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Il Bitcoin e la crescente inflazione da criptovalute

Il mito dell’offerta fissa di moneta cade al vaglio dei fatti che riguardano il Bitcoin che è sempre più insidiato da una pletora di nuove criptovalute tra le quali non sembra affatto la migliore – Ecco perchè

Il Bitcoin e la crescente inflazione da criptovalute

La quantità fissa di bitcoin è una delle principali caratteristiche della criptovaluta ma non implica una quantità fissa di moneta. Le imprese domandano moneta per espandere la produzione durante i boom economici e ridurre il costo del capitale durante una recessione. La banca centrale regola l’offerta di moneta per evitare spinte inflazionistiche. Il bitcoin punta a scalzare le fiat money tradizionali, ma è allo stesso tempo in competizione con oltre 4000 criptovalute di cui almeno altre 1385 criptovalute facilmente reperibili e diffuse online, tutte in lotta per guadagnare reputazione e raggiungere la massa critica necessaria per sopravvivere (https://coinmarketcap.com/all/views/all/).

Poiché l’offerta di bitcoin non si espande all’infinito, aumenti di domanda di moneta non soddisfatti dalle banche centrali spingeranno gli utilizzatori a sostituire il bitcoin con altre criptovalute così come la scarsità di carbone nel 1800 spinse le economie sviluppate dell’epoca a passare al petrolio. Secondo il modello di Hotelling sulle risorse non rinnovabili (1931), la sostituzione tra criptovalute avverrà ben prima di estrarre l’ultimo bitcoin. L’espansione monetaria quindi non avviene con maggiori quantità di moneta, ma con un maggior numero di criptovalute utilizzate, ognuna dalla quantità fissa. Questo intensificherà la competizione (spingendo magari al ribasso gli standard) e le criptovalute con bassa reputazione collasseranno.

Nella lotta per la sopravvivenza, le fiat money tradizionali hanno il supporto della banca centrale che spesso è regolatore, supervisore e, in ultima istanza, rappresenta il governo. Con le 1385 criptovalute principali che capitalizzano circa 726 miliardi di dollari (https://coinmarketcap.com/), ovvero un ammontare poco inferiore all’offerta di dollari prima della crisi dei subprime, le criptovalute verranno presto regolamentate. Il bitcoin rappresenta quasi il 35% del totale, una quota dominante, ma non maggioritaria. Utilizzando le criptovalute come monete parallele a quella ufficiale, le banche centrali perdono il controllo della base monetaria. Così facendo, paesi in estrema difficoltà come il Venezuela potrebbero guadagnare reputazione, ma molti altri come Thailandia, Cina, Taiwan, India, Germania, Bolivia, Russia hanno già provveduto a limitare o bannare l’uso de bitcoin e la lista si allunga ogni giorno. Una regolamentazione introdurrà tracciabilità, controllo dei capitali e tassabilità eliminando molti vantaggi sulle monete tradizionali.

Inoltre, l’offerta fissa di moneta è ancora lontana dall’essere raggiunta. Il grafico sotto mostra come siano stati introdotti molti più bitcoin che dollari negli ultim anni. Il confronto è con il contante in circolazione, la misura più simile al bitcoin. Dal 2009 al 2014, il bitcoin è stato ampiamente espansionistico raggiungendo il tasso di crescita del dollaro solo recentemente. Ma la politica della FED sta diventando restrittiva mentre il bitcoin continuerà ad espandersi. Il punto è che il dollaro può adattarsi all’economia, mentre l’economia deve adattarsi al bitcoin. Quando non sarà in grado di farlo, se ne sbarazzerà. L’ostacolo maggiore all’uso delle cryptocurrency come moneta, però, viene dagli utilizzatori stessi.

La moneta è un attivo appetibile perché sicuro. Di fronte ad oscillazioni del 20% di valore, le criptovalute sono volatili e instabili come investimenti speculativi. Senza stabilità, il bitcoin non può sostituire il fiat money. In conclusione, i vantaggi delle criptovalute sulle monete tradizionali potrebbero essere molto più effimeri di quanto ritenuto e il bitcoin non sembra essere la migliore criptovalute né in termini di sicurezza e trasparenza, né in termini di anonimato e costi. Il mito dell’offerta fissa di moneta cade al vaglio dei fatti: nonostante la convergenza verso l’asintoto, il bitcoin si espande a ritmi ancora notevoli ed è stato affiancato da una pletora di nuove criptovalute che espandono l’offerta di moneta complessiva. Infine … siamo davvero sicuri che il regime deflazionistico del bitcoin sia meglio di quello inflazionistico del dollaro?

La deflazione, spettro delle banche centrali quando i tassi di interesse erano vicino a zero, spinge i consumatori a posticipare gli acquisti, le imprese a ritardare gli investimenti, l’occupazione a diminuire, e quindi l’economia a crescere meno. Affrontare costi di transazione inferiori è positivo… purché ci sia ancora possibilità e volontà di spendere. Al di là della bolla, restano forti dubbi sul futuro del bitcoin e, in parte, della blockchain.

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