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Cile: il giusto compromesso tra stabilità e crescita nell’America Latina

Meno in voga dei cosidetti BRICS, ma non per questo scevro di potenzialità. Il Cile dopo l’ampio programma di riforme avviato negli anni ’80 (privatizzazioni, liberalizzazioni e apertura al commercio internazionale) sembra essere il paese più ospitale dell’America latina per gli IDE (+8,7% del Pil, in media negli ultimi 5 anni).

Cile: il giusto compromesso tra stabilità e crescita nell’America Latina

Intesa SanPaolo S.p.A., tramite il proprio analista finanziario del Servizio Studio e Ricerche Giancarlo Frigoli, ha pubblicato un interessante documento dal titolo “Cile – Focus Economia”. La pubblicazione illustra gli sviluppi e le debolezze del sistema economico cileno nel periodo 2013 e primi mesi del 2014, così come le previsioni relative al periodo successivo, fino al 2015.

Il Cile tra le varie economie dell’America Latina é la più apprezzata dalle agenzie di rating (il debito sovrano cileno ha una valutazione AA- per S&P, A+ per Fitch e Aa3 per Moody’s). Tale rating è giustificato dalla solidità del quadro politico-istituzionale, dal contenuto debito pubblico (16,9% del Pil), dall’efficace gestione della politica economica e dalla copertura dal fabbisogno finanziario estero garantita da riserve in valuta e attività dei Fondi Sovrani.



Dal punto di vista economico, nell’ultimo anno l’economia cilena registra una frenata soprattutto a causa del progressivo esaurirsi della spinta degli investimenti nel settore minerario e nelle opere di ricostruzione dopo il terremoto del 2010. Il tasso di crescita tendenziale del PIL è passato dal 5,2% nel 4° trimestre 2012 al 2,6% nel 1° trimestre 2014. Nel 2013 la crescita del PIL è stata pari al 4,1%, dal 5,4% nel 2012. Le previsioni più ottimistiche vedono un Pil nel 2014 in crescita del 3,5%, le meno ottimistiche del 2,5%.

Rispetto agli altri paesi dell’America Latina, il Cile è il paese con il più alto reddito pro capite, quello con le migliori condizioni di  competitività (34° posto su 148 nella classifica del World Economic  Forum), il più elevato grado di sviluppo umano (40° su 172) e il clima più favorevole per gli affari (34° posto su 189 nella classifica Doing business della World Bank).

Il settore manifatturiero ha un peso contenuto (circa 11% del PIL) e vede la prevalenza delle industrie di lavorazione dei prodotti agricoli, ittici e forestali (oltre il 50% del totale del manifatturiero) e dei metalli. Il Paese importa la maggior parte dei beni di consumo durevoli e semi durevoli, d’investimento e intermedi.

Il Cile estrae un terzo del rame prodotto al mondo e negli ultimi dieci anni la quota del minerario nelle esportazioni è aumentata passando dal 41% del 2003 al 57% del 2013. Lo Stato mantiene il controllo di questo settore strategico attraverso la compagnia statale CODELCO. L’intero settore minerario pesa il 13,3% del Pil. L’economia cilena risente molto dell’andamento del ciclo di altre economie consumatrici di materie prime, soprattutto emergenti come la Cina, verso la quale vanno circa un quarto delle esportazioni.

Nel 1° trimestre 2014, rispetto al periodo precedente, l’attività agricola ha fatto segnare una variazione positiva (+8%), mentre la produzione manifatturiera e quella mineraria non hanno subito variazioni sostanziali (+0,2% e +0,1% rispettivamente).

Per quel che riguarda l’andamento dell’inflazione, la Banca Centrale ha fissato l’obiettivo di tenere l’inflazione controllata all’interno di una fascia che va dal 2% al 4%. Negli ultimi mesi del 2013 e nella prima metà del 2014 il deprezzamento della valuta e gli aumenti dei prezzi dei prodotti alimentari e di quelli energetici ne hanno determinato una sostanziale accelerazione del tasso tendenziale, che è passato dall’1,9% di fine ottobre 2013 al 4,3% di giugno 2014. L’Autorità monetaria ed il Governo prevedono che l’inflazione rimarrà fuori dalla fascia obiettivo ancora per qualche mese, per poi scendere al 3,9% a fine dicembre 2014.

Nella prima metà del 2014 il peso cileno, che segue un regime di libera fluttuazione, è stato interessato da nuove spinte al ribasso, deprezzandosi da gennaio a metà luglio di un ulteriore 8% verso il dollaro (a 566 CLP : 1 USD) dopo aver perso quasi il 10% del proprio valore lo scorso anno. Sulla valuta cilena pesano i tagli dei tassi, che rendono meno attraenti le attività in peso, e l’indebolimento dell’economia.

Da segnalare è il rallentamento dei consumi privati che passano da un +6% del 2012 e un +5.6% del 2013 a un +3.7% nel primo trimestre 2014. In parte questo rallentamento può essere dovuto all’inflazione ed all’effetto di sostituzione generatosi dai maggiori consumi da parte dello Stato.

Notevole attenzione merita la dinamica degli investimenti fissi lordi, passata dal +12,3% nel 4° trimestre 2012 al -5% nel 1° trimestre 2014.

Dal punto di vista politico il Cile è una Repubblica Presidenziale. Il Presidente della Repubblica è anche Capo del Governo. La signora Michelle Bachelet, che era già stata Presidente del Cile dal 2006 al 2010, si è insediata alla guida del Paese per un secondo mandato quadriennale lo scorso mese di marzo. La coalizione che la sostiene è composta da partiti di centro sinistra (Nueva Mayoria), e ha già avviato la discussione di una serie di importanti riforme: elettorale, dell’istruzione e fiscale. Particolare attenzione andrebbe riservata a quest’ultima che prevede la riduzione dell’aliquota massima sulle persone fisiche (dal 40% al 35%) e un contestuale aumento di quella sulle imprese (dal 20% al 25%). Sarà interessante valutare l’impatto di questa riforma, se sarà capace di riattivare gli investimenti o solo i consumi e se ciò non genererà ulteriori dinamiche inflattive.

Alcuni rischi per l’economia cilena, come enunciati dal Servizio studio e ricerche di Intesa Sanpaolo, sembrano provenire in particolare dall’alta volatilità della capacità del paese di procurarsi energia elettrica. Buona quota dell’energia disponibile infatti proviene da impianti idroelettrici (52,8% nel  2006, 42,7% nel 2009 e 33% quest’anno, buona parte di queste variazioni dipende dalle condizioni climatiche).

Così come per l’economia russa, di cui si è precedentemente discusso in questa sezione di FIRST online, sembra implicita nel Focus Economia la pesante dipendenza dell’economia cilena dal settore minerario, nel caso specifico dalla produzione di rame, e in particolare dalle esportazioni verso la Cina (1/4 delle esportazioni). 

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