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Dazi Usa, svolta sulla pasta italiana: tariffe ridotte prima del verdetto finale e sospiro di sollievo per il nostro export

Gli Stati Uniti rivedono al ribasso i dazi antidumping sulla pasta italiana: aliquote ridotte prima del verdetto finale. Tariffe rinviate al 2027 anche per l’arredo

Dazi Usa, svolta sulla pasta italiana: tariffe ridotte prima del verdetto finale e sospiro di sollievo per il nostro export

Buon proposito di inizio anno dagli Stati Uniti e la pasta italiana respira. Nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio, l’amministrazione Trump ha messo mano a uno dei dossier più delicati per il Made in Italy agroalimentare, rivedendo al ribasso i dazi antidumping sulla pasta. Una svolta anticipata rispetto alla conclusione formale dell’indagine, attesa per l’11 marzo, che allontana lo spettro del maxi-prelievo e restituisce ossigeno a un comparto simbolo dell’export tricolore.

Dallo shock al sollievo: i dazi rivisti prima del verdetto

Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha diffuso una “analisi post-preliminare” che ridetermina “in misura significativamente più bassa” le aliquote fissate in via provvisoria il 4 settembre. E il salto è netto: dal 91,74% inizialmente previsto, i dazi scendono al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri undici produttori non campionati.

Un ridimensionamento che arriva con largo anticipo sulla chiusura dell’istruttoria e cambia radicalmente il quadro per le imprese italiane.

Farnesina: “Premiata la volontà di collaborare”

A sottolineare il significato politico e industriale della decisione è la Farnesina, che parla di un passaggio tutt’altro che formale. “La rideterminazione dei dazi è segno del riconoscimento della fattiva volontà di collaborare delle nostre aziende da parte delle autorità statunitensi”. E ancora, “è anche un segno dell’efficacia del sostegno assicurato dalla Farnesina e dal Governo sin dal principio e che intendiamo continuare ad assicurare in vista delle decisioni definitive”.

Cosa era successo: la minaccia del 107% sul Made in Italy

Solo pochi mesi fa lo scenario era ben diverso. Dal 1° gennaio 2026 incombeva il rischio di un dazio complessivo vicino al 107%, frutto della somma tra la tariffa già esistente del 15% e il nuovo prelievo del 91,74% ipotizzato nell’ambito dell’indagine antidumping. Un colpo potenzialmente devastante per un settore che esporta oltre il 60% della produzione e che vede negli Stati Uniti uno dei mercati più rilevanti. Alla base dell’istruttoria, le accuse di dumping mosse a La Molisana e Garofalo, poi estese ad altri produttori, in un paradossale caso di “fuoco amico” arrivato anche da società americane controllate da gruppi italiani.

Lollobrigida: “Il lavoro di squadra paga”

A commentare la svolta è il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che rivendica il percorso seguito. “La buona notizia che arriva dagli Stati Uniti dimostra come il lavoro serio, senza inutili allarmismi, porti i suoi frutti”. Il ministro ricorda l’impegno diretto delle istituzioni, “oggi sappiamo di aver scelto la strada giusta e le tariffe sono fortemente ridimensionate. Ancora una volta abbiamo dimostrato che il lavoro di squadra paga e l’Italia è forte e rispettata nel mondo”.

Non solo pasta, stop temporaneo anche ai rincari sull’arredo

Non è l’unica buona notizia che arriva dagli Usa. Nelle stesse ore, Donald Trump ha infatti firmato un provvedimento che rinvia di dodici mesi l’entrata in vigore dei nuovi aumenti tariffari su diversi prodotti dell’arredo. I dazi su mobili imbottiti, mobili da cucina e mobili da bagno, che sarebbero dovuti scattare il 1° gennaio, vengono così posticipati al 2027.

Una decisione arrivata poche ore prima della scadenza dell’anno, dopo che a settembre erano già stati introdotti prelievi del 25% su cucine e imbottiti, entrati in vigore a ottobre, con incrementi programmati fino al 50% e al 30% entro il 2026. Un rinvio che, almeno per ora, congela l’escalation tariffaria e offre una boccata d’ossigeno anche a questo comparto.

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