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Confindustria: 2013 sarà peggio del previsto, pesa l’incertezza politica

Ma il pareggio di bilancio sarà raggiunto, secondo il Centro Studi, diretto da Paolazzi – La disoccupazione salirà all’11,2% a fine anno e al 12,5% nel 2013 – Consumi -3,2%: calo peggiore dal dopoguerra – Elezioni politiche: “Non è chiaro con quali norme si andrà al voto e se garantirà il formarsi in tempi rapidi di una maggioranza stabile e riformista”

Confindustria: 2013 sarà peggio del previsto, pesa l’incertezza politica

Dopo un 2012 da incubo, arrivano previsioni fosche anche per il 2013. Nel suo ultimo rapporto, il Centro studi di Confindustria, diretto da Luca Paolazzi, mantiene invariata la stima sul Pil italiano di quest’anno (-2,4%), ma taglia nettamente quella sui 12 mesi successivi: la recessione sarà dello 0,6%, il doppio rispetto a quanto stimato appena lo scorso giugno. 

“Le nuove previsioni scontano un tasso di cambio dollaro euro marginalmente più favorevole rispetto allo scenario di giugno, il rinvio dell’aumento dell’Iva dall’ottobre prossimo al luglio venturo – aggiunge il rapporto -, una dinamica del commercio internazionale nettamente più bassa nel 2012 (1,4% contro il 2,5% stimato in giugno e soprattutto nel 2013 (1,6% dal 4,5% precedente), ma che tornerà positiva a partire dall’anno prossimo”.

Secondo il Csc, la svolta ciclica per l’Italia arriverà tra il secondo e il terzo trimestre del 2013, quando dovrebbe arrivare “un miglioramento del mercato interno, al quale daranno un apporto nel 2013 anche gli effetti meno restrittivi delle politiche di bilancio”. Un contributo dovrebbe arrivare anche dallo scudo anti-spread della Bce.

Tuttavia, il Csc ricorda che “nella prossima primavera si svolgeranno le elezioni politiche: non è chiaro al momento con quali norme si andrà al voto e se queste garantiranno il formarsi in tempi rapidi di una maggioranza stabile e riformista. Nel complesso, quindi, i rischi restano tutti sbilanciati al ribasso e pongono un punto interrogativo sulla tempistica e sull’entità della ripresa durante il 2013″.

PAREGGIO DI BILANCIO: NEL 2013 CE LA FAREMO

“I progressi nei conti pubblici sono impressionanti: il saldo primario sale al 4% del Pil nel 2013, il più elevato tra i paesi avanzati. Era nullo nel 2010”. Secondo il Csc, “l’indebitamento sarà più basso di quello previsto a giugno per effetto di una minore spesa per interessi dovuta alla riduzione della vita media del debito. In termini strutturali, il deficit pubblico sarà allo 0,7% del Pil quest’anno e allo 0,2% il prossimo”.

Il Centro studi stima “un indebitamento netto pari al 2,1% del Pil per il 2012 e all’1,4% per il 2013. Il nuovo scenario sconta, rispetto alla previsione di giugno scorso (2,6% del Pil quest’anno e 1,6% il prossimo), il peggioramento del quadro economico e incorpora gli effetti finanziari del Dl 95 del 2012 quindi lo slittamento dell’aumento dell’Iva da ottobre 2012 a luglio 2013 e i tagli di spesa previsti per la copertura”.

LAVORO: IN UN ANNO 758 MILA DISOCCUPATI IN PIU’

Disoccupazione in crescita in Italia nel 2012 e nel 2013: il tasso di chi è in cerca di un lavoro raggiungerà l’11,2% a fine anno e il 12,5% nel 2013. Ma se si include la Cig, si arriva al 12,8% a fine 2012 e al 13,9% a fine 2013. Le previsioni di giugno scorso parlavano di un tasso di disoccupazione (senza considerare la cig) rispettivamente al 10,9% e al 12,4%.

Dal secondo trimestre 2011 al secondo trimestre 2012 i disoccupati sono cresciuti di 758 mila unità, soprattutto per l’aumento delle persone in cerca i lavoro. “Se prendiamo i dati trimestrali – scive ancora il Csc – osserviamo che essendo l’occupazione rimasta pressocchè stabile (-0,2% annuo nei dati grezzi e addirittura +27mila unità in quelli destagionalizzati) è il sostanzioso aumento della forza lavoro che è iniziato nel terzo trimestre del 2011 e che è arrivato a + 710mila unità in dodici mesi (+2,8%) che si è tradotto in, e insieme è spiegato da, un maggior numero di persone in cerca di impiego (+758mila ossia +38,9%)”.

CONSUMI 2012 -3,2%, IL CALO PEGGIORE DAL DOPOGUERRA

Il Centro studi confindustria rivela poi che i consumi degli italiani subiranno quest’anno la flessione più grave dal dopoguerra: -3,2% procapite. L’anno prossimo, invece, torneranno ai livelli del 1997, con una frenata nella caduta che porterà i consumi al -1%. 

Per il Csc il crollo dei consumi delle famiglie risulta particolarmente marcato per i beni (-6,3% dal primo trimestre 2011) a fronte di una lieve riduzione della domanda di servizi (-1,2%). Secondo il Centro studi la discesa dei consumi è proseguita nel terzo trimestre e “vi sarà parsimonia delle famiglie pure nel prossimo”. 

“La contrazione della spesa delle famiglie si attenuerà nel 2013 (-1% annuo). La riduzione dei consumi sarà frenata – spiega il Csc – dalla diminuzione dell’incertezza, dall’attenuazione degli effetti restrittivi delle manovre correttive, che hanno compresso i bilanci delle famiglie nel corso del 2012 e dall’attenuarsi della stretta creditizia”.

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