Le Borse europee aprono in ordine sparso e senza grande slancio dopo la corsa della vigilia, in un contesto che resta prudente e guidato dal conflitto in Medio Oriente: l’Iran dovrebbe rispondere oggi, 7 maggio, tramite mediatori pakistani alla proposta Usa per chiudere il conflitto, secondo la Cnn. I colloqui potrebbero partire già la prossima settimana a Islamabad. In questo contesto, le dichiarazioni del presidente Donald Trump alla rete Pbs hanno alimentato un cauto ottimismo, pur accompagnato da toni di forte pressione: da un lato la possibilità concreta di una fine della guerra, dall’altro l’avvertimento che, in caso contrario, si potrebbe tornare a “bombardamenti a tappeto”.
In questo clima sospeso tra speranza e tensione i listini europei si muovono senza direzione netta: Milano e Madrid oscillano appena sopra la parità, mentre Parigi e Francoforte mostrano un andamento leggermente più vivace. Londra, invece, risulta più debole e si mantiene in territorio negativo, anche alla luce delle urne aperte nel Regno Unito per le elezioni locali e regionali, considerate un test politico rilevante per il primo ministro Keir Starmer.
La stessa incertezza si riflette sulle materie prime energetiche, che provano a rimbalzare dopo il forte calo della vigilia, quando le quotazioni erano scese sui minimi delle ultime due settimane. Il petrolio tenta così un recupero tecnico, con il Brent che si riavvicina ai 102 dollari e il Wti che torna sopra i 95. Anche il gas europeo ad Amsterdam mostra un lieve recupero, pur restando sotto i 45 euro al megawattora e lontano dai recenti massimi.
Il clima resta però attendista: gli investitori guardano anche ai non-farm payrolls statunitensi in arrivo venerdì 8 maggio, dati chiave per capire le prossime mosse della Federal Reserve. In parallelo, sono attesi oggi anche diversi interventi di banchieri centrali di Fed e Bce, in un contesto in cui il rischio geopolitico continua a pesare sulle prospettive di inflazione e sulle catene di approvvigionamento.
L’Asia scommette sulla fine delle ostilità tra Usa e Iran
In Asia prevale invece un tono decisamente più ottimista, con una seduta guidata da Tokyo e dal comparto tecnologico. Il Nikkei chiude a +5,58% sopra i 62.800 punti, mentre il Topix ha chiuso a 3840,49 punti con un incremento del 3%, sostenuti soprattutto dai semiconduttori e dall’idea che le tensioni in Medio Oriente possano avviarsi verso una fase di de-escalation.
Il settore beneficia anche del buon andamento dei chip a livello globale e delle indicazioni positive arrivate da Wall Street, con effetti a catena su tutta la catena dei semiconduttori giapponesi. In evidenza Kioxia, che tocca il limite giornaliero, mentre Renesas Electronics e Ibiden guidano i rialzi.
Il sentiment positivo si riflette anche su Cina e Hong Kong, dove il miglioramento della propensione al rischio sostiene gli indici. Il CSI300 sale dello 0,2%, lo Shanghai Composite dello 0,3% e l’Hang Seng dell’1,6%. A Hong Kong i tecnologici avanzano del 3,1%, con Alibaba in crescita del 4,3%, mentre il turismo beneficia dell’aumento dei viaggi durante le festività del Primo Maggio. Più deboli invece energia e carbone, mentre i comparti consumer come liquori e food & beverage restano in territorio positivo.
A Piazza Affari pioggia di trimestrali
Sul listino milanese spicca il lusso: Brunello Cucinelli sale del 3,12%, seguito da Moncler (+2,36%). Bene anche Stm (+1,80%) e Buzzi (+1,79%). L’attenzione degli investitori si concentra però soprattutto sui risultati societari: Poste Italiane chiude un primo trimestre solido, con ricavi in crescita a 3,5 miliardi e utile operativo in aumento a doppia cifra, sostenuti da tutte le divisioni. Tim resta sotto i riflettori sia per i risultati, in crescita moderata ma in linea con le attese, sia per il contenzioso con Sky legato alla Serie A e agli accordi con Dazn.
Bper arretra del 2,47% nonostante un utile sopra le attese e margini solidi, con il mercato che guarda soprattutto all’aggiornamento del piano industriale, anche alla luce dell’integrazione con Banca Popolare di Sondrio, atteso per il 6 agosto 2026. In controtendenza FinecoBank, che conferma la crescita grazie al contributo di tutte le aree di business, mentre Nexi (+1,62%) mostra un incremento moderato dei ricavi e un Ebitda in miglioramento, confermando la guidance.
Campari registra una crescita organica delle vendite nette del 2,9% e conferma gli obiettivi per l’esercizio 2026, ma il titolo crolla oltre il 10%. Pesanti vendite anche su Tenaris (-5,88%) migliora fatturato e redditività, con utile netto in crescita a 540,7 milioni di dollari, e annuncia anche un cambio al vertice: Gabriel Podskubka nuovo ceo, mentre Paolo Rocca resta presidente. In calo anche le utility, con Snam, Terna, Hera e Italgas tra le peggiori, e Eni (-2,94%). Iveco chiude invece il trimestre con ricavi a 2,83 miliardi ed Ebit rettificato negativo per 55 milioni, annunciando la chiusura dell’Opa di Tata Motors, attesa entro il terzo trimestre. Attesa anche per i conti di Enel, Pirelli e Terna.
Nel comparto bancario, UniCredit sale dell’1,76% dopo l’accordo non vincolante per la cessione di parte delle attività in Russia, con AO Bank coinvolta in un’operazione con un investitore degli Emirati Arabi Uniti. L’operazione resta subordinata alle autorizzazioni regolamentari. Nuove tensioni invece in Mps, dove Fabrizio Palermo si è dimesso dal Cda per dissidi sulla governance, dopo aver contestato alcune decisioni interne.
Nel settore media riflettori su Mfe, dopo l’annuncio del ministro della Giustizia Carlo Nordio di un’azione civile per presunti danni d’immagine legati al caso Minetti e a dichiarazioni diffuse in passato.
Lo spread è stabile a 73 punti, mentre il rendimento decennale cala ancora.
Altri mercati
Sul valutario l’euro resta stabile contro il dollaro a 1,175, mentre la valuta unica si rafforza leggermente sullo yen a 183,73. Il dollaro si attesta a 156,35 contro la divisa giapponese. In calo il Bitcoin, che arretra dello 0,7% a 80.958,5 dollari.
Tra i beni rifugio prosegue il rialzo dell’oro, che guadagna lo 0,5% a 4.713,3 dollari l’oncia, mentre l’argento segna un progresso più marcato dell’1,5% a 78,4 dollari.
