazione allo sviluppo dei cicli combinati, dalla realizzazione dei rigassificatori fino alla crescita delle energie rinnovabili”.
