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Italia più longeva, ma con meno lavoratori: pensioni, sanità e assistenza sono la sfida. Generali punta su previdenza e protezione

Si vive più a lungo, ma la popolazione in età lavorativa si riduce. Pensioni, sanità e assistenza diventano così nodi sempre più pesanti per famiglie e sistema pubblico. Al Longevity Day di Generali Italia il confronto su previdenza e protezione. Nel semestre raccolta premi a 14 miliardi

Italia più longeva, ma con meno lavoratori: pensioni, sanità e assistenza sono la sfida. Generali punta su previdenza e protezione

Vivere più a lungo è una delle grandi conquiste della società contemporanea. La sfida, oggi, è fare in modo che agli anni guadagnati corrispondano anche salute, autonomia e sicurezza economica. Per l’Italia, alle prese con l’invecchiamento della popolazione e la riduzione della platea in età lavorativa, questo cambiamento demografico impone di ripensare il modo in cui si lavora, si risparmia, ci si cura e si costruisce il proprio futuro.

Aumentano infatti le esigenze legate a pensioni, sanità e assistenza, mentre diminuisce il numero delle persone che possono contribuire a sostenerle. È da questa sfida che è partito il Longevity Day “Generali Partner del Paese 2026: Previdenza, Protezione, Futuro“, organizzato a Roma. Al centro del confronto, il ruolo della previdenza complementare, delle assicurazioni, della salute e degli strumenti di protezione nel rispondere ai cambiamenti demografici.

Italia, più anziani e meno lavoratori: la pressione su pensioni e sanità

I numeri fotografano un cambiamento strutturale. In Italia l’aspettativa di vita è arrivata a circa 84 anni, ma gli anni vissuti in buona salute si fermano a 58. Nel 2050, il rapporto tra la popolazione con più di 64 anni e quella in età lavorativa è destinato a raggiungere il 63,7%, contro il 29,4% del 2005. In altre parole, ci saranno circa due persone anziane ogni tre in età lavorativa.

A ridursi sarà anche il numero delle famiglie con figli: dai 7,5 milioni del 2025 ai 5,8 milioni previsti nel 2050, il 23% in meno. Un’evoluzione che rende più complesso anche il tradizionale ruolo della famiglia come rete di protezione e assistenza.

La pressione riguarda direttamente i conti pubblici. Secondo le stime citate da Generali, il peso della spesa pensionistica sul Pil passerà dal 15,2% del 2025 al 17,1% nel 2041. Ma il problema non riguarda soltanto le pensioni: una vita più lunga può comportare anche una maggiore necessità di cure e assistenza di lungo periodo.

In Italia sono 12,3 milioni i caregiver non retribuiti, di cui 4,4 milioni familiari conviventi. Nel frattempo, la spesa sanitaria privata ha raggiunto circa 49 miliardi di euro, per oltre l’85% sostenuta direttamente dai cittadini. Numeri che mostrano come il cambiamento demografico abbia ricadute non solo sulla sostenibilità del sistema pubblico, ma anche sui bilanci familiari e sulla qualità della vita di chi presta assistenza. In questo scenario acquistano importanza gli strumenti di protezione privata, dalla previdenza complementare alle coperture sanitarie, fino alle soluzioni per la non autosufficienza e la Long Term Care.

Generali, 14 miliardi di raccolta premi nel primo semestre 2026

Per Generali la risposta passa da un’offerta che integra previdenza, protezione, salute e assistenza. Il gruppo conta oggi circa 11 milioni di clienti in Italia, assicura una famiglia su tre e una impresa su quattro e gestisce circa 40 miliardi di euro di masse previdenziali.

Nel 2025 gli asset under management nei Fondi Pensione hanno raggiunto 4 miliardi di euro. Sul fronte sanitario, la compagnia dispone di un network di circa 15mila strutture convenzionate. Particolarmente rilevante è il comparto della Long Term Care, nel quale Generali dichiara una quota di mercato di circa il 50%, con una raccolta premi cresciuta di oltre il 60% nel 2025.

Dopo i quasi 31 miliardi di euro di raccolta premi registrati nel 2025 e oltre 170 miliardi di risparmi e investimenti gestiti per gli assicurati, Generali Country Italia ha raggiunto circa 14 miliardi di euro di raccolta premi nel primo semestre 2026. La componente Protection è cresciuta del 14%, mentre il business Salute nel comparto Danni ha raggiunto 1,02 miliardi di euro, con un incremento del 9%.

Fancel: “La longevità rende necessario ripensare la protezione”

“La longevità è una delle più grandi conquiste della nostra società e rende necessario ripensare il concetto stesso di protezione”, ha detto Giancarlo Fancel, country manager e ceo di Generali Italia. “Si tratta di accompagnare le persone lungo tutto l’arco della vita, integrando prevenzione, salute, assistenza e sicurezza economica. Consapevoli della nostra responsabilità di primo assicuratore del Paese, siamo un operatore capace di rispondere ai bisogni che cambiano mettendo a disposizione solidità, competenze e innovazione”.

Secondo Fancel, la sfida non può essere affrontata soltanto dal settore assicurativo: “Insieme alle istituzioni e agli attori sociali, vogliamo contribuire a costruire un modello più sostenibile e inclusivo trasformando la longevità in un’opportunità di crescita, benessere e sviluppo per l’Italia”.

Oddone (Alleanza): “Proteggersi prima è necessario”

Tra i rischi legati all’allungamento della vita c’è anche la non autosufficienza, per la quale prepararsi in anticipo può fare la differenza sia per le persone coinvolte sia per le loro famiglie. “Affrontare il tema della non autosufficienza nel momento in cui si verifica è forse un po’ troppo tardi. Quindi iniziare prima, preoccuparsi prima, proteggersi prima è esattamente quello che bisogna fare: cominciare a creare cultura tra i cittadini, all’interno della nostra comunità italiana”, ha sottolineato Marco Oddone, amministratore delegato e direttore generale di Alleanza Assicurazioni, intervenuto al Longevity Day.

Anticipare le scelte di protezione può rendere più sostenibile anche l’impegno economico. “Quando si parte per tempo, l’impegno economico è anche adeguato alle tasche delle persone”, ha spiegato Oddone, richiamando l’importanza dell’educazione finanziaria e della consulenza.

“Serve un consulente preparato che spieghi come funzionano questi prodotti, ma soprattutto che spieghi come gestire le proprie finanze”, ha aggiunto, citando anche il progetto Edufin della Fondazione Alleanza. L’obiettivo è aiutare i cittadini a gestire meglio le proprie risorse: “Nonostante la nostra capacità di risparmio e i nostri capitali, non siamo tra i primi Paesi in Europa e nel mondo in termini di capacità di gestirli”.

Il nodo dei professionisti della cura

L’aumento della popolazione anziana pone infine una domanda altrettanto concreta: chi si occuperà di assistere una società sempre più anziana? Accanto alla sostenibilità economica e alla protezione delle famiglie, cresce infatti la necessità di formare professionisti in grado di rispondere alla domanda di assistenza.

Generali interviene anche sul versante sociale attraverso The Human Safety Net, la fondazione del gruppo. Il progetto Professionisti della Salute punta a formare caregiver e Operatori Socio Sanitari e a favorire l’inserimento lavorativo, in particolare di migranti e rifugiati. Finora, secondo i dati forniti dalla fondazione, oltre 350 persone hanno completato percorsi in grado di aprire nuove prospettive professionali. Dal 2026 il progetto è stato esteso a nuove aree e a un numero maggiore di beneficiari.

La sfida, dunque, non riguarda soltanto l’aumento dell’età media. In una società con meno persone in età lavorativa e più anziani, occorre affrontare la sostenibilità delle pensioni, la gestione dei costi della salute e della non autosufficienza, ma anche la capacità di garantire assistenza e autonomia. Previdenza complementare, assicurazioni e welfare integrativo possono avere un ruolo crescente, insieme all’educazione finanziaria e alla formazione dei professionisti della cura, per fare in modo che vivere più a lungo significhi anche vivere meglio.

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