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Borse 1° ottobre: Big Pharma, oro e argento volano ma lo shutdown frena Wall Street. Tenaris e Tim brillano a Milano

I titoli delle grandi società farmaceutiche corrono sia in Europa sia in America dopo l’accordo Trump-Pfizer sui prezzi: Eli Lily e Astrazeneca in rialzo del 9%. Europa tutta in progresso. Oro su nuovi record

Borse 1° ottobre: Big Pharma, oro e argento volano ma lo shutdown frena Wall Street. Tenaris e Tim brillano a Milano

La chiusura delle attività governative statunitensi non essenziali (shutdown) frena oggi Wall Street e il dollaro, mentre l’oro segna nuovi massimi storici. L’azionario europeo però non si adombra e inaugura il mese di ottobre con una seduta in buon rialzo che consente a Piazza Affari (+0,83%), di agganciare di nuovo quota 43mila punti base. Sono in evidenza inoltre Francoforte +1,08%, Londra +1,05%, Parigi +0,9%.

La maggior spinta, in generale, è venuta dal settore pharma, dopo che ieri sera il presidente Usa Donald Trump ha annunciato un accordo con Pfizer (+3,83% a New York) volto a ridurre i prezzi dei farmaci da prescrizione negli Stati Uniti. A beneficiarne maggiormente in Europa è stata Zurigo, che compie un balzo del 2,12% al seguito di Novartis (+3,64%) e Roche (+7,96%). “Faremo accordi con tutti”, ha detto Trump a proposito delle aziende farmaceutiche, minacciando contestualmente dazi per chi non accetterà un’intesa. Gli analisti hanno accolto comunque con favore la diminuzione delle incertezze e la prospettiva ha spinto l’intero settore.

L’atteso dato sull’inflazione nella zona euro non ha invece mosso le acque, poiché in linea con il consenso: a settembre c’è stata una crescita al 2,2% (dopo il 2% di agosto) non lontana dal target della Bce.

Wall Street incerta, con shutdown e dati macro 

Oltreoceano l’andamento di Wall Street appare incerto e gli indici principali stentano ad allontanarsi dalla parità. A frenare la propensione al rischio sono i dati macro in rallentamento e lo shutdown dell’amministrazione Usa, che potrebbe indurre uno slittamento dell’importante rapporto sull’occupazione atteso venerdì, mettendo in difficoltà le scommesse sulle prossime mosse della Fed. A proposito di banca centrale oggi la Corte Suprema ha autorizzato la governatrice, Lisa Cook, a rimanere al suo posto in attesa delle udienze di gennaio per stabilire se il presidente Trump abbia un motivo legale per licenziarla. 

Intanto l’interesse degli investitori si è concentrato in queste ore sui dati Adp, dai quali è emerso che il settore privato statunitense ha perso inaspettatamente 32.000 posti di lavoro a settembre, contro stime di 50.000 posti in più, a prova che il mercato del lavoro si sta raffreddando più rapidamente del previsto. Un andamento che a Wall Street pesa sui titoli bancari, intimoriti da un possibile rallentamento economico, alimentato parzialmente anche dai dati Ism di settembre dell’industria manifatturiera. Questa ha registrato una lieve ripresa, ma i nuovi ordini e l’occupazione sono rimasti deboli e le fabbriche sono ancora alle prese con gli effetti dei dazi sulle importazioni.

Oro (quasi) senza freni

Il mattatore di queste sedute resta l’oro, che anche oggi ha aggiornato i suoi massimi storici, salvo poi rallentare. Il future dicembre del prezioso metallo ha toccato quota 3.922,67 dollari l’oncia e ora tratta poco sotto 3900 dollari con un progresso dello 0,65%. Lo spot gold si è portato fino a 3.895,33 dollari, per poi muoversi intorno a 3871,33 dollari (+0,33%). Non c’è ripresa invece per il petrolio, che resta schiacciato dai timori di aumenti alla produzione, nonostante l’Opec abbia ridimensionato le indiscrezioni. Il greggio texano (novembre) segna 61,55 dollari al barile (-1,31%) e il Brent 65,21 dollari (-1,24%).

Lo shutdown, che torna dopo il blocco durante la prima presidenza Trump, si fa sentire sul dollaro, che prede quota contro le principali valute, con il benchmark che perde il 10% nel 2025: se mantenuto si tratterebbe  del maggior calo annuale della valuta statunitense dal 2003, quando perse il 14,6%. L’euro ne approfitta modestamente e il cross, in questo momento, è 1,1746 (+0,11%). Sono più robusti invece i guadagni di yen e sterlina, intorno allo 0,5%.

Piazza Affari, sul podio Tenaris, Tim, Stellantis

Sul podio del Ftse Mib di Piazza Affari oggi svettano Tenaris +4,11, Telecom +3,53%, Stellantis +3,51%. In particolare la oil service ha completato la prima tranche da 600 milioni di dollari del proprio Programma di riacquisto di azioni da 1,2 miliardi di dollari, annunciato il 6 giugno 2025. Nei titoli della sanità sono in evidenza Amplifon +3,5%, Diasorin +2,83% e Recordati +2,51%. Bene i titoli bancari, a partire da Mps +2,93%, Bper +1,89,%. Sono poco più defilate Mediobanca +1,57% e Banco Bpm +1,38%.

Il toto nomi per Piazzetta Cuccia si concentra sull’ex ministro Luigi Grilli per la presidenza e Alessandro Melzi d’Eril come amministratore delegato. Per quanto riguarda Piazza Meda tornano le voci su una possibile unione con Credit Agricole Italia. Le blue chip in maggior ribasso sono Lottomatica -2,36%, Cucinelli -2,11%, Italgas -1,15%, Terna -0,83%.

Per quanto riguarda la maison umbra sono attesi questa sera i dati dei primi nove mesi e ulteriori chiarimenti dopo le accuse di Morpheus Research su presunte vendite in Russia in violazione delle sanzioni europee. A proposito dei conti gli analisti prevedono una crescita a doppia cifra dei ricavi nel trimestre e la conferma della guidance 2025 (+10% anno su anno). 

Fuori dal paniere principale Pirelli sale del 4,04%, spinta dall’ipotesi di una cessione della quota del gruppo dei pneumatici in mano ai cinesi di Sinochem.

Spread stabile 

Lo spread tra Btp e Bund decennale si conferma poco mosso: in chiusura è indicato a 84 punti base (-1,15%) con tassi rispettivamente al 3,55% e 2,71%.

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