Apple volta pagina per la prima volta in quindici anni. Dal 1° settembre John Ternus assumerà il ruolo di amministratore delegato, mentre Tim Cook diventerà presidente esecutivo (executive chairman). La decisione, approvata all’unanimità dal board, arriva alla vigilia della trimestrale del 30 aprile e rappresenta una delle successioni più rilevanti nel panorama tech globale degli ultimi anni.
Il passaggio sarà graduale: Cook resterà alla guida per tutta l’estate, affiancando Ternus in una transizione studiata per garantire continuità e rassicurare i mercati. Un approccio che riflette la tradizione dell’azienda, anche se il titolo ha registrato un calo dello 0,5% nel dopo mercato di Wall Street, segno di un’attesa prudente da parte degli investitori. “È stato il privilegio della mia vita guidare Apple”, ha dichiarato Cook, definendo Ternus “la persona giusta per il futuro”.
Le sfide: intelligenza artificiale, supply chain e geopolitica
Il nuovo ceo eredita un contesto complesso, in cui Apple è chiamata ad accelerare sull’intelligenza artificiale, terreno su cui gli analisti segnalano un ritardo competitivo. Parallelamente, il gruppo deve affrontare le tensioni su una catena di fornitura globale sempre più esposta a dinamiche protezionistiche e geopolitiche.
Sul piano politico restano delicati i rapporti con Washington e con figure come Donald Trump, in un quadro segnato da dazi e nuove politiche industriali. In questo contesto si inserisce anche il piano di investimenti da 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti annunciato dalla società.
Chi è John Ternus, il nuovo ceo di Apple
Classe 1975, in Apple dal 2001, Ternus è un profilo tecnico più che finanziario. Da senior vice president dell’Hardware Engineering ha guidato lo sviluppo di prodotti chiave come iPhone, iPad e Mac, distinguendosi soprattutto per la transizione ai chip Apple Silicon, che ha rafforzato le prestazioni e l’autonomia tecnologica del gruppo.
Considerato da tempo il successore designato, si è imposto per la capacità di integrare design e ingegneria. Negli ultimi mesi ha assunto anche la supervisione del design dei prodotti e ha presentato il MacBook Neo, segnali di un passaggio di consegne già avviato. La sua nomina indica un ritorno al prodotto come leva strategica, in una fase in cui Apple punta a integrare sempre più l’intelligenza artificiale nei dispositivi.
L’eredità di Tim Cook
Entrato in Apple nel 1998 e ceo dal 2011, Cook lascia un’azienda profondamente trasformata. Sotto la sua guida, la capitalizzazione è passata da circa 350 miliardi a oltre 4.000 miliardi di dollari, mentre i ricavi annuali sono saliti da 108 miliardi a oltre 416 miliardi nel 2025.
Apple si è espansa in più di 200 Paesi, con oltre 500 negozi, consolidando la leadership dell’iPhone nel segmento premium e sviluppando un ecosistema di servizi – App Store, Apple Music e iCloud – sempre più centrale nei ricavi.
Apple: nuova governance e nomine chiave
Il riassetto coinvolge anche il consiglio di amministrazione. Arthur Levinson diventerà lead independent director dal 1° settembre 2026. Entrato nel board nel 2000 sotto la guida di Steve Jobs, Levinson è stato presidente non esecutivo dal 2011. Scienziato con un dottorato in biomedicina, ha guidato anche Genentech come ceo ed è oggi alla guida della società biotech Calico, controllata da Google. Parallelamente, Johny Srouji è stato promosso a Chief Hardware Officer con effetto immediato. Già alla guida delle tecnologie hardware, estende ora le sue responsabilità anche all’Hardware Engineering, consolidando un percorso iniziato nel 2008 e segnato dallo sviluppo dei chip proprietari, dall’A4 fino all’architettura Apple Silicon, oggi cuore dell’ecosistema dei dispositivi Apple.
