“Sul costo dell’energia non vi sono scorciatoie, né interventi privi di difficoltà”. Lo ha affermato il dg della Banca d’Italia e presidente dell’Ivass Paolo Angelini nel suo intervento alla decima giornata del Credito, sottolineando le difficoltà legate agli interventi sul costo dell’energia e la necessità di misure mirate. Gli shock energetici, spiega Angelini, “alimentano l’inflazione e riducono il reddito reale delle famiglie; aumentano i costi e l’incertezza per le imprese, frenandone gli investimenti; richiedono spesso interventi pubblici onerosi”.
Per l’Europa, largamente dipendente dalle importazioni di combustibili fossili, la questione energetica è anche un tema di autonomia strategica. La guerra in Ucraina e, più di recente, la crisi di Hormuz hanno mostrato che “l’economia mondiale rimane vulnerabile agli shock di offerta”.
A questa vulnerabilità se ne aggiunge una climatica. Secondo Angelini, energia e clima richiedono “risposte coerenti e congiunte, che conducano a una doppia transizione”. Le principali leve sono “elettrificazione degli usi finali, sviluppo delle fonti a bassa intensità carbonica, ed efficienza energetica”, che “riducono il fabbisogno di combustibili fossili importati, aumentano la prevedibilità dei costi energetici e creano condizioni più favorevoli per gli investimenti privati”.
Rinnovabili, la sfida sono reti e accumuli
La domanda mondiale di energia è destinata a continuare a crescere. Secondo l’Agenzia internazionale per l’Energia, ricorda Angelini, nel 2035 potrebbe essere tra l’8% e il 14% superiore ai livelli attuali, mentre la domanda globale di elettricità è prevista in aumento del 7% tra il 2025 e il 2027.
In questo scenario, gli investimenti nelle rinnovabili continuano a crescere. Nel 2026 le fonti rinnovabili dovrebbero raggiungere il 37% della produzione elettrica mondiale, superando il carbone come prima fonte. In Italia, però, il ritmo delle nuove installazioni resta inferiore a quello della media europea e a quello programmato dal Piano nazionale integrato energia e clima. Nel 2025 la quota di produzione elettrica da fonti rinnovabili è stata del 41%, contro il 49% della media europea.
Per Angelini, la competitività delle rinnovabili è ormai un elemento centrale del dibattito energetico. “Mi sembra tuttavia non controverso che la competitività economica delle rinnovabili sia oramai sulla frontiera”. Per l’Italia, caratterizzata da prezzi finali dell’elettricità elevati nel confronto internazionale, “è verosimile che l’espansione delle Fer, degli accumuli e della rete possano ridurre i prezzi all’ingrosso”, diminuendo il numero di ore in cui questi sono determinati dalle tecnologie più costose, “tipicamente centrali a gas naturale”.
Resta però aperto il problema dell’intermittenza delle fonti rinnovabili. Le soluzioni, spiega Angelini, comprendono l’aumento della capacità di accumulo, il rafforzamento delle interconnessioni e dei sistemi di gestione della rete e meccanismi che incentivino i consumatori a spostare la domanda verso i momenti di maggiore disponibilità di energia.
“Queste soluzioni appaiono oggi imprescindibili”. Anche le tecnologie complementari alle rinnovabili avranno un ruolo per garantire la continuità del sistema elettrico: tra le possibilità Angelini cita le centrali a gas e l’energia nucleare. Il mix ottimale, sottolinea, resta tuttavia oggetto di dibattito.
Il nodo delle autorizzazioni
Un altro ostacolo alla crescita delle rinnovabili riguarda i tempi necessari per autorizzare e connettere i nuovi impianti, le infrastrutture di rete e gli accumuli. In Italia, osserva Angelini, le tempistiche sono “spesso ancora molto lunghe”.
Tra i fattori che contribuiscono ai ritardi ci sono anche le resistenze delle comunità locali all’installazione degli impianti. Per attenuarle, secondo il dg di Bankitalia, si potrebbe “fare partecipare le comunità ai benefici degli investimenti”, attraverso strumenti come sconti in bolletta, interventi di mitigazione dell’impatto degli impianti e riqualificazione ambientale.
Per favorire gli investimenti energetici, che hanno un orizzonte di lungo periodo, servono inoltre “scelte di politica economica” chiare e stabili. È quindi “più che mai necessario ridurre al minimo l’incertezza e l’instabilità del quadro regolamentare”.
Il ruolo di banche e finanza
In questo percorso anche il sistema finanziario può avere un ruolo. “Il sistema finanziario non può decidere la traiettoria della transizione, ma può influenzarla”. Banche e intermediari possono infatti valutare i progetti, attribuire il giusto prezzo ai rischi e sostenere gli investimenti. In Italia, tra il 2022 e il 2024, la quota dei mutui verdi è raddoppiata, arrivando al 12% delle nuove erogazioni. Secondo Angelini, “l’evidenza disponibile indica che i prestiti ‘verdi’ presentano, a parità di altre condizioni, una rischiosità inferiore alla media, che si traduce in costi relativamente inferiori”.
L’investimento in efficienza energetica tende infatti ad attenuare gli effetti degli shock ai prezzi dell’energia sui bilanci di famiglie e imprese, aumentandone la resilienza e la capacità di rimborso dei prestiti.
Per le imprese, le banche hanno ampliato l’offerta di strumenti destinati a “elettrificare i processi produttivi, autoprodurre energia rinnovabile e ridurre il consumo energetico”. Un tema particolarmente importante per le piccole e medie imprese, che mostrano una crescente propensione a investire nell’efficienza energetica ma continuano a segnalare maggiori difficoltà nell’accesso ai finanziamenti.
Tra gli strumenti indicati da Angelini ci sono anche i power purchase agreements, attraverso i quali le controparti fissano il prezzo di fornitura dell’energia elettrica su orizzonti di medio o lungo periodo. In questo modo l’impresa può mitigare il rischio di shock dei prezzi, mentre il produttore può contare su un flusso di ricavi stabile e prevedibile.
Energia, servono regole stabili
Per Angelini, il contenimento dei costi non può quindi essere affidato soltanto a misure emergenziali. “La risposta strutturale richiede di ampliare più rapidamente l’offerta di elettricità al minor costo e a basse emissioni”, oltre ad “accelerare autorizzazioni e connessioni”, investire “nelle reti, negli accumuli e nelle interconnessioni europee” e “migliorare l’efficienza energetica”.
Anche sul fronte degli aiuti pubblici, la strada indicata è quella di evitare interventi generalizzati. “In presenza di shock eccezionali, misure temporanee e mirate possono proteggere le famiglie vulnerabili e le imprese maggiormente esposte”; al contrario, interventi generalizzati e prolungati “assorbirebbero invece ingenti risorse pubbliche, attenuerebbero i segnali di prezzo e non ridurrebbero la dipendenza dall’estero”.
Angelini indica inoltre la possibilità di “scorporare dalla bolletta elettrica voci che perseguono finalità redistributive o di politica generale”. Il trasferimento di queste componenti sulla fiscalità generale, sottolinea, “non ne eliminerebbe il costo, ma ne modificherebbe la distribuzione tra contribuenti e tra consumatori”, riducendo il costo dell’energia elettrica per gli utenti e favorendo il processo di elettrificazione.
Tra gli strumenti che possono proteggere famiglie e imprese dalla volatilità dei prezzi ci sono infine “contratti a prezzo fisso o di lungo periodo per la fornitura di energia elettrica, già disponibili per famiglie e imprese”.
La transizione energetica, nella lettura di Angelini, “non è solo una priorità ambientale”. La disponibilità di energia “a costi sostenibili, sicura e meno esposta alle tensioni geopolitiche” incide infatti “sulla struttura produttiva, sulla competitività e sulla sicurezza economica del Paese”.
