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Bitcoin è un pericolo pubblico ma nessuno lo ferma

Le banche centrali sono concordi nel ritenere che le criptovalute siano asset speculativi ad alto rischio ma nessuna ha il potere di fermarli perchè per mettere il Bitcoin e i suoi simili fuori gioco servirebbe un accordo internazionale che non c’è – L’allarme di Draghi e quello di Salvatore Rossi

Bitcoin è un pericolo pubblico ma nessuno lo ferma

I Bitcoin sono pericolosi e i consumatori devono prenderne coscienza. In lungo e in largo le principali autorità europee hanno deciso di intervenire ufficialmente sul tema delle criptovalute cercando di mettere in guardia i cittadini. Dalla Bce a Bankitalia, passando per le tre agenzie europee responsabili per le banche (Eba), i mercati mobiliari (Esma) e le assicurazioni (Eiopa), il monito è uno solo:i Bitcoin sono altamente speculativi e quindi a rischio elevatissimo. La possibilità di perdere un sacco di soldi è molto forte.

Molto, troppo spesso ormai, persone affascinate dalla celebrità delle nuove criptovalute decidono di investire somme di denaro senza essere consapevoli dei pericoli cui potrebbero andare incontro puntando su uno strumento che, secondo il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, non è nemmeno una moneta. E il riferimento non è solo ai più famosi Bitcoin, ma anche Ripple, Ethereum e a tutte le altre “criptovalute” accomunate non a caso da un’estrema volatilità.



Il numero uno della Banca Centrale Europea, rispondendo ieri ad alcune domande su Twitter nell’ambito dell’iniziativa #AskDraghi, ha apertamente dichiarato di non considerare il Bitcoin una moneta per due ragioni: il suo valore “ha forti oscillazioni”, mentre “un euro oggi è un euro domani e il suo valore è stabile”, ma soprattutto dietro le “vere” monete ci sono “le banche centrali dei loro Paesi e i loro governi», dietro le criptovalute no.

Tuttavia, secondo Mario Draghi regolamentare questo “mercato” non è “responsabilità della Banca centrale europea”.

Ancora più perentorio il direttore generale della Banca d’Italia e presidente dell’Ivass, Salvatore Rossi, che ha definito i bitcoin “aggeggi speculativi”.Il loro valore sale e scende solo a causa di movimenti speculativi. Non sono sistemi di pagamento, né niente di ciò. Piuttosto, assomigliano a degli ufo“, ha precisato Rossi.

“Nel mondo c’è una massa enorme di denaro a caccia di rendimenti più alti” in un periodo di tassi a zero e “la tentazione di rivolgersi a strumenti come il Bitcoin è forte”, ma bisogna stare attenti perché “va tenuto in mente che a rendimenti alti si associano dei rischi alti”, ha spiegato il dg di Bankitalia.

A testimonianza di ciò è sufficiente dare un’occhiata all’andamento degli ultimi mesi. A metà dicembre il settore delle criptovalute ha raggiunto i massimi storici, con una capitalizzazione di 800 miliardi di dollari. Oggi ne vale quasi la metà (423 miliardi per l’esattezza). Prendendo come esempio il solo Bitcoin le oscillazioni non sono da meno. A metà dicembre il suo valore superava i 20mila dollari, oggi ne vale meno di 9mila.

Perché allora nessuno interviene? Perché non si può. “Purtroppo non esiste un’autorità mondiale in grado di bloccare il Bitcoin – ha continuato Rossi –  e ad oggi ci vorrebbe un accordo tra tutti i paesi, nessuno escluso, altrimenti sarebbe inefficace”. In altre parole o si decide di agire tutti assieme a livello globale oppure sarà tutto inutile.

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