Il conflitto tra Usa, Israele e Iran sta coinvolgendo tutta l’area mediorientale e come già stiamo vedendo in questi giorni sta avendo un enorme impatto sull’economia globale: le Borse crollano, il petrolio supera i 100 dollari al barile e secondo gli esperti arriverà facilmente a 120 dollari, il traffico internazionale di merci è parzialmente impedito dal blocco dello strategico Stretto di Hormuz, nel Golfo Persico. Tutto questo finirà per penalizzare anche l’economia italiana, dal costo dell’energia fino all’export dei nostri prodotti. Valentina Mellano, ceo di Nord Ovest Spa, realtà di eccellenza nella logistica e nelle spedizioni nazionali e internazionali, ha commentato l’impatto dell’escalation e le possibili ripercussioni per l’export ortofrutticolo italiano.
“Sul fronte marittimo – ha sostenuto la manager -, le principali compagnie di navigazione hanno adottato sospensioni totali o parziali delle prenotazioni di container verso e da paesi come Emirati Arabi Uniti, Oman, Kuwait, Qatar, Bahrain e Arabia Saudita, a causa dell’aumento del rischio operativo e della volatilità delle condizioni di sicurezza. Le navi evitano lo Stretto di Hormuz, nodo cruciale per il commercio globale tradizionalmente attraversato da decine di navi al giorno, provocando deviazioni di rotta e rallentamenti significativi”.
La parziale o totale interruzione del traffico via mare, secondo Valentina Mellano, ha già comportato il fermo di navi porta-container cariche di ortofrutta, con rischi concreti di deperimento della merce destinata ai mercati arabi: “Diverse cooperative italiane segnalano blocchi di carichi di kiwi e mele verso Arabia Saudita e paesi limitrofi, con ordini cancellati o rinviati. L’Italia, tra i principali esportatori mondiali di mele e altri prodotti freschi, vede così compromessi rapporti commerciali consolidati in Medio Oriente, dove una quota significativa delle esportazioni italiane trova tradizionalmente sbocco”.
Negli ultimi giorni il settore dello shipping ha registrato numerose comunicazioni tra disdette, smentite e aggiornamenti sulle rotte, molte delle quali già alla sesta o settima release. Dal punto di vista assicurativo, sono stati annunciati per i prossimi giorni incrementi dei premi nell’ordine di circa il 20% per le spedizioni dirette verso diverse aree del Medio Oriente. Alcune zone considerate a rischio elevato o molto elevato non risultano più coperte dalle polizze standard, poiché il rischio guerra è ormai formalmente riconosciuto dagli assicuratori. “Parallelamente, le compagnie marittime stanno rischedulando i servizi, deviando le merci verso porti alternativi come Khor Fakkan o scali in India, e sospendendo temporaneamente i booking per Upper Gulf, Golfo Persico e Dubai Jebel Ali. Alcune aree dell’Arabia Saudita sono considerate off limits, mentre porti come Jeddah restano accessibili solo a determinate compagnie”, afferma ancora Mellano.
Il problema, oltre ai rallentamenti e ai rischi, è il costo, che sta aumentando per le imprese italiane. Lo spiega ancora la CEO di Nord-Ovest: “Per le aziende che decidono di proseguire con le spedizioni, i costi aggiuntivi si aggirano tra i 2.000 e i 4.000 dollari per container. La possibilità che le compagnie dichiarino chiuso il viaggio in porti alternativi per cause di forza maggiore, come previsto dalle polizze marittime, comporterebbe ulteriori oneri non solo per le nuove spedizioni, ma anche per le merci già partite e non ancora giunte a destinazione, con impatti diretti su destinatari e spedizionieri. Sul fronte aereo, i traffici di prodotti freschi sono anch’essi duramente colpiti: la riduzione della capacità cargo sulle rotte Asia–Medio Oriente–Europa e le cancellazioni dei voli cargo verso hub come Dubai e Doha hanno determinato un calo degli spazi disponibili per merci deperibili, aumentando i costi logistici e comprimendo la continuità delle rotte aeree dedicate all’ortofrutta”.
La combinazione di riduzione della capacità di trasporto, aumento dei costi assicurativi e dei noli, deviazioni di rotta e ritardi operativi rende la situazione per l’ortofrutta italiana particolarmente delicata, considerando la natura deperibile dei prodotti e la necessità di garantire tempi di consegna rapidi e prevedibili. L’incertezza sulle principali vie di transito marittime ha già provocato una crescita dei premi assicurativi e dei costi del bunker, mentre l’aumento dei prezzi energetici legato alla volatilità dei mercati del Golfo esercita ulteriore pressione sui margini di export.
