Al Forum Coldiretti, l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha lanciato un messaggio chiaro all’Unione Europea: serve una politica energetica più concreta e meno ideologica. “Negli ultimi anni l’attenzione verso i temi dell’energia e della transizione energetica è cresciuta in modo significativo. Se ne parla molto, ma è bene ricordare che fino a poco tempo fa l’Europa non disponeva di un vero piano di sicurezza energetica”, ha dichiarato Descalzi, ricordando come “la chiusura improvvisa di alcune forniture ha messo in evidenza la fragilità del sistema”.
Descalzi: “Rinnovabili da sole non bastano”
Secondo Descalzi, l’Europa “ha capito solo di recente la fragilità del sistema”, quando la chiusura improvvisa di alcune forniture ha messo in crisi il mercato. “L’Unione Europea, a differenza di Stati Uniti, Russia o Cina, non ha ancora un mercato unico dell’energia”, ha sottolineato. Il risultato? Ogni Paese fa da sé, mentre gli altri grandi attori mondiali corrono.
Per il manager Eni, la transizione energetica resta “un obiettivo fondamentale, soprattutto come strumento di diversificazione”, ma ha precisato che non può essere “solo una transizione ‘sussidiata’: il sistema deve reggersi su basi economiche solide e generare ritorni reali, altrimenti non è sostenibile nel lungo periodo”. In altre parole: non basta essere green, bisogna essere anche sostenibili nel portafoglio.
L’Europa e l’errore “monodimensionale”
Descalzi non risparmia critiche alla strategia europea: “L’errore dell’Europa è stato quello di affrontare il tema in modo monodimensionale, puntando quasi esclusivamente sulla riduzione delle emissioni e abbandonando fonti che restano centrali in molti Paesi”. Un approccio che, secondo lui, ha prodotto effetti paradossali: “La Germania, dopo aver chiuso le centrali nucleari, ha riaperto impianti a carbone”, aumentando così le emissioni.
“La transizione deve essere complementare, non sostitutiva”
“La transizione energetica, dunque, deve essere complementare e non sostitutiva: occorre tenere conto della domanda attuale, che per l’80% è ancora coperta da fonti fossili”, ha spiegato Descalzi. “Anche l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie, che richiedono grandi quantità di energia, non potranno basarsi unicamente sulle rinnovabili. Serve un equilibrio, un mix diversificato che includa tutte le fonti disponibili”.
Come esempio ha citato la Spagna, che “ha tentato di coprire quasi il 100% del fabbisogno con rinnovabili, riducendo però la flessibilità del sistema”, arrivando a sperimentare blackout localizzati. “Esperimenti di questo tipo sono utili, ma dimostrano che le rinnovabili da sole non bastano”, ha aggiunto.
Biocarburanti dimenticati, Cina favorita
Altro grande assente nel dibattito europeo, secondo l’ad di Eni, sono “i biocarburanti”. Nonostante “riducano le emissioni fino al 90%” e offrano “le stesse prestazioni dei motori convenzionali”, Bruxelles continua a “ostacolarne l’uso”.
Preferisce invece “soluzioni elettriche che richiedono materie prime – come litio e cobalto – importate in gran parte dalla Cina”. E qui Descalzi affonda il colpo: “L’Europa ha trasformato la transizione in una bandiera ideologica, spesso scollegata dalla realtà industriale ed economica”.
Nucleare: tecnicamente sì, politicamente forse
Sul fronte nucleare, l’ad di Eni non chiude le porte e porta qualche numero: “La Francia, grazie al nucleare che copre circa il 70% del suo fabbisogno, ha un prezzo medio dell’energia intorno ai 60 euro per MWh. La Spagna, con una quota nucleare del 20% e un ampio utilizzo di rinnovabili, si mantiene su valori leggermente superiori, intorno ai 65 euro. L’Italia, invece, sconta una maggiore dipendenza dal gas e tariffe più alte, aggravate da costi di trasporto e differenze infrastrutturali”.
“La risposta è sì: è tecnicamente possibile tornare a produrre energia atomica in Europa, ma servono tempi lunghi – da 6-7 anni in avanti – e soprattutto un consenso sociale e politico chiaro. In Paesi come la Cina si costruiscono centrali in cinque anni, ma in Europa le procedure sono più complesse. Nonostante ciò, il nucleare rappresenta una risposta credibile per garantire energia a basso costo e ridurre le emissioni”, ha concluso Descalzi.
