Condividi

Cucinelli, un caso che solleva dubbi: le sanzioni Ue anti-Russia, funzionano davvero? Moody’s: “In Italia 2.564 aziende nell’orbita di Mosca”

INTERVISTA A NICOLA PASSARIELLO, director/IPL nel Financial Crime Compliance in Moody’s, dopo Il caso Cucinelli, crollato in Borsa sull’accusa di alcuni analisti – che avevano scommesso sul ribasso del titolo e a cui l’azienda ha replicato seccamente – di eludere la normativa Ue: “Il lusso uno dei settori più colpiti dalle sanzioni ma non l’unico. I meccanismi per eluderle? Sono diversi, più o meno sofisticati”

Cucinelli, un caso che solleva dubbi: le sanzioni Ue anti-Russia, funzionano davvero? Moody’s: “In Italia 2.564 aziende nell’orbita di Mosca”

Il caso Brunello Cucinelli, sospeso e poi riammesso alle contrattazioni alla Borsa di Milano dopo il report dell’hedge fund Morpheus Research che ha ipotizzato violazioni delle sanzioni europee contro la Russia e per il quale la società del cashmere valuta azioni legali, pone ancora una volta un interrogativo: queste limitazioni, pensate dalla Ue per indebolire economicamente Mosca e privarla delle risorse necessarie alla guerra in Ucraina, sortiscono davvero gli effetti sperati? E soprattutto, non finiscono in alcuni casi per rilevarsi degli autogol, penalizzando le imprese italiane ed europee?

Un illuminante studio pubblicato da Moody’s dimostra tra le tante cose in Italia ci sono ben 2.564 imprese il cui capitale è posseduto per oltre il 40% da soggetti russi (dato aggiornato a giugno 2025). Sono le cosiddette Russian-backed entities e in tutta Europa sono quasi 50.000: monitorare queste imprese può essere un modo di mitigare il potenziale rischio di elusione dalle sanzioni, mappando la fonte dei ricavi di origine russa. “Il fatto in sè di avere quella caratteristica non è ovviamente sinonimo di irregolarità, ma sono operatori che vengono tenuti d’occhio da Bruxelles sorpattutto quando, dietro segnalazione delle banche, effettuano trasferimenti di fondi superiori a 100.000 euro verso Paesi extra-Ue”, spiega Nicola Passariello, director/Industry Practice Lead nel Financial Crime Compliance in Moody’s Analytics.

Dottor Passariello, partiamo dalla domanda che molti si fanno: le sanzioni europee sono davvero efficaci o rischiano di penalizzare le nostre aziende più che l’economia russa?

“Le sanzioni non sono strumenti di politica economica ma di politica estera e sicurezza nazionale. La domanda da farsi casomai è un’altra: per un operatore europeo violare le regole comporta un costo accettabile? La risposta è assolutamente no, perché oltre alla multa e al danno reputazionale, scatterebbero impietose le vendite da parte degli investitori istituzionali, che oggi sono attentissimi alle compliance”.

In che cosa consistono esattamente queste sanzioni?

“Diciamo intanto che siamo al 18esimo pacchetto di sanzioni varato da Bruxelles contro la Russia e la Bielorussia, con un 19esimo pacchetto proposto ma ancora in attesa di approvazione da parte dei membri dell’Unione. In passato questi provvedimenti riguardavano più che altro Difesa e finanza, oggi invece sono molto più ampi, perché si vuole colpire sempre più profondamente l’economia russa, che è ormai a tutti gli effetti una economia di guerra. Quindi si passa dal congelamento dei beni degli oligarchi al divieto di import e export in tanti settori, come quello del lusso che nelle relazioni commerciali tra Italia e Russia ha un certo peso, ma anche meccanica di precisione, elettronica, chimica. Nella categoria lusso tra l’altro rientra di tutto, dallo spumante al caviale, fino alle cravatte”.

Una delle limitazioni è il divieto di esportare verso la Russia beni di valore superiore ai 300 euro. Ma non è fin troppo facile aggirarlo, riducendo fittiziamente il valore del bene?

“Ci sono tanti meccanismi per eludere le sanzioni, più o meno sofisticati. I dati dicono che da prima dell’invasione in Ucraina al 2024 si è registrato un crollo delle transazioni tra Ue e Russia dell’80-90%, ma i dati non tengono conto ad esempio del sistema delle triangolazioni commerciali, cioè dell’utilizzo di Paesi terzi, confinanti con la Russia o con rapporti doganali liberi con Mosca, per gli scambi. Si tratta per lo più di Paesi ex sovietici come Armenia, Kazakistan, Georgia e altri, ma anche la Turchia, i Paesi arabi e persino alcuni Paesi dell’Ue o futuribili Ue come Lituania e Serbia. L’Armenia ad esempio ha registrato un import di prodotti hi-tech del 300-400%, assolutamente anomalo rispetto alla domanda. Poi ci sono modalità più sofisticate come gl intermediari offshore, soprattutto asiatici, che attraverso società opache risolvono il problema. Oppure sì, abbassando il valore della merce. Si pensi ad esempio agli orologi: vengono spediti i singoli componenti, che valgono meno di 300 euro, e poi li si assembla nel Paese di destinazione”.

Un vostro studio ha rivelato che in Europa operano circa 48.000 imprese con proprietà russa superiore al 40%.

“I dati di Moody’s indicano un aumento significativo delle aziende di proprietà russa in alcuni Paesi europei, non tanto in Italia dove il dato è sostanzialmente stabile quanto soprattutto in Bulgaria e Repubblica Ceca, che rimangono di gran lunga i paesi con la maggiore presenza di società di proprietà Russa secondo i nostri dati, ma anche Portogallo, Cipro, Malta. Questo può comportare che ci siano attività commerciali potenzialmente sospette ma attenzione: non è di per sé una prova. Le regole europee prevedono poi che le banche abbiano l’obbligo di segnalare quando questi operatori effettuano trasferimenti di denaro per un valore di oltre 100.000 euro fuori dall’Ue. Nemmeno quella è una prova, ma a quel punto l’azienda viene tenuta d’occhio dalle autorità”.

Quale è l’identikit oggi delle aziende italiane ed europee che operano nel mercato russo?

“Questo è un tema interessante e che fa riflettere. Prima della guerra in Ucraina esportavano verso Mosca le grandi multinazionali di marchi noti. Oggi, vuoi per le restrizioni, vuoi per motivi di opportunità reputazionale, i gruppi più esposti hanno lasciato spazio alle piccole e medie imprese, la maggior parte delle quali nate forse non casualmente in questo periodo”.

Commenta