Condividi

Banner FIRSTonline

Carne, in Argentina se ne mangia sempre meno e non solo per colpa dell’inflazione. Altro che asado

Il Paese dell’asado è oggi soltanto il sesto produttore mondiale di carne bovina, scavalcato dal Brasile che è primo col quadruplo delle tonnellate vendute. Nell’Ottocento un argentino mangiava 170 kg di bistecche l’anno, oggi meno di 50

Carne, in Argentina se ne mangia sempre meno e non solo per colpa dell’inflazione. Altro che asado

Oltre che di calcio, l’Argentina è notoriamente un Paese campione del mondo per consumo di carne bovina. Chiunque di noi abbia avuto modo di conoscere anche solo superficialmente la cultura del Paese sudamericano, non avrà potuto fare a meno di sentir parlare dei famosi “asado”, le infinite grigliate di carne tipiche proprio di Buenos Aires e dintorni. E però pare che le cose stiano cambiando: un po’ perché la bistecca non è mai stata così cara, un po’ perché conviene di più esportarla, un po’ per motivi ambientali e salutari, gli argentini consumano sempre meno carne e non è un cambiamento di poco conto. Immaginate, è come se in Italia entrasse in crisi il consumo di pasta o di pizza: praticamente impensabile.

Altro che asado: il consumo di carne pro-capite è sceso sotto i 50 kg l’anno

I dati parlano chiaro: nel 2024, l’Argentina ha registrato un minimo storico nel consumo di carne, con 47 kg pro capite, a pari merito con l’Uruguay. Nel 2025 si è registrata una leggera ripresa e il consumo di bistecche e affini è risalito a 50 kg, in parte grazie ad una minore inflazione, ma la tendenza è al ribasso: ogni argentino consumava quasi 100 chili all’anno alla fine degli anni ’50 e ancora 75 chili fino al 1995, secondo l’Istituto Argentino per la Promozione della Carne Bovina (IPCVA). Addirittura, secondo quanto ha raccontato all’agenzia AFP lo storico Felipe Pigna, autore del saggio “Carne, una pasión argentina” (“Carne, una passione argentina”), all’inizio del XIX secolo il consumo raggiungeva i 170 chili pro capite all’anno.

Il rapporto degli argentini con la carne bovina sta dunque attraversando una fase nuova: sta perdendo centralità in casa e trovando sbocco nelle esportazioni. L’asado, o il barbecue se volete, rimane la più grande tradizione culinaria argentina, ma i gusti si globalizzano, i prezzi aumentano, piano piano si fanno largo anche pollo e maiale e poi cresce l’attenzione per l’ambiente e la salute. Partendo da quest’ultimo punto: fino a pochi fa il veganesimo era un fenomeno sconosciuto in Argentina, nel 2020 invece un’indagine dell’Unione Vegana Argentina (UVA) ha identificato il 12% di vegetariani o vegani nel Paese, cioè più che in Italia dove a stento sfiorano il 10%, secondo i dati Eurispes.

L’export verso l’Asia può salvare il mercato ma attenzione ai dazi di Pechino

L’industria della carne però non sembra preoccupata, perché come detto c’è sempre l’opportunità di dirottare la produzione all’estero, perché no anche a prezzi migliori. L’Argentina rimane uno dei maggiori produttori mondiali di proteina bovina anche se nel tempo è stata ampiamente superata dal vicino Brasile, il quale nel 2025 ha conquistato il primato assoluto ai danni degli Stati Uniti superando le 12 milioni di tonnellate. L’Argentina oggi è al sesto posto, scavalcata anche da Unione europea, Cina e India, con poco più di 3 milioni di tonnellate prodotte nel 2024, di cui ha esportato un terzo.

A livello internazionale infatti la domanda è in aumento, trainata dall’Asia e in particolare dalla Cina, che è sì tra i maggiori produttori ma non abbastanza da soddisfare i consumi interni, per cui si rivolge soprattutto al Brasile e appunto all’Argentina. Il potenziale è enorme, visto che oggi un asiatico consuma in media soltanto tra i 3 e i 5 kg l’anno di carne bovina. Ma in tempi di dazi c’è da stare attenti: dopo Washington, anche Pechino sta pensando di stimolare la produzione domestica e dal 1° gennaio ha lanciato tariffe al 55% proprio sull’importazione di carne rossa.

Commenta