“Si è riunito giovedì il coordinamento nazionale di Fim, Fiom, Uilm di Electrolux costatando l’immediata ed efficace azione di lotta con scioperi e presìdi in tutti i siti coinvolgendo anche le istituzioni locali. Il coordinamento ha deciso di non interrompere le iniziative a sostegno della vertenza necessarie a far cambiare idea alla multinazionale e sollecitare le istituzioni”, dicono i sindacati in una nota. “Continuerà perciò lo stato di agitazione con scioperi articolati negli stabilimenti e lo sciopero dello straordinario e delle flessibilità a tempo indeterminato, spiegano. Inoltre, il giorno 25, in concomitanza con l’incontro previsto, si terrà uno sciopero di otto ore in tutti gli stabilimenti del gruppo, con un presidio presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy, al quale parteciperanno rappresentanze dei lavoratori provenienti da tutti gli stabilimenti italiani”.
Electrolux, cosa sta succedendo
“Fenomenico me quello che sta succedendo in Electrolux non li possiamo solo subire: serve un piano di politica di reindustrializzazione dell’Europa”, ha detto il presidente nazionale di Federmeccanica, Simone Bettini, protagonista oggi a Bari di un confronto sul futuro dell’industria in Italia con il segretario generale della Fiom Michele De Palma, a chiusura della due giorni dell’assemblea nazionale della Fiom Cgil che si è svolta nel capoluogo pugliese.
Electrolux e l’Europa in crisi stretta tra Usa e Cina
Sulla vicenda Electrolux, Bettini ha spiegato che “bisogna andare a scavare per capire dietro cosa c’è: da una parte sono posizionati in America, dall’altra c’è un problema di crisi in Europa, da una parte arriva un cinese che è il secondo produttore mondiale di elettrodomestici e mette sul tavolo 10 miliardi di euro per comprare dagli svedesi tutto Electrolux nel mondo”. “Noi siamo in mezzo tra l’America e la Cina, cosa vogliamo fare?”, è la domanda del presidente di Federmeccanica, che attribuisce al governo il “compito di dare la ricetta finale”. Anche il segretario De Palma, aprendo i lavori della assemblea della Fiom, ha chiesto per Electrolux “un sostegno reale da parte del governo” e all’azienda il “ritiro del piano di 1.700 licenziamenti“.
I sindacati si confronteranno sulla vertenza Electrolux in vista del tavolo con il governo convocato per il 25 maggio ma puntano anche a “riproporre il modello di lotta della stagione 2013-2014, con scioperi improvvisi, mirati e calibrati. La vertenza non sarà breve e non si concluderà in un paio di settimane”.
Quella dell’azienda svedese, però, è solo l’ultima crisi industriale in ordine di tempo, che fotografa una situazione che, per citare il segretario della Fiom, è da “allarme rosso, dall’Ilva alla Natuzzi alla Marelli alla Bosch, insomma – ha detto De Palma – il punto è che serve un piano industriale in cui il governo e le varie istituzioni si assumano le proprie responsabilità”.
Electrolux, l’Italia e la sovranità industriale a rischio
“Abbiamo avanzato da tempo alla presidente del Consiglio la richiesta di un confronto sul futuro dell’industria” ha aggiunto, evidenziando che “se salta la siderurgia, l’elettrodomestico, l’automotive, il rischio che corriamo è diventare un Paese che non ha più una sovranità industriale”. Sull’automotive, per esempio, “abbiamo perso100.000 occupati metalmeccanici dal 2008, – ha detto il segretario – in questo momento sono circa 138.000 le lavoratrici e lavoratori che rischiano il posto di lavoro, in particolare nel Mezzogiorno”.
Electrolux e le crisi industriali, cosa ha detto Decaro
Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, intervenuto all’assemblea, ha ricordato che in Puglia ci sono attualmente 43 crisi industriali, chiedendo al governo “un piano strategico nazionale” e, per l’ex Ilva, di “intervenire con una società mista, investendo in un settore strategico come l’acciaio”. Anche per De Palma “c’è una sola soluzione: che il governo si prenda in carico la gestione dell’ex Ilva e avvii immediatamente il processo di decarbonizzazione“.
