Dopo il primo via libera di lunedì, l’Aula della Camera martedì ha approvato – con 227 voti favorevoli e 149 contrari (tre gli astenuti) – la questione di fiducia posta dal Governo per l’approvazione dell’articolo 2 della proposta di legge di riforma elettorale, nel testo identico a quello licenziato da Palazzo Madama. La norma, fortemente voluta dalla maggioranza che sostiene il governo Meloni, dispone “Modifiche al sistema di elezione del Senato”.
L’Assemblea di Montecitorio procederà oggi all’esame, con un terzo voto di fiducia, dell’articolo 3 (modifica i confini territoriali dei collegi uninominali senatoriali della provincia di Bolzano) e al voto dell’articolo 8, che sempre a seguito di modifiche stabilite in seconda lettura, estende il diritto di voto dei fuori sede ai caregiver familiari e alla discussione degli ordini del giorno al testo. Il via libera definitivo, a scrutinio segreto, alla riforma elettorale è fissato per la tarda mattinata di giovedì prossimo, 8 ottobre.
Legge elettorale, i ricorsi annunciati e il timing della Consulta
Intanto, potrebbe arrivare già a partire dal mese di febbraio un’eventuale pronuncia della Corte costituzionale sui ricorsi annunciati contro la riforma della legge elettorale. Secondo gli esperti, il “timing” prevede una serie di passaggi che si svolgeranno nell’arco di almeno tre mesi e mezzo.
Entrando nel dettaglio, i ricorsi “in via di redazione” da parte della Rete che riunisce organizzazioni, associazioni, comitati di costituzionalisti, giornalisti, avvocati e cittadini dovrebbero essere presentati in una trentina di Tribunali civili italiani. Saranno depositati appena la legge entrerà in vigore, ossia quindici giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. In sostanza, i firmatari chiederanno l’accertamento di una lesione del diritto di voto legato alla riforma.
Una volta depositato il ricorso, i tribunali dovrebbero adottare un procedimento semplificato con cui si prevede che il giudice possa fissare l’udienza dopo 40 giorni per ascoltare le ragioni del ricorso. A quel punto si riserverà di decidere e, se lo riterrà, emetterà un’ordinanza in cui solleva una questione di legittimità costituzione davanti alla Consulta.
L’ordinanza dovrà poi essere notificata alle parti interessare – a partire dal presidente del Consiglio dei ministri – ed entro 20 giorni dalla notifica il presidente della Consulta potrebbe già fissare l’udienza nei successivi 20 giorni. L’obiettivo “è che la pronuncia della Corte arrivi nei tempi utili” per le elezioni, ha detto il coordinatore della Rete contro la riforma della legge elettorale Roberto Zaccaria, spiegando che i ricorsi sono “in via di redazione” e saranno pronti per essere depositati nei tribunali non appena entrerà in vigore la riforma.
La Corte costituzionale, con ogni probabilità, sarà quindi chiamata a decidere sulla legge elettorale a dieci anni esatti di distanza dalla sentenza depositata a febbraio 2017 in cui dichiarò parzialmente illegittimo l’Italicum. In particolare, la sentenza stoppò il turno di ballottaggio tra le due liste più votate nel caso in cui nessuna avesse raggiunto il 40% dei voti, ritenendolo lesivo della rappresenterà e della parità del voto. Mentre disse sì ai capilista bloccati – riconoscendo su questo piano il ruolo dei partiti – e al premio di maggioranza considerato ragionevole per la lista che raggiunge il 40% dei voti.
